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Marcato: “Spero che per la Lega non sia troppo tardi. Per sgonfiare Vannacci, fatelo governare”

Forse in Veneto nessun leghista è capace di parlare in maniera diretta e schietta come lui. Nelle sue parole l’amore per un partito che nonostante la grave crisi continua ad amare in maniera viscerale. Lo si percepisce dal modo di esprimersi, dalla passione di chi vanta una tessera che risale al 1992.

L’analisi di Roberto Marcato, ex assessore della Regione Veneto e pezzo da novanta della Lega Veneta che dichiara di amarla e di essergli fedele, è virale sul web e non si discosta da quella di molti politologi e addetti ai lavori.

“Sono stato uno dei primi a ribellarmi alla nomina del generale come vicesegretario della Lega – ricorda durante la seguitissima puntata di Focus su Rete Veneta – sono attaccato dai vertici, ma quello che temevo è poi avvenuto: l’ha utilizzata come locomotiva per portare iscritti al suo partito. Vannacci sta raccattando di tutto, parlando di temi irrealizzabili. Occorre farlo governare per far capire alla gente che parla di cose che non si possono fare. La “remigrazione” non è possibile, i blocchi navali non sono possibili”.

Roberto Marcato, con la sua schiettezza, non le manda a dire al più alto graduato di Futuro Nazionale, anzi, come molti sostiene che l’unico modo per far capire ai suoi numerosi seguaci che quanto promette alle folle non si può realizzare sia proprio vederlo al governo. “Vannacci è il prototipo della politica di quest’Italia, l’uomo duro e puro nelle affermazioni che però tira su di tutto. Il suo elettorato è molto sollecitato nelle emozioni, ma quello di cui parla, come i rimpatri di massa, non si può fare. E allora governa e falli”.

Nelle parole di Roberto Marcato c’è l’amarezza di chi vede crescere il consenso per promesse populiste cavalcando il malcontento del popolo italiano, pur sapendo che ciò di cui si parla per attirare le folle, una volta al governo, non si può fare. In fondo anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno avuto come cavallo di battaglia il tema dell’immigrazione, ma, nonostante siano al governo, non è che sia cambiato molto. E non per colpa loro, ma perché quando sei all’opposizione puoi dire tutto e il contrario di tutto, mentre quando sei al potere devi fare i conti con la realtà, che non significa avere la bacchetta magica.

È proprio questo che, con onestà intellettuale, molti politici italiani non raccontano ai cittadini, che vengono imbambolati con slogan e promesse che poi puntualmente finiscono nel dimenticatoio: vedi la legge Fornero.

Marcato, sempre durante la puntata di Focus che sta facendo il giro del web, si augura che non sia troppo tardi per una Lega che, a suo dire, si è spostata “violentemente a destra”. Ricorda i valori del partito più longevo d’Italia, che non si fondano sul sovranismo “vannacciano”, ma sul federalismo. “Questo Paese muore di centralismo ed ha nel federalismo il futuro: è questo il nostro ideale, i nostri temi. Se continuiamo con le fantasie continueremo a perdere pezzi. Cosa c’entra il sovranismo con il venetismo? Occorre prendere atto di quanto sta accadendo, ammettere gli errori – conclude Marcato – e ricominciare a essere sindacato del territorio. Speriamo di non essere oltre il tempo massimo”.

Vannacci: “Salvini mi ha usato proclamandosi sovranista”

Roberto Vannacci si autoproclama “sestante” della destra italiana e riferimento di una “destra autentica”, distinta tanto da Giorgia Meloni quanto da Matteo Salvini. A Otto e mezzo rivendica idee comuni con la premier, ma la accusa di non aver “messo a terra” le promesse di governo, ricordando che autonomia, giustizia e premierato non sono ancora realtà.

Su Salvini è tranchant: sostiene che il leader leghista abbia “usato” il suo nome per prendere voti, definendolo «sovranista a giorni alterni» e rivendicando per sé i 100 mila iscritti in tre mesi di Futuro Nazionale.

Vannacci attacca anche Marina Berlusconi, dipingendo Forza Italia come un partito “eterodiretto” da finanza ed editoria. Nel merito, conferma la linea durissima su diritti civili, migranti e Lgbtq+, negando che l’orientamento sessuale debba dare accesso a diritti specifici e invocando deportazioni e nuovi Cpr.

” Con me i rifiuti degli altri partiti”

Alla vigilia dell’assemblea nazionale del suo movimento, chiude con l’immagine della “sporca dozzina”: un partito composto dai “rifiuti degli altri”, ma fedele alla sua guida e pronto, nelle sue intenzioni, a “rimettere in rotta” la destra italiana.

N.B.

 

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