“Atti di indirizzo alla preintesa”. Cosa preintesa? Poi ci sarà l’intesa? Secondo me non sanno più cosa promettere per salvarsi il culo. Dopo 3.195 giorni dal referendum per l’autonomia, quasi nove anni, questi parlano ancora di pre-pre-preintese? Ma c’è ancora gente che si fa perculare da questi pagliacci leghisti venduti a Roma ladrona? Ovviamente questo sarà il cavallo di battaglia per raccattare voti alle prossime elezioni del 2027. Chi ancora crede a questi nullafacenti incapaci merita un bel ricovero con Tso”.
È questo quello che pensa Lucio Chiavegato, indipendentista convinto, che non ha mai tradito le sue idee e che nel 2014 fece ingresso con un tanko nella piazza principale di Venezia, arrivando a farsi arrestare pur di non rinunciare ai propri ideali e affermarli con forza.
Si fece la tessera dell’allora Lega Nord negli anni precedenti alla nascita del cosiddetto PDL, il partito unico del centrodestra con cui Umberto Bossi stipulò l’alleanza con Silvio Berlusconi.
“Da allora ho smesso di essere un fedele di un partito che lottava solo ed esclusivamente per le istanze del Nord, per lavoratori e imprenditori, secessionista, per la lotta alla burocrazia, antifascista, come diceva Bossi, né di destra né di sinistra. Ricordo che a sdegnarmi, in quegli anni, fu la risposta di un deputato vicentino al quale chiesi: “Ma voi non siete quelli che combattevano contro il sistema?”. Lui mi rispose: “Beh, se le poltrone le devono occupare gli altri, perché non farlo anche noi?””.
Parlare con Lucio Chiavegato, venetista doc, significa fare un tuffo nel passato e rendersi conto dell’evoluzione di una Lega che è cambiata in tutto e per tutto: dal Dna alla missione politica, fino ai principi cardine.
Chiavegato, chi sono i leghisti di oggi?
La Lega di Salvini è un distributore di poltrone e chi ci sta ancora dentro partecipa alla spartizione di queste o di un ruolo per ottenere qualcosa. Chi si iscrive ancora alla Lega o non è mai stato un vero leghista o soffre della sindrome di Stoccolma. Ha presente quando una moglie è consapevole che il marito è una testa di caz…, che l’ha tradita, ma non riesce a lasciarlo? La Lega è il Valium dei veneti e chi continua a tesserarsi o soffre di dipendenza affettiva o è in malafede.
Ci può spiegare meglio?
La Lega nasce come partito secessionista: come è possibile restare iscritti a un partito che è diventato nazionale? Ci rendiamo conto del paradosso di chi ancora esulta per le preintese di un’autonomia che non è il sogno federale per il quale ci si iscriveva alla Lega? Allora o sono da neuropsichiatria quelli che non si indignano e continuano a tifare Lega quando Luca Zaia o Alberto Stefani annunciano per la centesima volta una giornata storica, oppure sono ignoranti al punto da non rendersi conto della malafede di chi continua a prendere in giro i veneti.
Lei è un venetista vero e non ha tradito il suo ideale. Vuole spiegare a chi non sa davvero cosa significa avere questo desiderio nel cuore?
Essere autonomista significa non essere né di destra né di sinistra, ma appoggiare il governo che farà gli interessi del Nord. Le spiego meglio: in Spagna la Catalogna appoggia Sánchez perché lui fa gli interessi di quell’area. La Lega nasce con le stesse finalità: appoggiare il governo romano che avrebbe fatto gli interessi del Nord. Che fine ha fatto tutto questo? Come fanno a prenderci ancora in giro? Ecco perché mi scaldo: li vedo in TV, li vedo sui social a fare i loro interessi per ottenere qualche incarico, tradendo i principi. Lo stesso Luca Zaia disse che si sarebbe fatto arrestare per l’autonomia del Veneto…
Mi racconti qualcosa della sua storia personale…
Beh, ottenni gli onori della cronaca e ci fu la corsa alla speculazione sul caso quando, nel 2014, entrammo con il carro armato a Piazza San Marco, a Venezia. Era già accaduto nel ’97. Quando ero in galera venne Lorenzo Fontana, attuale presidente della Camera dei deputati, uno di quelli che si rifiutavano di cantare l’inno nazionale o di stare accanto a un tricolore. Ora li vediamo in TV a fare i nazionalisti, i patrioti. Mi propose una candidatura in vista delle elezioni europee. Risposi, dopo averlo ringraziato per la visita: “Con voi mai e poi mai”.
Una domanda è d’obbligo: cosa pensa dei leghisti che cambiano partito? Molti sono passati con il generale Roberto Vannacci…
Penso che siano degli opportunisti, che non siano mai stati dei leghisti veri e che ingannino il loro elettorato approfittando dell’ignoranza di gente che non fa funzionare il cervello. Ma come si fa a passare con disinvoltura da un partito come la Lega, nato contro Roma ladrona, solo ed esclusivamente per il Nord, contro il sistema della spartizione delle poltrone del potere, a entrare a farne parte? Ecco perché le dico che chi sostiene questi personaggi, che si fanno abbracciare dal generale dopo aver creduto nell’autonomia, che è l’opposto del nazionalismo di Vannacci, è da Tso. E chi gli va dietro lo è ancora di più.
Natalia Bandiera