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Rsa, in Veneto 11mila persone in lista d’attesa e costi che stanno strozzando le famiglie

Il sistema delleRsa in Veneto è in una fase di forte crisi, con le liste d’attesa cresciute a 11mila unità e i posti letto, pari a 33.158, ormai saturi. (Fonte Corriere del Veneto)

L’estate amplifica le criticità legate alla gestione degli anziani non autosufficienti, tra rette sempre più alte (mediamente 2500-2800 euro al mese) e una grave carenza di personale, con la mancanza di settemila operatori sociosanitari. Nonostante l’aumento dei finanziamenti regionali per la non autosufficienza e l’imminente ripresa della riforma Ipab, il settore sconta il mancato supporto dal Pnrr e un invecchiamento della popolazione che vedrà raddoppiare gli over 80 entro il 2050, rendendo la situazione insostenibile per le famiglie e per i bilanci dei Comuni.

Ci sono famiglie che non ce la fanno più a stringere la cinghia, una retta, nell’Alto Vicentino,  può arrivare a costare da 75 euro al giorno a 95. Come fanno certi nuclei a sopportare spese del genere? “Per fortuna siamo un fratello ed una sorella e ci dividiamo la spesa – racconta MS., 65 anni, residente dell’Alto Vicentino – . Ci siamo occupati di mia madre fino a che abbiamo potuto, ma adesso ha bisogno di personale specializzato. Ci confrontiamo spesso con gli altri familiari degli ospiti della Rsa dove sta nostra madre, la situazione è difficile per tutti.

Nei mesi scorsi, il segretario regionale della Cisl del Veneto, Massimiliano Paglini, lo aveva messo nero su bianco ai consiglieri regionali: «C’è un’emergenza silenziosa che rischia di travolgere tutte le famiglie venete: l’insostenibilità delle rette delle Rsa schizzate a valori mai visti».
In Veneto, l’aumento dei costi delle rette, che stime sindacali quantificano in 665 euro nell’ultimo biennio, l’invecchiamento costante della popolazione (il Veneto ha un quarto della popolazione con più di 65 anni), la difficoltà di trovare lavoratori nel settore socio-sanitario fanno del settore dell’assistenza uno delle maggiori preoccupazioni per chi amministra: «L’invecchiamento della popolazione apre scenari che chiedono una visione sistemica capace di risposte appropriate – aveva dichiarato Paola Roma, assessora regionale ai servizi sociali, famiglia, longevità – Decisivo sarà lavorare per lo sviluppo e il potenziamento dei percorsi di invecchiamento attivo, il rafforzamento dei percorsi di assistenza domiciliare integrata. Necessari la collaborazione istituzionale tra Ats, Comuni, Regione, Ulss ed enti del Terzo settore e il coinvolgimento delle autonomie locali nelle misure a favore della popolazione anziana, fragile e non autosufficiente».

Pd all’attacco

“In Veneto riesci a entrare in una casa di riposo quando hai già un piede nella fossa. Lo dicono i dati ufficiali: l’anno scorso il tempo medio di permanenza degli ospiti nelle strutture residenziali era di 225,5 giorni. Significa che un anziano entrava in casa di riposo e dopo all’incirca sette mesi passava a miglior vita. Questo perché nel momento in cui si è accolti nelle Rsa le condizioni di salute sono compromesse. E lo sono perché per ottenere un letto non solo bisogna avere un livello di non autosufficienza alto (una volta erano 60 punti, ora ne servono quasi 80), ma comunque bisogna aspettare. Nell’ultimo anno gli utenti in lista d’attesa sono stati 9.050 di cui 3 all’Ulss 1 Dolomiti, 113 all’Ulss 2 Marca Trevigiana, 86 all’Ulss 3 Serenissima, 33 all’Ulss 4 Veneto Orientale, 41 all’Ulss 5 Polesana, 228 all’Ulss 6 Euganea, 26 all’Ulss 7 Pedemontana, 67 all’Ulss 8 Berica e 157 all’Ulss 9 Scaligera”.

I dati sono stati resi noti attraverso un accesso agli atti, dalle consigliere regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo. Il tema non è tanto quello dei posti in casa di riposo, ma delle impegnative di residenzialità. Si tratta di un contributo regionale, pari a 52 euro al giorno, rilasciato dalle Ulss, a sostegno del ricovero di persone anziane o disabili non autosufficienti presso centri di servizio e case di riposo accreditati. L’assegnazione dell’impegnativa avviene attraverso una graduatoria dell’Ulss basata sul punteggio della valutazione Svama (Scheda per la valutazione multidisciplinare dell’anziano), relativa alla gravità della non autosufficienza della persona. I 52 euro vengono versati direttamente alle strutture convenzionate a copertura della quota sanitaria, ovvero le spese per medici, infermieri, riabilitazione, assistenza. I beneficiari devono pagare solo la quota sociale, ossia vitto, alloggio, servizi alberghieri.

Le consigliere dem hanno detto che serve un maggiore sostegno economico da parte della Regione. «La politica regionale – ha detto Luisetto – avrebbe dovuto esercitare una progettualità di lungo respiro e di governo del sistema: invece, troppo spesso si è limitata a interventi tampone, non strutturali, pensiamo ai 400 euro al mese dati, tolti e ora rifinanziati per un anno». Va detto che in Veneto le persone non autosufficienti sono 348mila e che solo 32mila vivono nelle case di riposo. «Il più grande luogo di assistenza della nostra Regione – ha detto Bigon – è il domicilio, dove migliaia di famiglie si fanno carico quotidianamente dell’assistenza dei propri cari». Per Sambo non basta aumentare il numero di impegnative (24.419 nel 2025): «Serve una vera riforma delle Ipab».

di redazione AltovicentinOnline

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