Ci sono montagne che sembrano eterne. E poi ci sono uomini che, con la loro tenacia, riescono a somigliare alle montagne. Un anno fa la comunità tratteneva il fiato davanti alle notizie che arrivavano dall’ospedale dopo il terribile incidente sul Pasubio. Oggi, Renato Leonardi, storico gestore del Rifugio Papa, è tornato. E’ ancora lì. Dopo aver lottato tra la vita e la morte alza le bandiere all’inizio di una nuova stagione e lancia il suo messaggio: “un’altra stagione che comincia, per me forse la più importante”.

Il 13 agosto dello scorso anno, sul massiccio del Pasubio, tutto lasciava presagire il peggio. Renato stava rientrando dal rifugio, ma durante la discesa la sua auto precipitò in una scarpata boscosa. Un incidente devastante. I soccorsi furono immediati. L’elicottero del 118 lo trasportò d’urgenza all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le condizioni apparvero subito gravissime. Ricoverato in terapia intensiva, Renato lottava tra la vita e la morte. I medici parlarono di politraumi severi, la prognosi era riservata. Attorno a lui si raccolse una comunità intera, sospesa tra la paura e la speranza. Seguirono settimane lunghissime. Poi, lentamente, il primo spiraglio e cominciava la battaglia più difficile: quella della riabilitazione.
Oggi, a distanza di quasi un anno, quella battaglia ha il sapore della vittoria. Nella fotografia che lo ritrae accanto alle bandiere, con le montagne sullo sfondo e lo sguardo rivolto avanti, non c’è soltanto l’immagine di un uomo tornato al lavoro. C’è il simbolo di una rinascita.
“Un altra stagione che comincia, per me forse la più importante. Grazie a tutti per l’affetto dimostratomi in questi mesi difficili, spero di riuscire a ricambiare il bene che mi avete donato. E adesso ‘avanti col carro’. Renato”. Con queste parole, affidate ai social, Renato ha annunciato l’inizio della nuova stagione, raccogliendo in poche ore decine di messaggi di affetto, auguri e congratulazioni da parte di amici, escursionisti e di quanti, nei mesi più difficili, hanno seguito con apprensione il suo lungo percorso di guarigione.
di Redazione AltovicentinOnline