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Lega in frantumi nell’Alto Vicentino: il caso Pretto-Berto e la ribellione dei militanti delusi

Quello che il deputato Erik Pretto e l’inseparabile moglie Giulia Berto, che è anche una consigliera d’opposizione al Comune di Marano Vicentino, stanno denunciando in questi giorni sa di liberazione. Al di là di una presunta morosità che è al centro di un procedimento disciplinare interno alla Lega – Salvini Premier, è la storia di fedelissimi del Carroccio che hanno abbracciato un partito che li ha delusi. Alla fine quello che stanno raccontando Giulia ed Erik Pretto è la storia di tanti militanti delusi da un Carroccio che non traina più. Dall’autonomia annacquata, che hanno smascherato anche gli ignoranti in materia, al caos nei territori dove la Lega non solo non trascina, ma è assente. Commissari che si alternano e mancanza di punti di riferimento che i militanti lamentano, privi del coraggio di dirlo apertamente. Complice una mentalità chiusa che li porta ad avere timore reverenziale nei confronti di chi temono per chissà quale motivo.

Pretto invece, con la forza di chi si sente sbattuto sui giornali nazionali e deve dare spiegazioni che altri, nella sua stessa situazione, non hanno mai dovuto dare alla stampa, non sta avendo peli sulla lingua. Anzi, sta vuotando un sacco di veleni risaputi, ma che finalmente vengono denunciati: la supremazia della Lega bassanese che non perdona ed è pronta a fare i suoi passi se osi sfidarla. La storica rivalità tra il Carroccio lombardo e quello veneto, che duellano da sempre. E ancora quei ruoli che qualche prepotente ottiene sempre a suon di “schei” o spintarelle che prevalgono sul merito.

C’è certamente qualcosa che sfugge nella vicenda di Pretto, questo lo capisce anche un novellino di politica, ma quello che emerge è il declino di una Lega che sta implodendo, che sembra allo sbando, che non ha direttive, che perde colpi e non sa che ideologia abbracciare. In mezzo, quei militanti che sotto il sole allestiscono gazebo per campagne che ora dicono una cosa, dopo ne dicono un’altra. Questi militanti sono sempre meno, basta vedere nell’Alto Vicentino, dove la Lega non tocca palla nemmeno all’opposizione, dove è molle, indecisa e non la ricordiamo nemmeno per una mozione. È così da anni, basta vedere Thiene dove, dopo Maria Rita Busetti, la Lega si è slegata e ci scordiamo pure che esista.

«Ho provveduto a rassegnare le mie dimissioni come militante del partito “Lega per Salvini Premier”, qualifica che detengo dal 2017, a causa del trattamento ingiusto e irriguardoso che è stato riservato a mio marito, Erik Umberto Pretto. La notifica dell’avvio di un provvedimento disciplinare così grave, assolutamente infondato, senza una minima contestazione precedente, è un atto becero alla luce del grande lavoro che ha svolto per la Lega in tutti questi anni, con particolare riferimento al continuo supporto che ha sempre saputo dare a tanti militanti e amministratori locali.

Sono stata diretta testimone del tempo, delle energie e delle risorse che ha sempre messo in campo per il partito; devo prendere atto che la Lega, ormai, si ricorda dei propri amministratori soltanto quando ci viene proposta qualche “gazebata” o la presentazione di qualche vano atto di indirizzo nei Consigli comunali, senza che ci venga trasmessa alcuna strategia.

In questo modo, purtroppo, la Lega dimostra di non riconoscersi più nei valori e negli ideali che l’hanno resa grande nel tempo, condannandosi a perdere le proprie personalità di maggior caratura morale e politica. Senza valori non si può pensare di raggiungere alcun obiettivo, se non la sopravvivenza personale di qualche figura politica o istituzionale, e questa non è una cosa a cui voglio dare ancora seguito».

Queste le parole di Giulia Berto, leghista e moglie di Pretto, che sta vivendo lo stress emotivo di un marito che ha condizionato l’intera vita alla politica, che alla fine finisce per deludere se non hai “padrini” forti e vivi in una zona in cui il Carroccio non conta nulla.

N.B.

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