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Denuncia l’assenza dalla politica di una parte attiva per una gestione intelligente delle criticità, che favorisca una visione almeno “non sfiduciata” verso il futuro.

‘Invece anche la politica pare tesa a far proliferare sfiducia, rassegnazione, fuga dalla responsabilità, se non addirittura odio e desiderio di prevaricazione. Prevale l’azione “contro” anziché “per”. Luigi Dalla Via, 59 anni, ex sindaco di Schio, nonostante abbia abbandonato il ruolo di amministratore, non ha smesso di interessarsi della politica e molti colleghi rimpiangono il ruolo che ha avuto nell’Alto Vicentino, dove era il ‘papà’ di tutti, aveva una parola per chiunque si rivolgesse a lui e al quale non negava mai un consiglio, animato da quel senso pratico, che lo faceva amare anche dai colleghi con i quali non condivideva le stesse idee. Un uomo a cui non piaceva apparire, ma che alle sagre di paese,preferiva il lavoro in comune, chiuso in ufficio a far quadrare i conti o a risolvere i disagi degli ‘ultimi’.

Parlare con lui è bello come quando ti accoglieva nel suo ufficio in Comune. Con quel sorriso semplice e genuino che non ha abbandonato nemmeno adesso che fa tutt’altro nella vita. Luigi Dalla Via, infatti, è ritornato a fare il dipendente di una ditta industriale. Ma la politica rimane la sua passione e lo addolora percepire quel sentimento, che anima anche a livello internazionale cittadini che hanno coltivato un sentimento di rinnegazione di quanto invece, sarebbe sano imparare a percepire diversamente.

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Dalla Via, siamo nell’occhio dell’antipolitica?

“Antipolitica è un termine che non mi piace. Penso che anche l’antipolitica sia politica. Pensiamo a Salvini da noi o a Trump negli Usa, è politica. E’ politica particolare perché raccoglie voti contro l’establishment salvo fare parte per provenienza dello stesso establishment come nel caso americano. E’ una politica diversa, che non condivido, perché di fronte alle grandi difficoltà le soluzioni non sono le divisioni o agire contro, le soluzioni sono le vie di apertura all’altro lavorando “per””.

E M5s?

E’ una realtà che giudico interessante perché ha fatto avvicinare al mondo della politica, grazie alla rete, persone anche giovani che ne erano lontane, che non si interessavano. C’è stata una ventata di novità. C’è stato anche un ’errore iniziale, a mio parere, ossia quello di ritenersi e proclamarsi “diversi”. L’approccio corretto è quello di “cercare di essere diversi”.

Veniamo a Dalla Via politico e amministratore, un percorso pluriennale. Si può sintetizzare?

“Ho svolto 33 anni di impegno politico amministrativo, come consigliere comunale, di cui 31 anni in giunta come assessore (sport, decentramento, sociale, commercio, economia, lavoro, ambiente, lavori pubblici, vicesindaco) e 10 anni come sindaco”.

Da dove è partita l’opzione impegno politico? C’era un sogno?

“Non avevo un sogno particolare, perché il mio percorso, che poi si è rivelato nel tempo così lungo e impegnativo, è iniziato quasi senza cercarlo. E’ stato una serie di cose arrivate raramente cercate. Dopo il diploma, a 19 anni, partecipavo alle assemblee studentesche, ma non ero mai protagonista. Poi c’è stato un vuoto tra la scuola e l’inizio del lavoro, davo una mano a mio padre a casa. Lo studio per me era molto importante, ma ho deciso di non andare all’università. Ad un certo punto ho iniziato a partecipare ad un gruppo della Coldiretti chiamato 3P (1977) e ho iniziato a lavorare nel quartiere e in particolare nella sezione DC di Giavenale. Dopo un po’ nel 1980 mi è stato chiesto di propormi come giovane. Avevo tempo e mi dedicavo molto. E così sono stato eletto, anche con sorpresa. La motivazione era molto pratica, mi interessava capire le cose, analizzare i documenti amministrativi, capire la città.

Quindi è stato questo lo spunto inziale …

“Non solo. In quegli anni si faceva molta formazione sia come partito e 3P sia come Diocesi a cui ero collegato per lo studio della dottrina sociale della Chiesa.

Negli anni mi rendevo conto che quello che avevi raccolto era sedimentato nel cuore che poi era utilissimo come guida nei vari processi politici e amministrativi. Ma anche nel tessere le relazioni, cosa che mi piaceva tantissimo. Dopo diversi anni mi sono reso conto dell’importanza di quanto maturato nella formazione”.

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Dalla Via, meglio impegnarsi nei partiti o nell’amministrare la cosa pubblica?

“Un tempo politica di partito e amministrazione erano molto legate. Però sono oggi 35 anni di cambiamento epocale tuttora in corso. Il partito (la DC, ndr) era organizzato e basato sui quartieri mentre nel tempo i partiti sono divenuti più piccoli con un coinvolgimento molto diverso. L’elezione diretta del sindaco ha cambiato molto togliendo molto alle decisioni partitiche e affidando ai cittadini la responsabilità d scegliere la guida. Pur tuttavia non vedo una grande contrapposizione tra vita amministrativa e vita di partito. La cosa che funziona non dipende da uno solo, ma è sempre un lavoro di gruppo. Il gruppo è determinante. E’ questa una caratteristica che considero basilare nella esperienza che ho vissuto in prima persona e insieme a tanti altri”.

