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Edilizia. In Veneto oltre la metà della forza lavoro è straniera e la sicurezza diventa anche una questione culturale

Negli ultimi anni il volto dei cantieri del Veneto – e più in generale dell’edilizia italiana – sta cambiando profondamente. Oggi più della metà degli operai che lavorano nelle imprese edili artigiane della regione sono stranieri, e in molte aree la manodopera immigrata è ormai la componente prevalente delle squadre di lavoro. La trasformazione è tale che anche la formazione sulla sicurezza sta assumendo una nuova direzione: quella della mediazione linguistica e culturale.

La nascita del “mediatore per la sicurezza”

Formedil Veneto, l’ente bilaterale per la formazione e la sicurezza in edilizia, ha introdotto per la prima volta una figura innovativa: il mediatore culturale per la sicurezza. Si tratta di facilitatori linguistici che affiancano i docenti nei corsi di formazione, con l’obiettivo di rendere realmente comprensibili regole, rischi e procedure ai lavoratori stranieri.

Questa novità è stata riconosciuta ufficialmente nel nuovo Contratto Collettivo Regionale dell’Edilizia Artigiana e PMI del Veneto 2026‑2028, siglato a febbraio 2026 da Confartigianato Imprese Veneto insieme a Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. L’accordo, che riguarda oltre 5.000 imprese e 18.000 lavoratori, prevede più risorse per formazione, sicurezza e integrazione, oltre a incentivi economici per le aziende che investono in queste aree .

I numeri di una manodopera sempre più multiculturale

Secondo Unioncamere, a livello nazionale le assunzioni di cittadini stranieri nel 2025 hanno sfiorato quota 1 milione e 360 mila, pari al 23% del totale: un nuovo assunto su quattro non è italiano. In Veneto la presenza è ancora più marcata. Nel comparto edile artigiano e delle PMI, gli stranieri rappresentano oltre il 55% dei lavoratori e in alcune province – come Treviso e Padova – superano le due terze parti della forza lavoro.

La stessa tendenza si osserva anche tra gli imprenditori: il 31% delle imprese edili venete è guidato da cittadini nati all’estero, spesso ex muratori diventati titolari di microimprese o ditte familiari.

La formazione cambia lingua e metodo

La crescita di operai provenienti da paesi come Marocco, Albania, Romania, Pakistan e Bangladesh sta rendendo indispensabile non solo tradurre le lezioni, ma adattare la didattica alla diversità culturale. Lo dimostra anche il progetto Sicurform Veneto, che nel 2025 ha concluso il primo corso di “Piccole manutenzioni in ambito edile” rivolto a 14 richiedenti asilo ospitati a Oderzo (Treviso). Il percorso ha unito tecnica e sicurezza sul lavoro, fornendo ai partecipanti attestati validi per l’accesso ai cantieri e dotazioni di protezione individuale . Più sicurezza, più integrazione

Il Veneto sta dunque sperimentando un modello che unisce politiche formative, contrattuali e sociali. Da un lato, il nuovo CCRL introduce norme e premi legati alla sicurezza; dall’altro, progetti come quelli di Formedil e Sicurform aiutano i lavoratori stranieri a comprendere diritti, doveri e comportamenti sicuri in cantiere.

La presenza del mediatore culturale per la sicurezza – figura in linea anche con il Registro Regionale dei Mediatori Culturali istituito dalla Regione con la Legge n. 3/2024  – segna un passaggio cruciale: non solo per ridurre gli infortuni, ma per costruire un linguaggio comune tra imprese e lavoratori provenienti da tutto il mondo.

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