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Non c’è niente da fare, il nostro è un paese straordinario e curioso.

Per quelli che non lo sapessero, domenica scorsa, ci sono state le elezioni del consiglio provinciale.

Molti si meraviglieranno non avendo ricevuto alcuna comunicazione e non avendo visto particolari movimenti ai seggi, non almeno quelli che hanno visto in occasione del referendum di Dicembre.

La spiegazione sta nel fatto che le elezioni provinciali sono l’effetto dei risultati della politica degli ultimi 5 anni, dal Governo Monti in poi. In sostanza ci sono le elezioni, ma non si vota.

image_file_157450Il consiglio Provinciale, ente ormai inutile quanto il cric in un gommone, viene votato, si ogni due anni, ma non dai cittadini, bensì dai consiglieri comunali e dai Sindaci.

In pratica si votano tra di loro. Come? Semplice, in base alle convenienze.

Quindi come nel caso di domenica scorsa, Sindaci e consiglieri del PD che votano candidati della Lega, Sindaci e consiglieri di Forza Italia che votano candidati del NCD, Sindaci e consiglieri della Lega che votano candidati vicini a Grillo. In sostanza un megainciucio puzzolente che rende bene l’idea di quanto i rappresentanti politici, ancora una volta, tendano a fregarsene del sentimento popolare e usino il proprio ruolo a piacimento, considerandosi depositari assoluti dell’interesse personale.

Per chi non lo sapesse, i costi della Provincia, sono sostenuti dalla Regione (nel 2015 circa 41 milioni di euro) costretta a mantenere un ente di secondo livello, che non solo sarebbe dovuto essere soppresso nel 1970 ma che nel 2012 la legge Del Rio ha permesso di auto eleggersi.

Insomma la solita commedia all’italiana, pastrocchi pur di mantenere carrozzoni burocratici costosi e inutili.

voto-urna-schedeNaturalmente gli interessati (sempre i soliti) obietteranno che le provincie hanno ancora molteplici funzioni, ed in effetti è vero, hanno ancora 35 materie di cui occuparsi, con burocrazia costosa, costosa, costosa dal momento che se consideriamo quali sono le competenze esclusive, quelle in cui, né la regione né i comuni possono intervenire con leggi proprie o regolamenti, ci accorgiamo che delle 35 funzioni non ne resta probabilmente una di esclusiva competenza provinciale.

Allora, perché questa strenua difesa della poltroncina da parte dei soliti noti?

Se effettivamente la provincia poco può, essendo un ente secondario, come mai questa blindatura nella spartizione dei seggi?

Semplice, l’isterico attaccamento alla carega, magari di paglia purchè carega.

Dei nuovi volti, dei candidati giovani, di quelli che avremmo magari preferito vedere alla prova nell’amministrare un ente diverso dal comune, nessuno ha avuto il via libera dai dinosauri incrostati vecchi come il cucco.

Abbiamo salutato la rielezione di gente che fa il sindaco o il consigliere comunale o provinciale, da oltre 30 anni. Abbiamo visto gente mendicare voti in cambio di chissà cosa (forse niente o forse no) pur di non vedere a Palazzo Trissino facce nuove, abbiamo assistito a spartizioni miserevoli con inciuci senza un minimo di dignità. Insomma il teatro dei burattini, o il mercato delle vacche o semplicemente la solita politica.

Peccato, con rappresentanti dotati di onestà intellettuale e schiena dritta, avremmo potuto almeno contare le forze in campo. Certamente se non ci fossero stati consiglieri comunali e sindaci in saldo, avremmo avuto un consiglio provinciale più rappresentativo del peso politico dei vari partiti. Avere in provincia 3 consiglieri di NCD contro i 4 del PD, i 2 di Forza Italia e i 2 della Lega, è lo specchio del rispetto che gli amministratori vicentini hanno verso i loro elettori.

E’ proprio vero, la muffa è difficile da togliere.

Andrea Sperelli

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