Resistere Veneto ha presentato una proposta di legge di iniziativa regionale per “tutelare il diritto dei cittadini” a pagare con denaro contante. L’idea è di integrare l’articolo 1277 del Codice Civile, “sancendo come principio generale che il pagamento in moneta legale non possa essere rifiutato né di fatto precluso da vincoli contrattuali o commerciali”, spiega il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) aggiungendo che “la proposta muove da una premessa giuridica netta: il contante è moneta avente corso legale, e la sua compressione sistematica rischia di ledere diritti costituzionalmente garantiti. Il riferimento è all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica, all’articolo 47 sulla tutela del risparmio e all’articolo 3 sull’uguaglianza sostanziale, in particolare a danno delle fasce di popolazione più vulnerabili e meno attive nelle operazioni o pratiche attraverso i dispositivi tecnologici”.
“Il messaggio politico è esplicito- puntualizza Lovat- la transizione digitale nei pagamenti deve essere inclusiva e non coercitiva. Spingere i cittadini verso l’uso esclusivo di strumenti elettronici equivale a una forma surrettizia di obbligo non sancito da alcuna legge. Inoltre, i continui blackout che si sono verificati negli ultimi tempi, non solo in Italia, producono tra l’altro disorientamento tra la gente che viene a trovarsi, improvvisamente, anche senza la capacità di poter acquistare cibo o altri generi necessari. La tutela della libertà individuale passa anche attraverso la possibilità di poter disporre del proprio denaro senza intermediari anonimi, lontani e spesso fisicamente e tecnologicamente irraggiungibili”. Già nel 2024 Lovat depositò in Parlamento 53.000 firme a sostegno di un’iniziativa di legge popolare che suscitò interesse anche in Svizzera. “In Svizzera hanno indetto un referendum e ora hanno anche la legge costituzionale, perché il loro sistema decentrato è molto più efficiente e democratico del nostro centralista. Da noi, infatti, siamo ancora in alto mare e per fare una riforma ci mettiamo anni, se ci riusciamo”, rileva infine il consigliere regionale.