Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto, Carlo Cunegato, torna a puntare il dito contro le politiche di finanziamento della sanità pubblica e contro il progetto di autonomia differenziata, sostenendo che senza nuove risorse il rischio sia quello di accelerare ulteriormente il ricorso al privato.
«Non abbiamo bisogno di questa finta autonomia – afferma Cunegato –. Abbiamo bisogno di aumentare il Fondo sanitario nazionale in maniera cospicua e di togliere il tetto di spesa al personale sanitario, che serve solo per privatizzare la sanità, per trasformare un diritto inviolabile in una merce».
Al centro della denuncia c’è il limite alla spesa per il personale del Servizio sanitario nazionale, introdotto, ricorda Cunegato, con la legge 191 del 2009 e collegato alla spesa sostenuta nel 2004, ridotta dell’1,4%. Una misura che, secondo il consigliere regionale, avrebbe contribuito a comprimere la capacità delle strutture pubbliche di assumere personale, favorendo al contempo il ricorso a soggetti esterni.
Cunegato porta quindi l’esempio della sanità trevigiana. Secondo quanto riferito dal sindacato degli infermieri dopo un incontro con il direttore generale Giancarlo Bizzarri, il tetto di spesa assegnato alla Ulss 2 Marca trevigiana sarebbe già stato raggiunto. «In agosto – sottolinea Cunegato –. Una vergogna».
Il problema, nella lettura del capogruppo di AVS, riguarda soprattutto le conseguenze concrete del blocco delle assunzioni. Se non è possibile incrementare il personale strutturato, sostiene, le aziende sanitarie possono comunque ricorrere a esternalizzazioni, cooperative, partite Iva e prestazioni del privato convenzionato. «Non si può più assumere personale strutturato, quindi pubblico, ma si può ricorrere alle esternalizzazioni alle cooperative, alle partite Iva o al privato in convenzione», afferma.
Per Cunegato, dunque, il tetto alla spesa per il personale non rappresenterebbe semplicemente uno strumento di contenimento dei costi, ma una delle condizioni che favoriscono lo spostamento di risorse e professionalità dal pubblico al privato.
Nel mirino finisce anche il finanziamento complessivo della sanità. Cunegato cita il dato del Veneto per il 2026, indicando in 3 miliardi e 505 milioni il tetto di spesa per il personale regionale, e richiama le preoccupazioni espresse dall’assessore Gerosa sulla crescita delle risorse disponibili rispetto all’aumento della spesa sanitaria. Il consigliere denuncia inoltre il rischio che un finanziamento insufficiente renda sempre più difficile garantire assunzioni e salari adeguati nel sistema pubblico.
Il tema si intreccia, nella sua analisi, con l’autonomia differenziata. Cunegato contesta in particolare l’idea che il trasferimento di nuove competenze alla Regione possa tradursi automaticamente in maggiori risorse. «Non ci sarà un euro in più», sostiene, richiamando le pre-intese sull’autonomia e criticando l’accelerazione impressa dal governo regionale al percorso.
Per quanto riguarda la sanità, Cunegato individua tre aspetti nelle competenze previste: la possibilità di intervenire sulle tariffe delle prestazioni, una maggiore autonomia nella gestione della spesa per il personale e la possibilità di istituire fondi sanitari integrativi.
Secondo il consigliere, tuttavia, l’autonomia tariffaria non risolverebbe il problema delle risorse insufficienti. Al contrario, in presenza di un finanziamento pubblico giudicato inadeguato, potrebbe aumentare il ricorso alle prestazioni private. Lo stesso problema, sostiene, si porrebbe per il personale: senza un incremento significativo del Fondo sanitario nazionale, una maggiore autonomia regionale sulla spesa non garantirebbe di per sé la possibilità di assumere nuovi professionisti o aumentare gli stipendi.
Cunegato guarda con preoccupazione anche ai fondi sanitari integrativi, che a suo giudizio rischiano di rafforzare il ruolo delle assicurazioni private e di mettere in discussione il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale.
«Da una parte uccide il principio dell’universalità», sostiene, richiamando le preoccupazioni espresse dai medici di base sul crescente ricorso alla sanità privata da parte di chi dispone di una copertura assicurativa.
La conclusione del capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra è quindi un appello a concentrare il dibattito non sul trasferimento di competenze, ma sul rafforzamento della sanità pubblica. «Abbiamo bisogno di aumentare il Fondo sanitario nazionale in maniera cospicua», ribadisce Cunegato, indicando nella rimozione del tetto alla spesa per il personale e in maggiori finanziamenti pubblici le condizioni, a suo giudizio, necessarie per difendere il diritto alla salute e il carattere universalistico del servizio sanitario.