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Industria Vicentina, congiuntura IV trimestre 2025: produzione ancora leggermente negativa (-0,2%), ma l’export extra UE segna un +5,4%

 

La Presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello: “Risultato di grande rilievo che consolida il trend positivo e lo rafforza con ulteriore slancio. In questo quadro, incomprensibile stop al Mercosur. Bene invece il decreto energia. Attendiamo i decreti attuativi dell’Iperammortamento”

QUADRO GENERALE E ANDAMENTO DELLA PRODUZIONE

L’analisi congiunturale del territorio vicentino, nel quarto trimestre 2025, delinea uno scenario caratterizzato ancora da stagnazione economica. Tuttavia, si evidenziano attenuazioni nelle variazioni negative dei principali indicatori economici, sia nella comparazione trimestrale che nell’analisi tendenziale. Il comparto dell’export costituisce l’elemento di maggior dinamismo, seppur contenuto, mantenendosi su valori positivi.

Lo avevamo anticipato con i dati del trimestre precedente e oggi lo confermiamo: stiamo finalmente vedendo un rallentamento della fase negativa – afferma la Presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello -. Si intravedono segnali che indicano una maggiore stabilizzazione e una capacità del sistema vicentino di reggere l’urto, senza perdere identità e competenze.”

Nel dettaglio, i risultati della 170ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza, condotta su un campione rappresentativo di imprese associate appartenenti a diversi comparti e classi dimensionali, evidenziano per la produzione manifatturiera una flessione dello 0,2% (-0,63% nel trimestre precedente e -2,4% nel corrispondente periodo 2024).

L’analisi qualitativa rivela che il 32% delle imprese registra un incremento dei livelli produttivi (30% nel trimestre precedente, 31% nel 2024), mentre il 33% segnala contrazioni (36% nel secondo trimestre, 43% un anno prima). Il saldo di opinione risulta pari a -1, in miglioramento rispetto al trimestre precedente.

ANDAMENTO DELLE VENDITE: DOMANDA INTERNA ED ESTERA

Nel territorio provinciale, il mercato domestico evidenzia una sostanziale stabilità delle vendite con una variazione del -0,2% (-1,4% nel trimestre precedente; -1,87% nel terzo trimestre 2024). Le esportazioni verso l’Unione Europea mantengono un andamento stabile (-0,5% nel terzo trimestre 2025, -0,4% nel quarto trimestre 2024).

Il principale elemento di dinamicità è rappresentato dalle vendite verso i mercati extra-UE, che registrano una crescita del 5,4%, evidenziando un ulteriore recupero sia rispetto al trimestre precedente (+1,1%), sia rispetto al corrispondente periodo 2024 (+4,6%).

Quello dell’export extra EU è un risultato di grande rilievo, soprattutto perché si innesta su un periodo che nel 2024 era già in forte espansione. È un segnale di vitalità straordinaria del nostro sistema produttivo, che non solo consolida il trend positivo, ma lo rafforza con ulteriore slancio. C’è un messaggio chiaro, ormai consolidato, che arriva dal mercato: le aziende che oggi stanno performando meglio sono quelle che cercano opportunità fuori dai confini tradizionali, diversificano clienti e geografie, presidiano filiere e competenze. Come Confindustria Vicenza continueremo quindi a spingere con azioni operative su internazionalizzazione, supporto commerciale e crescita dimensionale, perché in questa fase la differenza la fa la capacità di essere presenti dove si decide, dove si compra e dove si investe. Proprio per questo rimane incomprensibile lo stop all’accordo sul Mercosur, con il voto decisivo arrivato proprio da rappresentanti italiani a Bruxelles”.

OCCUPAZIONE

Il mercato del lavoro manifesta ancora una contrazione contenuta: nel quarto trimestre 2025 l’occupazione registra una flessione dell’1% (analoga al corrispondente periodo 2024, -0,7% nel terzo trimestre 2025).

Questo è il momento della lucidità e della responsabilità, se vogliamo che il 2026 segni davvero un cambio di passo – conclude Barbara Beltrame Giacomello –. Non possiamo limitarci a confidare nella sola capacità di resistere. Occorrono condizioni strutturali che aiutino le imprese ad investire, innovare e competere: certezza normativa, semplificazione amministrativa, rapidità decisionale, infrastrutture adeguate, costi energetici e fiscali sostenibili. Le imprese stanno già facendo la loro parte. Una strategia industriale credibile e coerente è fondamentale per non incorrere nel rischio di una prolungata fase di stagnazione e per dare al Paese crescita, sviluppo e visione di lungo periodo.

In questo senso, il decreto energia rappresenta un segnale concreto di attenzione verso il sistema produttivo. Il tema del costo dell’energia resta centrale per la competitività delle nostre imprese, in particolare per il manifatturiero e per i comparti ad alta intensità energetica, che nel nostro territorio hanno un peso rilevante. Serve poi insistere per un confronto deciso anche a livello europeo sui meccanismi che incidono sui prezzi finali, affinché la transizione sia sostenibile e non penalizzi il tessuto industriale.

Sul fronte investimenti, auspichiamo un’accelerazione sui tempi del decreto attuativo dell’Iperammortamento: la misura è prevista per investimenti agevolabili già dal 1° gennaio 2026 e con orizzonte fino a settembre 2028, ma senza le regole tecniche definitive e le indicazioni operative la domanda del mercato rimane sospesa.

Ciò che dovrebbe stimolare gli investimenti in macchinari e software 4.0 rischia paradossalmente di diventare un freno, proprio mentre sulle imprese gravano già instabilità geopolitica e volatilità dei mercati. Serve quindi una disciplina semplice, applicabile e non esposta a interpretazioni o contestazioni future.

Nel merito, comprendiamo le ragioni tecniche che hanno portato a rivedere il vincolo di origine per alcune filiere e, ancor più, le difficoltà oggettive di applicarlo ai beni immateriali, dove il concetto stesso di origine è spesso indefinibile. Allo stesso tempo, è legittima la preoccupazione di chi produce macchine in Italia e in Europa: tutelare le nostre filiere significa anche garantire che ciò che entra e si installa nel nostro Paese rispetti pienamente norme, sicurezza e certificazioni. Per questo, più che un vincolo difficile da gestire, il made in EU può diventare un criterio premiale, fondato su strumenti di incentivazione finanziaria in grado di orientare gli investimenti e rafforzare l’industria europea. 

Dare rapidamente certezze operative all’Iperammortamento significa rimettere in moto decisioni che molte imprese stanno già valutando e che, una volta sbloccate, possono tradursi in produttività, innovazione e lavoro”.

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