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La sfida del Veneto: case a prezzi calmierati per medici e infermieri per superare la cronica carenza

In un momento storico in cui il costo degli alloggi rischia di diventare un ostacolo insormontabile per chi lavora nei servizi essenziali, “Generazione Casa” si propone come una risposta strutturale: non un semplice sostegno economico, ma un investimento sociale per garantire il futuro della sanità veneta.

Agire sulla sanità passando dal sociale. È questa la linea tracciata da Alberto Stefani, governatore del Veneto insediatosi da pochi mesi, che guarda al tema della casa come leva strategica per contrastare la carenza di personale sociosanitario. Sul tavolo della Regione c’è il progetto “Generazione Casa”, un piano di social housing pensato per rendere più attrattive professioni fondamentali ma penalizzate da stipendi ancora insufficienti rispetto al costo della vita.

«Se non possiamo raddoppiargli lo stipendio, diamogli almeno la casa»: con questa frase Stefani ha sintetizzato la filosofia dell’iniziativa, che punta a offrire alloggi a canoni calmierati a infermieri, medici, operatori sanitari ed educatori. Figure centrali non solo per il funzionamento del sistema sanitario, ma per l’intero tessuto sociale ed economico regionale.

L’obiettivo è duplice: da un lato trattenere sul territorio professionisti sempre più difficili da reperire, dall’altro rendere il Veneto competitivo rispetto ad altre regioni e Paesi europei. «Ci sono tante categorie di lavoratori di cui abbiamo bisogno come Comunità e che dobbiamo trattenere sul nostro territorio. La chiave per farlo sono affitti a prezzi davvero ragionevoli e investimenti della Regione», ha scritto Stefani in un post pubblicato su Instagram, annunciando che sono già stati recuperati e messi a disposizione 50 milioni di euro per avviare il progetto.

Il governatore ha inoltre sottolineato la necessità di superare modelli ormai superati di edilizia residenziale pubblica: «Non solo residenze popolari. Dobbiamo iniziare a valutare residenze pubbliche per determinate categorie di persone». Un cambio di paradigma che tiene conto anche dell’evoluzione normativa: il tradizionale requisito della residenza, spesso al centro di polemiche e contenziosi, è stato ridimensionato dalle sentenze, rendendo necessario un nuovo approccio.

Il progetto, assicurano dalla Regione, non è solo un’idea ma una proposta già in fase avanzata di pianificazione. A renderla urgente è soprattutto la situazione del personale sanitario. «Abbiamo carenza di personale sociosanitario, dobbiamo rendere attrattivo il lavoro in Veneto», ha spiegato Stefani in un’intervista al Gazzettino. «Oltre al contratto integrativo è importante cominciare a valutare altri aspetti. Tra tutti, penso che il principale oggi sia la casa, soprattutto nelle grandi città dove un affitto può arrivare a sfiorare o superare i mille euro al mese».

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