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Fine vita, l’attacco del vannacciano veneto a Zaia e Marina Berlusconi: «Un asse liberal sui diritti, ma la libertà non diventi pressione verso la morte»

“La battaglia che Luca Zaia sta portando avanti sul fine vita viene presentata come una battaglia di libertà, autodeterminazione e dignità. Ma siamo sicuri che, una volta aperta questa porta, la libertà rimanga davvero tale per tutti?”. Sono le parole del consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Gruppo misto – Futuro Nazionale) che puntualizza: “Il Canada dovrebbe farci riflettere seriamente. La morte medicalmente assistita rappresenta una quota sempre più significativa dei decessi nel Paese e sono emersi casi che pongono interrogativi inquietanti sulla tutela delle persone più fragili. È stato sollevato anche il problema di persone anziane o malate che, dopo aver preso in considerazione la morte medicalmente assistita, hanno cambiato idea e delle possibili influenze esterne che possono condizionare decisioni così delicate. Questo dovrebbe bastare per porci una domanda fondamentale: quanto è veramente libera una scelta quando una persona è anziana, malata, fragile o dipendente dagli altri? E soprattutto: quanto è libera una scelta quando l’alternativa – cure, assistenza, accompagnamento, strutture adeguate – può essere molto più costosa e difficile da garantire? È questo il punto che nessuno vuole affrontare fino in fondo. Non basta pronunciare le parole “libera scelta” per rendere automaticamente libera una decisione. Se una persona si sente un peso per la famiglia, se chi la assiste è esausto, se le cure diventano sempre più costose e se lo Stato non riesce a garantire adeguatamente l’assistenza, il rischio è che quella che viene chiamata libertà possa trasformarsi in una pressione silenziosa verso la morte”.

“E allora – prosegue Valdegamberi – dobbiamo stare attenti all’inganno. Il rischio vero è che, dietro la retorica della libertà, si finisca per considerare la morte una soluzione anche al problema dei costi sociali e sanitari. Il debito pubblico cresce, la popolazione invecchia, le malattie croniche aumentano e curare e assistere le persone costa. Proprio per questo dobbiamo impedire che, domani, qualcuno possa anche soltanto pensare che sia economicamente più conveniente accompagnare una persona verso la morte anziché garantirle cure e assistenza. Si parte dai casi limite, quelli che suscitano compassione e paura. Si apre una porta in nome della libertà e della dignità. Poi, una volta aperta, il rischio è che i confini vengano progressivamente ampliati. È questo il precedente che dobbiamo evitare in Italia”.

“C’è poi un elemento politico – continua il consigliere – che non possiamo ignorare: Marina Berlusconi, insieme a Stefania Craxi, ha contribuito ad accentuare nell’area di Forza Italia una linea sempre più liberal sui diritti civili, sulle libertà individuali e sui temi etici. Una linea che, su alcune questioni, finisce per incontrare quella sostenuta da Luca Zaia. E così emerge una convergenza politica e culturale che dovrebbe far riflettere: da una parte la nuova sensibilità liberal e arcobaleno che si rafforza nell’area berlusconiana, dall’altra il “leghismo arcobaleno” di Zaia, sempre più vicino a quelle battaglie sui diritti individuali che un tempo sembravano appartenere ad altri schieramenti. È una convergenza che non possiamo ignorare, soprattutto quando riguarda una materia delicatissima come il fine vita. Non basta chiamare tutto “libertà” per dimostrare che quella libertà sia realmente garantita”.

“Caro Luca – conclude Valdegamberi – possiamo avere opinioni diverse sul fine vita, ma una cosa dovrebbe unirci: lo Stato deve stare dalla parte della vita fragile, non dalla parte della soluzione più facile. Le nostre battaglie dovrebbero essere per curare le persone, non per ammazzarle. Dobbiamo investire in cure palliative, assistenza domiciliare, sostegno alle famiglie, strutture per gli anziani e aiuti concreti a chi assiste un malato. Se l’alternativa alla morte è una vita senza cure, senza assistenza e senza sostegno, quella non è piena libertà: è il rischio di una scelta determinata dalla disperazione. La vera libertà non è scegliere tra la sofferenza e la morte. La vera libertà è togliere la sofferenza senza sopprimere la vita. Il paradosso è che ci sono progetti di legge miei che servono a migliorare la vita per gli anziani e i disabili, aiutando le loro famiglie, fermi da mesi in commissione mentre la preoccupazione maggiore sembra quella di come far morire le persone”.

comunicato stampa

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