Mentre il centrodestra veneto celebra l’accordo per garantire i medici di medicina generale nelle Case di Comunità, da Vicenza i sindacati dei camici bianchi ospedalieri segnalano che c’è più di un problema da risolvere. I medici ospedalieri si sentono “penalizzati” nelle Case della Comunità, lamentano “mancato coinvolgimento e carichi di lavoro poco sostenibili”, avvisano Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Aaroi-Emac, Fassid, Coas, Fvm e Fp-Cgil dopo l’assemblea unitaria intersindacale della dirigenza sanitaria dell’Ulss 8 “Berica”, dedicata appunto all’impiego degli specialisti ospedalieri nelle nascenti Case della Comunità. Una assemblea segnatga da un “clima di forte preoccupazione presente all’interno dell’Azienda”. Dal confronto, fanno sapere i sindacati in una nota congiunta, “è emersa una criticità centrale: la carenza di informazione, trasparenza e coinvolgimento da parte dell’amministrazione aziendale. I professionisti lamentano l’assenza di un quadro chiaro sui piani organizzativi e sulle concrete modalità di impiego degli specialisti ospedalieri nelle Case della Comunità”. Il coinvolgimento dei medici ospedalieri “appare tardivo e non adeguatamente programmato, più legato all’urgenza di rispettare le scadenze del Pnrr che a una reale visione strategica”. Dicono i rappresentanti sindacali: “Si utilizza la pressione sui dipendenti come ultima soluzione, senza una chiara progettualità sul ruolo specifico del medico specialista ospedaliero nei percorsi di cura e prevenzione previsti dal DM 77”. L’assemblea ha espresso poi “forte apprensione per le modalità di ingaggio ipotizzate, ritenute non coerenti con il quadro contrattuale vigente”.
La presenza degli specialisti ospedalieri nelle Case della Comunità, sottolineano i medici, “deve fondarsi sul principio della volontarietà, all’interno di una programmazione condivisa e sostenuta da adeguate risorse. In un contesto già segnato da carenza di organico e dall’impegno per l’abbattimento delle liste d’attesa, non è possibile attribuire ulteriori carichi di lavoro senza prevedere assunzioni, investimenti mirati e misure organizzative idonee a garantire la continuità dell’attività ospedaliera”. I professionisti chiedono pertanto un confronto sulla riorganizzazione territoriale prevista dal DM 77, “valorizzando il contributo di chi opera quotidianamente nei servizi e garantendo un’effettiva integrazione tra ospedale, territorio, medici di medicina generale ed équipe multidisciplinari”. Le preoccupazioni espresse riguardano non solo le ricadute sull’organizzazione ospedaliera, ma anche la qualità dei percorsi assistenziali rivolti ai cittadini che accederanno alle Case della Comunità. “L’integrazione tra le diverse figure professionali deve essere costruita senza tensioni o divisioni, mantenendo al centro il paziente acuto e cronico”, mentre secondo le sigle sindacali, l’attuale strategia aziendale rischia di “compromettere una riforma che dovrebbe rappresentare un’opportunità di integrazione tra ospedale e territorio”. Le organizzazioni sindacali, forti del mandato ricevuto dall’assemblea, chiedono quindi “un’immediata inversione di rotta, sia nel metodo sia nel merito, e l’apertura urgente di un tavolo di confronto per tutelare la dignità del lavoro medico e garantire la qualità dei servizi ai cittadini”. I sindacati si riservano inoltre di valutare “ogni forma di tutela e mobilitazione eventualmente necessaria”.