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Malghe a rischio abbandono: il Veneto mette 1,4 milioni sul tavolo. Fondi per lupi, fotovoltaico e attrezzature

Le malghe come presidio della montagna. Non soltanto luoghi dove si produce formaggio e si porta il bestiame al pascolo, ma sentinelle del territorio contro l’abbandono e lo spopolamento delle terre alte. È con questa filosofia che la Regione Veneto mette sul piatto 1,4 milioni di euro per sostenere le malghe attive e aiutare gli allevatori a continuare a lavorare in quota.

Il finanziamento entra ora nella fase operativa attraverso il progetto Melken, sviluppato in collaborazione con l’Università di Padova. La Giunta regionale ha approvato l’accordo con Avepa, alla quale spetteranno la gestione dei bandi, l’istruttoria, i controlli, il monitoraggio, la valutazione e la liquidazione delle domande.

“Le malghe rappresentano un presidio insostituibile contro l’abbandono della montagna e costituiscono un patrimonio identitario del Veneto”, sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la Montagna e Gestione Faunistica Dario Bond. L’obiettivo è sostenere concretamente chi continua a vivere e lavorare in quota, tutelando allo stesso tempo paesaggio, ambiente e comunità alpine.

Due linee di finanziamento
Il pacchetto da 1,4 milioni è articolato in due linee. La prima mette a disposizione 400 mila euro per i soggetti pubblici, attraverso il programma “Melken. Nuovi metodi di prevenzione delle predazioni da lupo in malga”. La seconda, molto più consistente, destina 1 milione di euro ai proprietari privati, con interventi dedicati soprattutto alla prevenzione delle predazioni attraverso recinzioni elettrificate. Non si tratta però soltanto di installare barriere contro i lupi. Il progetto prevede anche l’analisi delle modifiche nelle modalità di pascolamento e degli episodi di attacco, con l’obiettivo di individuare sistemi di prevenzione sempre più efficaci e compatibili con il lavoro quotidiano degli allevatori. Il finanziamento si inserisce in un investimento complessivo da 2,27 milioni di euro, sostenuto dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027.

Dalle stalle al fotovoltaico
Le risorse potranno essere utilizzate per una serie di interventi destinati a rendere le malghe più funzionali e moderne. Tra questi ci sono la realizzazione e l’adeguamento dei ricoveri per malghesi e pastori, gli impianti fotovoltaici, il potenziamento dei sistemi di approvvigionamento idrico e l’acquisto di macchinari per la lavorazione dei prodotti lattiero-caseari. Previsti inoltre finanziamenti per le recinzioni elettrificate e per altre tecnologie capaci di favorire la permanenza e lo sviluppo delle attività zootecniche in quota. Una partita che va quindi oltre la semplice manutenzione delle strutture. L’obiettivo dichiarato è rendere possibile la permanenza dell’uomo in montagna, perché senza allevatori e pastori anche il sistema delle malghe rischia lentamente di spegnersi.

La sfida contro lo spopolamento
Il tema è particolarmente delicato per le montagne venete. Quando una malga chiude, infatti, non scompare soltanto un’attività economica. Cambia il paesaggio, si riduce la manutenzione dei pascoli e viene meno una presenza costante che contribuisce alla cura e alla sorveglianza del territorio. “L’obiettivo è rafforzare la presenza stabile dell’uomo in montagna, rendendo le malghe più sicure, efficienti e sostenibili”, ribadisce Bond. Una strategia che punta dunque a contrastare lo spopolamento delle terre alte e a prevenire l’abbandono del territorio. Il progetto Melken nasce proprio dalla fase precedente di ricerca, realizzata insieme all’Università di Padova, che aveva analizzato le misure di prevenzione delle predazioni e le modalità per valorizzare il sistema delle malghe. Ora quei risultati vengono trasformati in interventi concreti.

Un patrimonio che vale più del latte
Dietro il finanziamento ci sono dunque numeri, recinzioni, impianti e attrezzature. Ma la posta in gioco è molto più ampia. Le malghe rappresentano infatti un pezzo dell’identità delle montagne venete: custodiscono tradizioni, produzioni tipiche, paesaggi e un modello di agricoltura che continua a tenere insieme economia e ambiente. “Non investiamo soltanto in infrastrutture e attrezzature: investiamo nel futuro delle nostre montagne”, conclude Bond. Perché dove resistono gli allevatori, resistono anche le malghe. E dove le malghe restano vive, il territorio continua a essere curato, abitato e riconoscibile. La sfida, ora, è fare in modo che la montagna non diventi soltanto un luogo da visitare in estate, ma continui a essere un luogo dove vivere e lavorare tutto l’anno.

di Redazione AltovicentinOnline

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