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Stefani presenta proposta di Legge per lo psicologo territoriale. “Mettiamo al centro i bisogni della persona”

“Mettere al centro la persona e i suoi bisogni, fisici e psicologici. Questo è l’obiettivo di una proposta di legge che è, insieme, un’altra assunzione di responsabilità da parte mia e della maggioranza che mi sostiene”.

Con queste parole il presidente della Giunta regionale del Veneto, Alberto Stefani, annuncia il deposito, in Consiglio regionale, di una proposta di legge, per l’istituzione del servizio di psicologia territoriale.

“In un tempo segnato da cambiamenti profondi, prendersi cura della salute mentale diventa una priorità non più rinviabile per il sistema sanitario e per le istituzioni – spiega Stefani -. Negli ultimi anni, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, le difficoltà economiche e le nuove fragilità sociali hanno determinato una crescita significativa del bisogno di supporto psicologico. A queste dinamiche si sono aggiunti gli effetti della pandemia da Covid-19, che ha lasciato un segno profondo, amplificando condizioni di ansia, depressione e isolamento, soprattutto tra i giovani, gli anziani e le persone più vulnerabili – insiste il presidente della Giunta, motivando le ragioni di una scelta innovativa -. Vogliamo costruire una sanità di prossimità capace di ascoltare, prevenire e intervenire tempestivamente. Lo psicologo territoriale rappresenta il primo punto di incontro fra bisogno e richiesta. Questa figura sarà un nuovo presidio del sistema sanitario, in grado anzitutto di intercettare situazioni di disagio ed evitare che evolvano in condizioni più gravi”.

“I dati scientifici – aggiunge Stefani – parlano chiaro: circa un quarto dei pazienti che si rivolgono al medico di medicina generale presenta un disturbo psicologico significativo, ma solo una minima parte accede ai servizi specialistici. Questo significa che una larga parte del disagio resta sommersa o si traduce in un utilizzo improprio di altre risorse sanitarie, come il pronto soccorso -. La proposta di legge è volta proprio a colmare questo divario, introducendo in modo strutturato la figura dello psicologo all’interno della medicina territoriale e nelle Case di Comunità. Il servizio, sostenuto con i fondi del Servizio sanitario regionale, sarà organizzato da ogni Azienda Ulss, a livello di Distretto sanitario, e integrato con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali, secondo un modello di presa in carico graduale e proporzionato al bisogno”.

Accanto ai benefici in termini di salute, il presidente evidenzia anche importanti ricadute economiche. “La sostenibilità del sistema sanitario – sottolinea Stefani – passa anche attraverso scelte lungimiranti. Investire nella prevenzione e nella presa in carico precoce significa migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse pubbliche. Studi recenti dimostrano che l’integrazione della psicologia nei servizi territoriali può ridurre la spesa sanitaria fino al 33-47%, grazie alla diminuzione degli accessi impropri al pronto soccorso, alla riduzione dell’uso di farmaci e alla prevenzione dell’aggravamento dei disturbi. L’istituzione della psicologia territoriale è una scelta di responsabilità, che guarda al futuro del Veneto mettendo davvero al centro la dignità e il benessere di ogni cittadino”.

AVS Veneto: “psicologo di base, la proposta di Stefani è marketing”

I consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Elena Ostanel e Carlo Cunegato, intervengono sulla proposta di legge della giunta Stefani per l’istituzione dello psicologo territoriale, presentando la proposta alternativa di AVS per lo psicologo delle cure primarie. “Benvenuta la discussione sul tema, ma la proposta del presidente Stefani è puro marketing. Un milione di euro per cinque milioni di veneti fa venti centesimi pro capite. Con quella cifra puoi assumere, nei migliori dei casi, una trentina di psicologi in tutta la regione. Più che di un nuovo servizio sarebbe il caso di parlare di una sperimentazione. Non è questo il modello che vogliamo,” dichiarano.

“Noi proponiamo invece un servizio serio, strutturato e pubblico. Per questo il nostro Pdl stanzia 3,5 milioni di euro, con l’obiettivo di aumentare le risorse nei prossimi bilanci fino a raggiungere uno psicologo ogni 50 mila. Nel frattempo, fissiamo già per legge uno standard minimo di un professionista ogni 80.000 abitanti, che rappresenta una soglia di garanzia: la proposta Stefani rimane sul vago e non fissa questo parametro. Il sistema pubblico è al centro del nostro progetto di legge. È il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o l’assistente sociale dell’ATS a prescrivere e orientare il percorso dallo psicologo delle cure primarie, che opera nell’ambito delle UOC Cure Primarie dei distretti sociosanitari, in sinergia con i servizi sociali e gli specialisti ambulatoriali. Gli psicologi potranno essere dipendenti del sistema sociosanitario regionale o liberi professionisti convenzionati, ma il fulcro rimane il sistema pubblico, non l’esternalizzazione,” spiegano.

“Abbiamo anche definito con precisione le funzioni dello psicologo delle cure primarie: eroga percorsi di consulenza psicologica e cicli brevi di psicoterapia di base, valuta i casi e orienta verso percorsi specialistici di secondo livello quando necessario. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge istituiamo un gruppo di lavoro tecnico, con due psicologi nominati dall’Ordine e due dalle Ulss, che definirà gli strumenti di validazione dei trattamenti, per garantire uniformità a livello regionale e misurare concretamente gli esiti terapeutici,” aggiungono.

“Un’ultima cosa che ci sta a cuore: la salute mentale non è un problema solo degli adulti. Il nostro PDL copre le fasce di età dai 14 ai 90 anni, con una speciale attenzione ai minorenni e ai giovani, che sono stati tra i più colpiti dalla crisi psicologica post-pandemia. Ignorare questa fascia d’età sarebbe un errore grave. Chiediamo fin da subito un percorso di audizioni sui Pdl depositati che coinvolga professionisti, ordini, Ulss e associazioni. Abbiamo di fronte una sfida enorme e il nostro patto sociale rischia di non tenere. Non possiamo più permetterci politiche di piccolo cabotaggio: abbiamo bisogno di investimenti veri. Ecco perché finché la giunta Stefani non avrà coraggio di chiedere di più a chi ha di più, con l’addizionale Irpef, faremo soltanto marketing e social-washing,” concludono Ostanel e Cunegato.

di Redazione AltovicentinOnline

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