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Infortuni sul lavoro, in Veneto oltre 47mila denunce in soli 8 mesi:” Servono controlli nelle aziende e prevenzione”

In Veneto aumentano le denunce di infortunio sul lavoro e crescono ancora più rapidamente le malattie professionali. Un quadro che, secondo i consiglieri regionali del Partito Democratico Gianpaolo Trevisi e Monica Sambo, richiede interventi concreti da parte della Regione, a partire dal rafforzamento dei servizi di prevenzione e controllo. A richiamare l’attenzione sul tema sono i due esponenti dem, rispettivamente presidente della commissione regionale per la Promozione della legalità e vicepresidente della commissione Lavoro, sulla base dei dati Inail  elaborati dall’ANMIL in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, celebrata quest’anno a Longarone.

In Veneto aumentano infortuni e malattie professionali

Nei primi otto mesi del 2026, in Veneto sono state presentate 47.602 denunce di infortunio sul lavoro, con un incremento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le denunce con esito mortale sono state 75, una in meno rispetto alle 76 registrate nell’anno precedente. A preoccupare è anche l’andamento delle malattie professionali. Se a livello nazionale l’aumento delle denunce si attesta al 18%, in Veneto raggiunge il 22%. «I dati sono allarmanti e confermano anche per la nostra regione uno scenario di fronte al quale è doveroso agire con misure concrete a livello istituzionale», affermano Trevisi e Sambo, sottolineando la necessità di rafforzare la sorveglianza e la formazione per tutelare la salute dei lavoratori.

«Più risorse per gli Spisal e i controlli nelle aziende»

Tra le priorità indicate dai consiglieri regionali c’è il potenziamento degli SPISAL, i Servizi di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro delle aziende sanitarie, insieme agli altri servizi delle Ulss impegnati nella prevenzione degli infortuni. Per il Pd, la Regione deve garantire risorse economiche adeguate e organici sufficienti, prevedendo finanziamenti già dal prossimo bilancio regionale. Non basta, tuttavia, aumentare il numero delle ispezioni. Secondo Trevisi e Sambo, è fondamentale verificare anche gli esiti dei controlli, tornando nelle aziende per accertare che le irregolarità siano state corrette e individuando le situazioni in cui le stesse criticità tendono a ripresentarsi. La capacità di intervenire in modo efficace dipende, secondo i due consiglieri, dalla disponibilità di personale, strumenti operativi e un coordinamento adeguato tra i servizi.

Formazione per giovani e lavoratori stranieri

Un altro fronte decisivo riguarda la formazione. Particolare attenzione, secondo gli esponenti dem, deve essere riservata ai giovani alla prima esperienza lavorativa, a chi cambia mansione e ai lavoratori provenienti da altri Paesi che non hanno ancora una piena padronanza della lingua italiana. A queste categorie devono essere garantiti strumenti adeguati per conoscere i propri diritti, comprendere le procedure di sicurezza e riconoscere i rischi legati alle attività svolte. L’obiettivo è fare in modo che la prevenzione non si limiti agli adempimenti formali, ma diventi una componente concreta dell’organizzazione quotidiana del lavoro.

Appalti e subappalti, la sicurezza deve essere una priorità

Trevisi e Sambo richiamano inoltre l’attenzione sulla gestione degli appalti e dei subappalti, ambiti nei quali la presenza contemporanea di più imprese può rendere più complessa l’individuazione delle responsabilità. «Quando nello stesso luogo operano più imprese, deve essere chiaro chi organizza il lavoro, chi controlla e chi interviene se emerge un rischio», sottolineano i consiglieri.

Per il Pd, la sicurezza deve avere un peso concreto anche negli affidamenti pubblici, sia nella fase di scelta delle imprese sia durante l’esecuzione dei contratti. Altrettanto importante è garantire risposte tempestive alle segnalazioni di pericoli, tutelando chi denuncia macchinari non sicuri o procedure scorrette da possibili conseguenze sul posto di lavoro.

La richiesta rivolta alla Regione è quindi quella di intervenire su più livelli: finanziamenti ai servizi di prevenzione, controlli efficaci, formazione mirata e maggiore attenzione alla sicurezza negli appalti. «Sono tutte misure attorno alle quali la Regione deve decidere davvero di fare da garante. Altrimenti la sicurezza sul lavoro rimane pura, inutile retorica», concludono Trevisi e Sambo.

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