Affitti sempre più alti, famiglie che spendono meno, concorrenza dell’e-commerce e centri urbani difficili da raggiungere. In Veneto il commercio di vicinato sta vivendo uno dei momenti più complicati degli ultimi trent’anni. A lanciare l’allarme sono le associazioni di categoria, che parlano di una fase delicata per migliaia di piccoli negozi sparsi sul territorio regionale.
Il tema è stato al centro dell’incontro tra l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Energia e Legge speciale per Venezia Massimo Bitonci e i vertici di Confcommercio Padova, riuniti nella sede di piazza Bardella. Bitonci ha riconosciuto le difficoltà del settore, sottolineando come alcune regole siano imposte dall’Unione Europea, ma ha anche ribadito che la Regione può intervenire su diversi fronti.
«Su alcune norme dobbiamo attenerci ai vincoli europei – ha spiegato – ma su altre possiamo agire insieme alle associazioni. I negozi di vicinato devono puntare su specializzazione e qualità del servizio». Un messaggio chiaro: per resistere alla concorrenza dei grandi gruppi e delle vendite online, i piccoli esercizi devono offrire qualcosa in più, come competenza, attenzione al cliente e prodotti mirati.
Tra le priorità annunciate dall’assessore c’è l’accelerazione sul nuovo progetto di legge regionale sul commercio. Un provvedimento atteso dalle imprese, che chiedono soprattutto una forte semplificazione delle pratiche amministrative.
«Dobbiamo smettere di chiedere più volte gli stessi dati che la pubblica amministrazione già possiede», ha detto Bitonci, toccando uno dei nervi scoperti per chi gestisce un’attività.
Distretti e regole uguali per tutti
Proprio sui Distretti del commercio, l’assessore ha fissato un punto preciso: devono diventare strumenti concreti per aiutare le imprese, con più formazione e più sostegno a chi investe davvero. Nel confronto è tornato anche un tema caro alle associazioni: la cosiddetta “somministrazione non assistita”, con la richiesta di applicare il principio “stesso mercato, stesse regole”, per evitare concorrenza considerata sleale tra attività diverse. Il confronto tra Regione e categorie economiche proseguirà nelle prossime settimane. L’obiettivo dichiarato è chiaro: evitare la chiusura di altri negozi nei centri storici e nei quartieri, salvaguardando un tessuto economico che in Veneto rappresenta non solo lavoro, ma anche identità e presidio sociale del territorio.
Dai centri commerciali agli e- commerce, il fenomeno non è locale
Negli ultimi dodici anni l’Italia ha registrato una riduzione di oltre 140mila attività di commercio al dettaglio, tra negozi e attività ambulanti, con cali particolarmente accentuati nei centri storici e nei piccoli comuni. Un trend che, senza nuove ed efficaci politiche di rigenerazione urbana e senza interventi per riutilizzare gli oltre 105mila negozi sfitti (un quarto dei quali da oltre un anno), è destinato ad aggravarsi ulteriormente con il rischio di perdere, da qui al 2035, altre 114mila imprese al dettaglio, in pratica un negozio su 5.
Le cause sono diverse e si sono sommate nel tempo. Prima l’arrivo dei grandi centri commerciali nelle periferie, con ampia scelta, prezzi competitivi e parcheggi comodi, ha messo in difficoltà i piccoli negozi. Poi, nei centri urbani, Ztl, problemi di parcheggio e aumento degli affitti hanno reso tutto più complicato.
Nelle città turistiche si è assistito a un cambiamento delle attività: sono spariti molti negozi artigianali e di servizio, sostituiti da bar, pizzerie e attività legate ai visitatori. Nel settore abbigliamento e calzature molte storiche gestioni familiari hanno lasciato spazio ai franchising di grandi marchi. Il colpo più duro, però, è arrivato con l’e-commerce, che ha colpito quasi tutti i settori, dagli elettrodomestici all’abbigliamento fino all’alimentare. Le consegne a domicilio sono ormai parte della quotidianità.
Di fronte a questa crisi, anche le istituzioni stanno cercando soluzioni, come nuove regole sulle importazioni online e interventi regionali a sostegno dei negozi di vicinato. Resta però una sensazione diffusa: quando chiudono i negozi di quartiere, i centri abitati perdono vitalità e diventano luoghi sempre più vuoti e senza attrattiva.
di Redazione AltovicentinOnline