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Lega. Congresso o resa dei conti? Il futuro di Zaia, il caso Pretto e Vannacci piglia tutto. Sullo sfondo l’Autonomia bluff

La grande kermesse di Treviso, nelle intenzioni pensata per rilanciare la Lega, rischia di trasformarsi in un vero e proprio processo politico a Matteo Salvini. Più che una festa identitaria nella “patria del prosecco”, la due giorni veneta potrebbe diventare il banco di prova definitivo per la leadership del Capitano, messa in discussione da un fronte nordista sempre più organizzato e rumoroso. Ufficialmente, l’appuntamento sarà dedicato al “futuro della Lega”. In realtà, confidano diversi dirigenti del Nord, sarà l’occasione in cui verrà presentato il conto a chi ha guidato il Carroccio per oltre un decennio, spostandolo da partito dei territori a forza nazional-sovranista.

A muoversi non sono più solo i nostalgici della vecchia Lega padana. Il malumore attraversa amministratori locali, consiglieri regionali, parlamentari e governatori. Per non parlare di quei militanti che ci hanno creduto per decenni e che non sono solo demotivati, ma delusi.

Zaia, l’ombra lunga sul futuro del Carroccio

Sul fondo di questo scontro c’è soprattutto la figura di Luca Zaia. L’ex governatore del Veneto è ancora oggi il leghista più popolare sul territorio. Con il suo “Fienile” è diventato un vero e proprio personaggio italiano.

Oggi il Foglio scrive del podcast, che dal web potrebbe approdare in qualche tv nazionale: “E’ l’infrastruttura autonoma, una super macchina di propaganda, lucidata nel momento in cui Zaia dovesse decidere di fare una cosa nuova”.

I numeri che circolano nelle chat interne alla Lega vengono letti come veri e propri bollettini di guerra. Il partito viaggia attorno al 6%, mentre Roberto Vannacci continua a crescere, drenando consenso tra militanti, amministratori e persino esponenti parlamentari. Nei corridoi si sussurra di un possibile scivolone sotto la soglia psicologica del 5%, preludio,  temono in molti ,  a un tracollo strutturale. Altro che deserto augurato da Salvini…

L’incubo Vannacci e lo spettro del sorpasso

Il calo dei consensi, però, non è il solo elemento a preoccupare il gruppo dirigente. Il vero incubo ha un nome preciso: sorpasso. Se il movimento di Vannacci dovesse superare la Lega, l’immagine del Capitano uscirebbe irrimediabilmente compromessa. Sarebbe la fine del ciclo salviniano, con la narrativa del leader carismatico travolta da una nuova destra identitaria capace di parlare alla stessa base, ma in modo più radicale.

Ma a pesare c’è una sorta di mancanza di dialogo di un partito, che nonostante sia il più resistente d’Italia, sembra allo sbando. A denunciarlo un ex fedelissimo del Carroccio, il deputato di Marano Vicentino Erik Pretto, pronto ormai con le sue valigie. E’ diventato un caso nazionale il suo procedimento disciplinare che però, non convince più di tanto. Qualcuno lo ha voluto sbattere sui media nazionale con l’etichetta del “moroso”, ma lui si difende e parla di circa 320mila euro versati alla Lega durante il suo mandato. C’è chi vocifera il passaggio al movimento di Roberto Vannacci, chi a Forza Italia, ma per affinità ideologiche, potrebbe traslocare proprio dal generale, che molti leghisti stanno amando in sordina, ma di cui hanno fatto sparire dai social le foto abbracciati.

L’autonomia vuota

C’è chi non ha l’istruzione ed il bagaglio conoscitivo per comprendere che alla fine quell’Autonomia sbandierata e sbraitata ingannando folle ignoranti si è rivelata un’impalcatura smontata. Come riporta il Riformista: “il Veneto si trova nella posizione paradossale di apripista e ostaggio al tempo stesso. Apripista perché è stato il primo a chiedere l’autonomia, il primo a celebrare un referendum, il primo a presentare l’attività ricognitiva sulle materie. Ostaggio perché il destino della sua riforma più identitaria dipende da equilibri romani sui quali la politica regionale ha un’influenza limitata. Il vento chiama Roma, ma Roma risponde con i propri tempi e le proprie logiche. Quelle di un centralismo che concede a rate ciò che la Costituzione prevede da un quarto di secolo”.

N.B.

 

 

 

 

 

 

 

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