Il partito può essere di ostacolo o assumere ruoli invasivi nelle scelte amministrative?

“Non ho particolari ricordi che il partito abbia imposto cose non condivisibili rispetto a scelte amministrative. L’esperienza amministrativa è meravigliosa perché ti consente di costruire cose importanti sia fisiche che progettuali, per la città.

Costruire la città è stata la sfida. Parlo di un trentennio magico nel vivere certe esperienze con certi compagni di strada, tutti di eccellenza. Da qui i ricordi di un lavoro continuo, graduale di crescita verso l’efficienza e di crescita come gruppo e come comunità. Oggi me ne rendo conto di più girando per Schio e osservandola da vari punti di vista, libero da responsabilità politiche e amministrative, ma consapevole di aver fatto la mia parte”.

Che politica richiama il mondo di oggi?

“Il mondo oggi è molto cambiato. E’ un mondo complesso che richiede risposte complesse. Le risposte complesse è difficilissimo confezionarle e comunicarle. Oggi c’è meno dialogo diretto mentre tante cose importanti sono demandate a strumenti tecnologici. Oggi c’è anche difficoltà di leadership a tutti i livelli. C’è quindi difficoltà a dare risposte veloci a cambiamenti veloci. Scattano così tante paure che sono comprensibilissimi, ma portano a chiudersi. Questo, in prospettiva, non è una via d’uscita, una soluzione. La via d’uscita non è fare emergere gli individualismi o i nazionalismi. Non è tornare indietro, anche se ci fossero dei vantaggi a prima vista. La via d’uscita è trovare nuove strade, senza i muri, ma cercando accordi e punti in comune. Serve la vera politica, quella che trova l’interesse comune.

dalla via3Possiamo fare l’esempio dell’Europa, manca la politica vera, esiste soprattutto l’euro. Del resto se guardiamo a chi difende oggi l’Europa, vediamo che non è un leader politico, ma il governatore della BCE. E’ la finanza che governa sotto tutti i punti di vista. Manca la politica con l’iniziale maiuscola. Per esempio, in Veneto, occorre salvaguardare le radici storiche, l’identità veneta, ma occorre andare oltre le radici come l’albero che ha ramificazioni verso l’alto, così dà i frutti”.

E la comunità?

Il termine comunità è stato dimenticato. Capacità della politica non è solo saper mediare, ma fare anche sintesi delle esigenze dei singoli rapportate alle esigenze della comunità. Oggi si risponde a singoli bisogni, a singole persone o categorie. Invece il bene comune è quello che riguarda la comunità, intesa come quel qualcosa in più della somma delle singole persone. E’ compito della politica cogliere i vari spunti”.

E la politica ce la farà?

“Oggi questa impostazione è ancora attuale, anche se è molto più complicato. Infatti la politica da sola non riesce a uscirne. Serve fare cerchio con la cultura, con le scuole, con l’economia, con la mentalità delle famiglie. Oggi non vedo una soluzione, anche nel prepolitico. Si tratta di lavorare nel piccolo, nel locale, nel lavoro, cercando di fare qualcosa che va in questa direzione. Non vedo che ci siano – anche a livello mondiale, europeo – segnali o indicazioni. In questa incertezza io mi rifaccio all’Universo. Quanto grande è l’Universo? E quanto piccola è la Terra? Dovremmo avere più coscienza del fatto che la nostra vicenda personale non è isolata e sganciata da tutto il resto. Va bene essere idealisti, ma serve guardare a quello che ci accade qui come a quello che accade a Parigi o molto più lontano. In altri termini, la cosa che vedo più difficile e carente oggi è la progettualità, sia per il mondo sia per le piccole comunità”.

Un tempo c’era un libro dei sogni?

Certamente sì. Mettersi al servizio, fare proposte o fare delle attività, si deve fare sempre con grande umiltà, ma anche con grande capacità di ascoltare i cittadini, arrivando a proposte e scelte che siano sintesi di istanze che divengono collettive e non scelte in risposta a singole istanze. Il fatto è che il consenso della gente arriva più facilmente dalle risposte ai singoli più che dal progetto, ma la responsabilità politica di un amministratore è dare senso alla progettualità oltre che alle risposte ai singoli.

Com’è oggi Dalla Via?

“Come un tempo. Tendo a vedere la parte costruttiva, più che a vedere la parte che si contrappone. Sono per tessere, per mettere insieme questioni complesse, persone distanti. Non sono per dividere. Inoltre, se una persona assume un ruolo istituzionale e divide si prende una responsabilità terribile. Una comunità divisa non è mai una cosa buona”.

Pare che oggi vincano i sostenitori dei mal di pancia …

“Oggi ancor di più non c’è bisogno di persone che spingono sui mal di pancia, ma di persone che desiderano costruire ponti di dialogo”.

Dalla Via il ricordo gioioso di due cose che sono state fatte a Schio…

“Beh a caldo dico un’opera fisica importante come il restauro del Teatro Civico e Il percorso di anni, cui tengo tantissimo, per l’abbattimento di una barriera di odio che ha lacerato la città, grazie al patto di concordia civica che ha portato alla recente storica stretta di mano tra i due ultimi testimoni.

Gianni Faccin

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