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Riccardo Brazzale firma l’incanto: Hannigan e Chamayou trasformano l’Olimpico nel cuore visionario di Vicenza Jazz 2026

Vicenza Jazz 2026: l’estatica interpretazione di Hannigan e Chamayou strega l’Olimpico Entrare al Teatro Olimpico di Vicenza dà sempre la sensazione che il tempo si fermi. In questo spazio senza periodo, la cantante Barbara Hannigan e il pianista Bertrand Chamayou hanno regalato una delle esperienze artistiche più alte e necessarie degli ultimi anni del festival Vicenza Jazz, guidato da Riccardo Brazzale. Il cuore della serata era la prima italiana stagionale di Jumalattaret di John Zorn, eclettico compositore statunitense. Si tratta di un ciclo per voce e pianoforte ispirato alla mitologia femminile del Kalevala, il grande poema epico finlandese. Il titolo significa “dee”: un viaggio sciamanico tra nove figure della cultura sami, capaci di evocare il gelo, il silenzio e i fuochi del Nord. Una genealogia spirituale del suono Il programma ha tracciato un legame invisibile tra Zorn e altri due giganti della musica: Olivier Messiaen e Alexander Scriabin. Tre mondi diversi uniti dalla stessa tensione: l’idea che la musica sia una soglia verso il trascendente.

⁠ ⁠Barbara Hannigan ha incantato il pubblico con una vocalità prodigiosa, fatta di controllo assoluto e sfumature microtimbriche, priva di inutili eccessi.

⁠Bertrand Chamayou ha risposto con un tocco pianistico straordinario, creando uno spazio armonico cristallino grazie a un uso magistrale dei pedali, inteso come rifrazione del suono e non come enfasi romantica.

L’aspetto più straordinario della performance è stato l’ascolto reciproco: non un semplice accompagnamento, ma una coesistenza polifonica perfetta, in cui i due artisti sembravano concepire ogni nota nello stesso identico istante. Nel contesto palladiano dell’Olimpico, tra le celebri prospettive lignee e le bianche statue degli Olimpici, la musica ha trovato una risonanza da pelle d’oca. Il pubblico presente, ha risposto con applausi calorosi. Ma il segno più profondo è rimasto nel silenzio denso e magnetico che precedeva ogni brano. In un’epoca segnata da frammentazione e smarrimento, serate come questa dimostrano la capacità dell’essere umano di elevarsi ancora attraverso la bellezza, usando solo due ingredienti: cuore e pensiero.

Concerto indimenticabile.

Bruno Grotto (ph  Cesare Galla)

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