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Dopo l’annuncio del si alla Valdastico Nord, arrivano i no: ” Fuori carte Holding Autostrade, no a paracadute finanziario”

Sulla futura holding autostradale del Veneto “siamo ancora nel campo delle pure dichiarazioni d’intenti: ad oggi non esiste nulla di scritto che permetta di esprimere valutazioni oggettive. Quello che è certo, però, è che il modello Cav non può essere replicato: gli utili generati dalle nostre autostrade devono tornare al territorio sotto forma di investimenti per la sicurezza e il completamento di quelle opere compensative che i cittadini attendono da anni”. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, ammonisce così sulla creazione della nuova Holding autostradale veneta. “Il rischio che intravediamo è che questa operazione serva solo a creare un paracadute finanziario. Gli utili derivanti da arterie stradali fondamentali non possono e non devono essere utilizzati per ripianare i debiti derivanti dalla gestione fallimentare della Pedemontana Veneta. Sarebbe un torto imperdonabile verso i veneti: quelle risorse servono per la manutenzione, per ridurre i rischi stradali e per sbloccare i cantieri delle opere accessorie, rimaste troppo a lungo chiuse nei cassetti della Regione”, afferma Manildo chiedendo al presidente Alberto Stefani “la massima trasparenza. Devono dirci chiaramente quale ruolo avrà la Pedemontana all’interno della nuova Holding. Prima di procedere, vogliamo vedere i documenti e i piani economici finanziari, non solo annunci a mezzo stampa”. Anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Andrea Micalizzi (Pd), frena: “Più che un progetto definito, quello di Salvini e Stefani sulla holding autostradale appare come l’ennesimo annuncio ad effetto, con troppi punti ancora lasciati nel vago”.

Sulla holding autostradale del Veneto “non ci sono tempi certi, non è chiarito il piano economico-finanziario, non sono definiti gli assetti, né le ricadute concrete per il territorio. Si continua a parlare al futuro, tra ‘si farà’ e ‘vedremo’, senza assumere impegni precisi e senza affrontare le criticità che da anni tengono questi progetti fermi”, dice Micalizzi. E “stupisce” che l’accelerazione sia venuta da un annuncio “fatto al Vinitaly” dal vicepremier Matteo Salvini: “Come si fa a parlare di programmazione strategica, di infrastrutture fondamentali e di investimenti tra un brindisi e l’altro? Che immagine diamo delle Istituzioni? Su questi temi servono sedi ufficiali, atti formali e confronto vero, non passerelle”. Al Vinitaly si è parlato anche di Valdastico con Salvini deciso ad accelerare incontro alle esigenze dei territori. E qui frena Avs: “La Valdastico Nord costerà, secondo le stime più aggiornate, almeno cinque miliardi di euro. Il servizio ferroviario metropolitano regionale, la metropolitana di superficie che avrebbe collegato il Veneto su rotaia, aveva un costo preventivato di 5,9 miliardi; avrebbe aumentato l’uso del treno del 74% e ridotto quello dell’auto del 7,7%. Nel 2018 Zaia lo abbandonò perché ‘troppo costoso’, quei soldi non si trovavano. Per una nuova strada, invece, si trovano sempre”, dichiara Carlo Cunegato, capogruppo di AVs in Regione. Il Veneto “è la seconda regione più cementificata d’Italia e questa classe dirigente continua a investire sulla gomma, mentre i veneti si spostano su ferrovie ottocentesche. Per andare da Schio a Vicenza, 30 chilometri, ci vogliono 53 minuti e si viaggia ancora sui treni a gasolio”, e dunque Avs “si opporrà alla Valdastico Nord e continuerà a battersi per una mobilità veneta degna del 21esimo secolo, con più ferro e meno asfalto”.

 

Infrastrutture. Intesa Salvini-Fugatti-Stefani su Valdastico Nord e Holding Autostradale

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