La frattura nella Lega veneta appare ormai sempre più profonda e pubblica. L’ultimo sfogo affidato ai social da Alberto Villanova, per anni tra gli esponenti di maggior peso della Liga Veneta, rappresenta un nuovo e durissimo atto d’accusa contro l’attuale gestione del partito, sia sul piano regionale sia su quello nazionale.
Nel lungo post, Villanova prende spunto dalle recenti dichiarazioni dell’europarlamentare Paolo Borchia, storico esponente leghista e considerato da sempre uno dei dirigenti più fedeli alla linea del partito. Proprio questo elemento, secondo l’ex consigliere regionale, sarebbe il segnale più evidente della gravità della situazione.
«Se siamo arrivati al punto che anche un uomo di partito, un soldato fedele da sempre come Paolo Borchia, arrivi ad attaccare pubblicamente i vertici regionali dicendo che non rispettano la parola data, allora significa che la diga è crollata del tutto», scrive Villanova, sostenendo che il malcontento interno non sarebbe più confinato a una ristretta minoranza critica.
«Una riserva indiana per gli amici»
Il cuore dell’attacco riguarda il sistema di gestione del potere interno alla Lega. Villanova riprende una definizione già utilizzata in passato, parlando di una «riserva indiana» costruita per assegnare incarichi e ruoli sempre alle stesse persone.
Secondo la sua ricostruzione, però, quel meccanismo starebbe iniziando a mostrare tutte le sue contraddizioni. Con il progressivo ridursi delle posizioni disponibili, sarebbero sempre di più gli esclusi che iniziano a contestare apertamente i vertici.
L’ex esponente della Liga Veneta restringe inoltre il campo delle responsabilità, sostenendo che in Veneto non sarebbe un’intera classe dirigente ad aver portato il partito nell’attuale situazione, bensì «tre o quattro persone al massimo», accusate di gestire il movimento con arroganza, promesse non mantenute e scarsa considerazione per la base militante.
Parole pesantissime, che arrivano da chi per anni ha ricoperto incarichi di primo piano all’interno della Lega e che descrivono un partito, a suo dire, impegnato a tutelare interessi personali anziché il patrimonio politico costruito in quarant’anni di storia.
Il caso preferenze diventa un simbolo
Lo sfogo si sposta poi sul piano nazionale. Villanova individua nel voto contrario della Lega all’emendamento sulle preferenze uno dei simboli della crisi che starebbe attraversando il partito.
Secondo l’ex dirigente veneto, la contrarietà alle preferenze nascerebbe dalla volontà di preservare un sistema basato sulle nomine, impedendo che il consenso raccolto sui territori possa incidere realmente sulla selezione della classe dirigente.
Una scelta che, sempre secondo Villanova, avrebbe portato la Lega perfino a differenziarsi dal resto della maggioranza di centrodestra e dal governo guidato da Giorgia Meloni.
«Conservatore… delle poltrone»
Tra i passaggi più duri del post vi è anche quello dedicato all’identità politica del Carroccio.
Villanova ironizza sul fatto che la Lega sia diventata un partito “conservatore”, ma non nel senso ideologico del termine. «Conservatore solo delle poltrone per gli amici», scrive, accusando la dirigenza di essere ormai concentrata esclusivamente sulla difesa degli equilibri interni.
Nel mirino finisce anche il cosiddetto “tavolo di coordinamento territoriale”, annunciato nei mesi scorsi come uno strumento di confronto con i territori del Nord. Per Villanova si sarebbe trattato soltanto di un’operazione di facciata, definita «Gattopardismo politico», creata per dare l’impressione del cambiamento senza modificare realmente gli assetti del partito.
Una crisi ormai alla luce del sole
L’intervento di Villanova si inserisce in una fase particolarmente delicata per la Lega, soprattutto in Veneto, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate prese di posizione pubbliche, polemiche interne e segnali di crescente insofferenza verso la gestione del partito.
Il fatto che le critiche arrivino non soltanto da ex dirigenti ormai fuori dai giochi, ma anche da figure considerate fino a poco tempo fa pienamente inserite nella struttura del Carroccio, alimenta la percezione di un malessere sempre più diffuso.
Le parole di Villanova, unite alle recenti tensioni emerse all’interno della Liga Veneta, fotografano un partito attraversato da divisioni profonde in vista delle prossime sfide politiche e organizzative. Un confronto che, almeno per ora, sembra destinato a consumarsi più sui social e sulla stampa che nelle sedi ufficiali del movimento.