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Siamo stati avvertiti più volte dal presidente della Repubblica Federale della Nigeria, l’ex generale Muhammadu Buhari, che da anni non fa che ripetere, inascoltato: “Non date asilo ai nigeriani: da noi scappano delinquenti”. E da anni, infatti, nella nostra povera Italia, bande ben organizzate di nigeriani imperversano giornalmente seminando in giro droga e terrore sia tra gli italiani, sia tra le proprie donne (anche minorenni), portate nella nostra patria proprio per costringerle a prostituirsi, ma di tutto ciò la maggior parte dei media (asserviti a questa sorta di ineffabile regime) non ne parla per non fare da cassa di risonanza a tutti questi gravi fatti.

 

Perché si stia lasciando campo libero a questa mafia africana non è dato comprenderlo, ma sta di fatto che si tratta di un’organizzazione talmente pericolosa e crudele che fa apparire la mafia nostrana come una congregazione di figli di Santa Maria Concezione. Eppure l’unica preoccupazione del Governo e di una certa sinistra pare sia quella di condannare il razzismo, che sarebbe cosa buona e giusta se non fosse che proprio la modalità del loro agire suscita sentimenti razzisti negli italiani che non si sentono protetti e si sentono discriminati. Non sembra, infatti, casuale che la sinistra non abbia organizzato cortei per l’orribile morte di una ragazza, fatta a pezzi e con il cui cuore e fegato, molto probabilmente, i tre assassini hanno pasteggiato, ma, al contrario, abbia sfilato contro il razzismo, in seguito al ferimento di extracomunitari per mano di uno schizzato il cui folle intendimento era quello di vendicare così l’eccidio della ragazza di Macerata,

I tre nigeriani arrestati, non sono tre poveri innocenti vessati dalle difficoltà della vita che scappano dalla guerra per salvare la propria vita, sono tre cazzuti e ben pasciuti criminali che vivono di spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione e, dunque, perché mai ce li ritroviamo tra i piedi?

La Nigeria è un paese dove non c’è guerra e dove l’economia è in forte crescita, tanto da essere la 26° per PIL nell’economia mondiale e la prima del continente africano. Si pensi che un rapporto del febbraio 2011 di Citigroup (la più grande azienda di servizi finanziari del mondo)  ha incluso la Nigeria nel gruppo dei “Global Growth Generators” (“generatori di crescita mondiale”), ossia tra gli 11 Paesi che entro il 2050 contribuiranno maggiormente alla crescita del PIL mondiale: forse noi stiamo, nel nostro piccolo, contribuendo a questa sua crescita visto che la stiamo liberando da una bella fetta di marciume, accogliendo nel nostro paese una congerie di delinquenti che viene da noi per cercare lidi sicuri dove poter esercitare impunemente le loro attività criminali.

Sì, perché nel loro paese non si scherza con le condanne: lì ancora vige, purtroppo, la pena di morte, anche per reati per i quali da noi oggi s’infliggono un paio di anni con la condizionale, oppure si dà un buffetto sulla guancia del reo e lo si manda ai domiciliari. Entrambi gli eccessi sono da condannare, ma fatto è che la rilassatezza che ormai caratterizza il nostro sistema giudiziario, sta contribuendo a gettare l’Italia nel baratro: dicono che ciò accada perché le carceri sono stracolme e c’è da chiedersi, quindi, come mai non se ne realizzino di nuove, che costerebbe meno al nostro Paese e ai nostri cittadini rispetto ai danni prodotti da quest’uso selvaggio della “manica larga” in tema di condanne. Come se ciò non bastasse, la macchina della giustizia in Italia pare che, nella generalità, risenta del buonismo imperante che è il leitmotive del novello “politicamente corretto” che ha generato e/o è stato generato da un’errata, selvaggia, scomposta e disorganizzata politica migratoria, per cui si assiste troppo spesso all’applicazione della legge pesando le fattispecie di reato con due stadere diverse: una per gli emigranti e una per gli italiani.

Che dire, per esempio, del caso dell’extracomunitario che aggredì un vigile urbano a Firenze con una spranga e che fu rimesso in libertà, perché viveva in una casa occupata illegittimamente, per cui non poteva avere gli arresti domiciliari? Sono troppi i casi che si potrebbero citare e che ottengono come effetto proprio l’acuirsi o, addirittura, il nascere (laddove non albergava) del razzismo tra moltissimi italiani. Razzismo ancora più attizzato nel momento in cui non solo si ammettono emigranti senza che sia fatto alcun controllo sui loro precedenti penali, ma molti di loro vengono lasciati liberi di delinquere e, pur avendo ricevuto il decreto di espulsione, restano sul territorio nazionale  e ne nessuno se ne occupa o preoccupa (e nel mentre le strade delle nostre città sono sempre più stracolme di poveri italiani, senza tetto, che dormono dove capita e scavano nella spazzatura per raccattare qualcosa da mangiare, mentre vi sono extracomunitari che buttano a terra, perché non di loro gradimento, il pane e la pasta che vengono loro distribuite in vari centri).

In questi giorni è diventato virale un video nel quale il famoso criminologo e psichiatra Alessandro Meluzzi esprime il suo pensiero in merito all’assassinio di Pamela, e, tra altre calzanti considerazioni, afferma: “Io sono stupito che i grandi guru dell’antimafia (i Saviano, Caselli, Don Ciotti), che valorosamente si battono contro le vecchie mafie (Cosa nostra, la Camorra, la Ndrangheta), non siano preoccupati della mafia del futuro. Non capisco perché sia politicamente scorretto occuparsi della mafia nigeriana: perché sono africani? Perché contraddice un certo migrazionismo spinto che vuole distruggere l’Europa e l’Italia con questa terribile migrazione afro- islamica, che non è solo afro islamica, ma che è criminale e se non porremo fine a questa cosa, saremo travolti?”. Domande retoriche.

Vicky Amendolia

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