Ansia, autolesionismo, bullismo e alcol: l’indagine della Fondazione Foresta su 1.399 studenti veneti fotografa una generazione che soffre e spesso non chiede aiuto. Il 15,3% ha pensato di togliersi la vita nell’ultimo anno. C’è una generazione che fatica a stare bene e un mondo adulto che spesso se ne accorge soltanto quando il malessere diventa impossibile da ignorare. Prima, però, ci sono l’ansia liquidata come fragilità, la tristezza scambiata per svogliatezza, il bullismo archiviato come ragazzata. E quel rassicurante ‘sono cose che passano’, pronunciato magari senza nemmeno alzare gli occhi dal telefono.
I numeri raccolti dalla Fondazione Foresta ETS tra 1.399 studenti delle scuole superiori di Padova e provincia, nell’anno scolastico 2025-26, raccontano una realtà meno comoda. Il 15,3% degli intervistati, 214 ragazzi, ha pensato almeno una volta di togliersi la vita nell’ultimo anno. Per 123 studenti, l’8,8% dell’intero campione, questi pensieri sono comparsi più frequentemente. E il 23% di chi li ha riferiti non ha chiesto aiuto a nessuno.
Non è una diagnosi collettiva, ma un segnale che sarebbe irresponsabile ignorare.
Ragazze più esposte, ragazzi non immuni
L’ansia supera la soglia indicata dal questionario nel 68% delle ragazze e nel 33,8% dei ragazzi. I sintomi depressivi riguardano rispettivamente il 47,1% e il 30,8%. Anche l’autolesionismo è più frequente tra le studentesse: 17% contro 7%. I pensieri suicidari interessano il 19% delle ragazze e il 10,8% dei ragazzi. I maschi, invece, registrano più spesso eccesso ponderale e consumo alcolico intenso nel fine settimana: il binge drinking riguarda il 10,2%, contro il 4,1% delle ragazze. Il disagio, insomma, non ha un’unica uniforme: cambia forma, ma non per questo pesa meno.
Poi c’è il bullismo, subito ripetutamente a scuola, online o in entrambi gli ambienti dal 34,3% degli studenti. Un dato che chiama in causa non soltanto chi aggredisce, ma anche chi vede e tace. E soprattutto chi dovrebbe ascoltare. Tra gli studenti che hanno subito bullismo ripetuto, i pensieri suicidari sono riferiti dal 34% di chi non si sente ascoltato dai genitori, contro il 17% di chi sente di poter contare sul loro ascolto. Una differenza che non dimostra da sola un rapporto di causa ed effetto, ma indica quanto le relazioni possano contare.
La prevenzione non comincia in emergenza
“Molti segnali compaiono prima dell’emergenza”, osserva Carlo Foresta, presidente della Fondazione. Il punto è proprio questo: riconoscerli prima che diventino una crisi, offrire spazi di ascolto e rendere possibile dire “non sto bene” senza vergogna o paura di essere giudicati.
Per chiedere aiuto: numero verde della Regione Veneto 800 33 43 43 gratuito e attivo 24 ore su 24, Telefono Amico Italia 02 2327 2327, Telefono Azzurro 19696. In caso di emergenza, chiamare il 112.
di Redazione AltovicentinOnline
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