Il Veneto è a un passo dall’intesa su quattro materie nell’ambito del percorso dell’autonomia differenziata: dopo le pre-intese e “le interlocuzioni di queste settimane con il Governo, andiamo verso la definizione di una intesa” che dovrà poi ricevere il parere della Conferenza unica Stato-Enti locali e delle Camere “per passare alla fase definitiva”. Ma il presidente del Veneto, Alberto Stefani, è più che fiducioso che tutto filerà liscio soprattutto perché evidenti sono vantaggi e benefici su cui ha voluto aggiornare oggi il Consiglio regionale. Le materie in ballo sono tre ‘non Lep’ (Protezione civile, professioni e previdenza complementare integrativa) e la “tutela della salute in coordinamento con la finanza pubblica”. Per ognuna Stefani oggi ha esposto in aula “le prospettive importanti per il nostro territorio”.
In sanità si tratta innanzitutto di “maggiori risorse soprattutto per la possibilità di impiegare i risparmi del fondo sanitario nazionale, di poterli reinvestire in Veneto; questo ci permette di sbloccare oltre 17 milioni di euro”. Poi si potrà avere “una programmazione efficiente di interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico“. Se in passato, “troppo spesso, l’assegnazione di risorse” avveniva “in maniera non conforme o in ritardo con difficoltà nella messa a terra di progetti e ammodernamenti” e il rischio di sfociare in “progetti e soluzioni anacronistiche” che “non tengono conto delle esigenze del momento”, ora si dovrebbe cambiare. Si potranno poi creare enti intermedi “soprattutto per la riorganizzazione istituzionale delle Aziende sanitarie” e enti specialistici “per materie e attività ad alta standardizzazione” come il controllo di gestione, delle risorse umane, l’aggiornamento delle necessità tecnologiche, la robotica, con “risparmi di spesa garantite a realtà regionali virtuose”.
Ancora, il Veneto potrà agire sui fondi integrativi sanitari e “questo permette di includere un plafond maggiore di risorse. Dato che il 33% dei veneti, oltre un milione, versa ai fondi sanitari integrativi”, se queste risorse potessero essere incluse “dalla facoltà di spesa sanitaria del nostro territorio” ciò “aiuterebbe la Regione a fronteggiare le spese sanitarie”.
Capitolo protezione civile: l’intesa qui porta le ordinanze in deroga, la possibilità che il presidente di Regione possa diventare commissario per le emergenze in caso di emergenze nazionali, la possibilità, “da non sottovalutare, di superare i vincoli assunzionali per il personale delle emergenze”, una contabilità dedicata e speciale per l’acquisto di mezzi e strumentazioni, una nuova contrattualistica “per permettere maggiore appetibilità” del lavoro nella Protezione civile.
Quanto alle professioni, con l’autonomia su questa materia il Veneto potrà aggiornare gli elenchi, prevederne per nuove professioni, sistemare gli oltre 20.000 operatori economici che ora non hanno una adeguata qualifica professionale, riconoscere qualifiche di altri Stati e ridurre i tempi da 180-90 giorni a 60-30 per riconoscerle; il tutto è “utile alla adesione al contesto sociale del Veneto” in maniera più rispondente alle sue caratteristiche, dice Stefani.
PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Infine, la previdenza complementare integrativa, portando al Veneto la possibilità di promuoverla, di finanziare specifici fondi (il che, data la composizione sociale del Veneto “può rappresentare qualcosa di molto importante”) e infine far acquisire alla Regione la titolarità di questa materia per i suoi dipendenti e quelli del servizio sanitario regionale.
L’ATTACCO DI CUNEGATO “SE FOSSI LEGHISTA VOTEREI CONTRO”
“Oggi la Lega saluta Vannacci ma rimane un partito nazionalista, estremista ed ultraconservatore. Ripetono lo slogan ‘autonomia subito’ dal 1989, un ‘subito’ che dura da 37 anni. Nel frattempo, quel soggetto politico ha cambiato pelle: da autonomista a indipendentista, fino alla mutazione genetica salviniana che ha espulso il Nord e trasformato la Lega in un partito vicino a Trump, Orbán e al neonazista Tommy Robinson. Hanno governato quattro volte con Berlusconi, poi con Conte, Draghi e ora con Meloni: il governo dell”autonomia subito’ ha scelto il Ponte sullo Stretto e Roma Capitale.” Così Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nel consiglio regionale del Veneto, nel suo intervento in aula dopo le comunicazioni del presidente della Giunta regionale sull’autonomia differenziata.
“La delega del 2017 prevedeva che Zaia trattasse le 23 materie per trattenere i 9 decimi delle tasse. Ebbene, quella trattativa è fallita. Oggi il presidente Stefani ha chiesto al consiglio regionale il mandato per firmare un’intesa su quattro materie, rivendicando 17 milioni che il Veneto potrebbe ricavare per la sanità: lo 0,14% della spesa sanitaria regionale, meno dello 0,1% del bilancio. Briciole, altro che il 90% delle tasse dei veneti! Se fossi un consigliere della Lega, voterei contro: non si può votare la delega a Zaia del 2017, che chiedeva tutto, e votare anche questa, che si accontenta del nulla,” ha aggiunto Cunegato.
“La Lega è autonomista col potere degli altri: lo è quando si tratta di chiedere potere a Roma (anche se ha sempre fallito), ma è centralista quando si tratta di togliere potere ai territori. Lo vediamo nella sanità, con il passaggio da 36 Ulss a 21, poi a 9 con Azienda Zero. In realtà quello della Lega è un centralismo veneziano: da quando governano loro, sindaci e territori contano sempre meno. Infine, il metodo. La maggioranza ci ha consegnato la mozione mentre entravamo in aula, chiedendoci di votare senza il tempo necessario per leggere, studiare, emendare. Avevamo chiesto di discuterla tra una settimana, per serietà e rispetto delle istituzioni. La maggioranza ha detto no. È un modo di procedere che non condividiamo e che non rispetta il ruolo del consiglio,” ha concluso.
di Redazione AltovicentinOnline
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