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Finozzi spunta, e rispunta, a Posina accanto a Cecchellero

Andare per i sentieri di montagna, salendo, scendendo, sparendo dietro una curva. Per tornare poi puntualmente al punto di partenza. Una traiettoria che sembra essere quella di Marino Finozzi. Dopo anni trascorsi tra Regione, presidenze, commissioni e liturgie istituzionali, dopo un lungo periodo in cui pareva essersi dissolto nel sottobosco della politica veneta, eccolo riemergere. Il nuovo approdo si chiama Posina, dove Andrea Cecchellero vuole riappropriarsi della fascia da sindaco.

I due sono una coppia collaudata. Politicamente e non solo, cementata da anni di frequentazioni e percorsi condivisi e si muovono con la naturalezza di certi equilibri antichi. Senza bisogno di spiegarsi troppo. E sono soprattutto i loro nomi a emergere nella squadra che, proprio in questi giorni, Cecchellero sta presentando sui social sotto il simbolo della lista ‘Posina nel cuore’: un gruppo di uomini e donne costruito attorno alla sua candidatura e pensato per rilanciare la corsa al municipio.

Nel manifesto social del suo ritorno, Finozzi sceglie toni quasi contemplativi: radici, terra, pazienza, comunità. La narrazione di uomo che ritrova il legame con la montagna. Anche se a Posina non vive, ma ne è cittadino onorario da un decennio. Così, questo piccolo paese dell’Alto Vicentino che conta meno di 600 abitanti diventa il suo nuovo terreno d’azione politica.

Finozzi entra a Posina con il passo del veterano: lento, controllato. Quello che non ha bisogno di presentazioni, ma le ripete comunque. E il suo curriculum, in effetti, pesa. Dentro ci sono l’esperienza da vicesindaco di Thiene, quella da assessore provinciale ai lavori pubblici e alla montagna, ma soprattutto i diciassette anni trascorsi in Regione Veneto: turismo, ancora montagna, presidenza del Consiglio regionale, commissione bilancio. Una lunga permanenza nei luoghi dove si intrecciano relazioni, risorse e influenza, iniziata nel 2000 con l’elezione a consigliere regionale nelle liste della Lega Nord. Ma il legame con il movimento parte ancora prima: dal 1984 era iscritto alla Liga Veneta e possedeva la tessera numero 1. Tutto si interrompe nel 2018, quando Finozzi lascia il palazzo per dedicarsi ai propri affari.

Il messaggio che accompagna il suo ritorno è lineare: esperienza da mettere a disposizione, reti istituzionali da riattivare, capacità di stare nei tavoli che contano. “Questa esperienza mi ha permesso di conoscere i meccanismi del potere e dei finanziamenti, le leggi e le strategie necessarie per far sentire forte la voce di un piccolo Comune montano nei tavoli che contano” scrive così Finozzi sui social. La narrazione ufficiale è quella dell’uomo che cerca il contatto con la montagna. Ma l’impressione è diversa: più che un ritiro in valle, sembra l’apertura di una nuova base operativa. Perché certi politici non smettono davvero di abitare il potere: semplicemente cambiano altitudine.

Così a Posina, a sostegno di Cecchellero, la ricomparsa di Finozzi aggiunge un elemento che sa molto più di continuità che di cambiamento. Due amici di lunga data, due percorsi che tornano a intrecciarsi, due visioni che dialogano da sempre.

Tra dichiarazioni sulla “montagna laboratorio del futuro”, Finozzi nel suo impegno per Posina seguirà tre direttrici: “invertire la rotta dello spopolamento, creando le condizioni perché restare a Posina sia una scelta possibile e vantaggiosa per i giovani; valorizzare le nostre radici e i nostri prodotti, acqua, terra e accoglienza, trasformandoli in volani di economia moderna e sostenibile”, spiega infatti l’ex assessore regionale, lasciando intendere che il vero valore aggiunto della sua discesa in campo sia soprattutto la capacità di muoversi nei corridoi che contano per: “mettere la mia rete di contatti istituzionali al servizio diretto dei progetti del Comune per intercettare risorse e opportunità”.

Così Marino Finozzi riappare nel panorama politico locale con la discrezione tipica di chi, in fondo, non se n’è mai andato davvero.  Perché si sa, la politica non è una porta che si chiude. È una finestra lasciata socchiusa, abbastanza da permettere sempre un rientro.

di Redazione AltovicentinOnline

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