naturale

Uno studio sulla “naturalità” degli alimenti. Lo ha realizzato, per la prima volta in assoluto, il Gruppo Hero, marchio svizzero conosciuto in tutta Europa per i suoi prodotti a base di frutta.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con due università europee e risponde finalmente alle tante domande che un consumatore attento si pone al momento dell’acquisto. Sarà davvero sano? Sarà stato trattato in qualche modo e come? Ci saranno additivi o conservanti?

“Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori” spiega Luisma Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio. Con lei hanno lavorato Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo): i tre hanno condotto “la prima revisione che identifica, analizza e integra la letteratura esistente sull’importanza attribuita dai consumatori alla naturalità del prodotto alimentare”.

ATTENZIONE ALLE MATERIE PRIME E AGLI INGREDIENTI

“Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine “naturale” condivisa a livello universale – spiegano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto alimentare come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo. Un aspetto interessante emerso dallo studio è che la percezione del consumatore del concetto di naturalità si basa maggiormente sull’assenza di caratteristiche negative (quindi ‘no conservanti’, oppure ‘no additivi’),  piuttosto che non sulla presenza di caratteristiche positive. La naturalità del cibo è un elemento di fondamentale importanza per gran parte dei consumatori e i prodotti percepiti come non-naturali corrono il rischio di restare invenduti. Una tendenza che, come confermato dallo studio, è destinata con tutta probabilità a durare per molto tempo”.

The importance of food naturalness for consumers: result of a systematic review” – questo il titolo completo in inglese della ricerca- è stato pubblicato nell’autorevole rivista scientifica peer-review Trends in Food Science and Technology e comprende la revisione di 72 studi selezionati su oltre 1000 articoli scientifici: in un periodo di vent’anni sono stati coinvolti  85.000 consumatori appartenenti a fasce di età e gruppi di estrazione socio-demografica diversi,provenienti da 32 Paesi in quattro continenti. “Una mela può essere considerata un alimento naturale. Ma cosa succederebbe se sottoponessimo la mela in questione a un processo industriale intensivo e aggiungessimo conservanti e agenti chimici? Potremmo ancora definirla naturale?” è la domanda a cui i ricercatori hanno voluto dare una risposta raccogliendo in un’unica pubblicazione tutte le informazioni a disposizione.

ANCHE IL PACKAGING E IL MARKETING AIUTANO A PERCEPIRE UN PRODOTTO COME NATURALE

Lo studio, frutto di una stretta collaborazione tra il Gruppo Hero e il mondo accademico, offre anche un’analisi su altri aspetti. I processi di produzione, ingredienti, packaging e marketing devono essere combinati in maniera sinergica per permettere ai consumatori di percepire i prodotti come naturali e simili agli alimenti tradizionali.

La percezione del consumatore rispetto alla naturalità dei nuovi prodotti alimentari o di tecnologie innovative del settore deve essere considerata fin dalle prime fasi di sviluppo di un prodotto. L’impiego di alternative ad alcuni additivi sintetici potrebbe avere delle ripercussioni sul prezzo del prodotto e sulla sua shelf-life, che potrebbe portare il consumatore a rivalutare le sue scelte – una nuova sfida per il settore. La naturalità degli alimenti appare più importante per le donne e per gli anziani. L’assunzione di cibo dei consumatori è fortemente influenzata dall’importanza attribuita alla naturalità. Ignorare il concetto di naturalità potrebbe avere un impatto molto negativo per il settore alimentare. (Agenzia Dire)

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