L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non è una sorpresa e non lascia rimpianti. Luca Zaia, governatore del Veneto e figura storica del Carroccio, liquida così l’addio dell’ex vicesegretario federale, in un’intervista concessa a Nord Est e firmata dalla cronista Laura Berlinghieri.
«Era un corpo estraneo. E, come tutti i corpi estranei, se ne è andato», taglia corto Zaia, escludendo qualsiasi stupore per la decisione di Vannacci. «Nessuna sorpresa, era una storia già scritta».
Una parabola rapidissima, quella del generale, che Zaia ricostruisce con toni critici: «Parliamo di un individuo che, senza uno straccio di militanza alle spalle, è entrato in un partito che gli ha dato una visibilità enorme. Non solo: ne è diventato vicesegretario federale». Una carriera lampo, destinata a restare tale: «Sarà ricordato come la meteora leghista, l’enfant prodige della Lega. Tesserato ad aprile 2025, nominato vicesegretario a maggio e uscito dal partito a febbraio 2026. Meno di nove mesi, ma con opportunità che altri non hanno avuto in una carriera intera».
Zaia rivendica di aver espresso perplessità fin dall’inizio: «Ho sempre detto, ancora prima che venisse candidato in Europa, che Vannacci non ha le caratteristiche di un leghista». E respinge l’idea che il consenso personale dell’ex generale possa trasformarsi in un problema per il partito: «Ha continuato a sventolare la bandiera dei “suoi” 500 mila elettori, dimenticando che senza la Lega non sarebbe andato da nessuna parte. Vediamo come sarà la sua marcia in solitaria».
Nessun timore, dunque, per eventuali ripercussioni elettorali: «Figuriamoci. Adesso finalmente potrà camminare sulle sue gambe e dimostrare a tutti quanto è bravo». E se qualche leghista dovesse seguirlo? «Forse. Chi non ha le idee chiare, chi non ha senso identitario. Ma non me ne curo».
Parole nette anche sul ruolo di Matteo Salvini nella vicenda: «Salvini è stato inclusivo, ha investito su di lui. Gli ha dato un’opportunità enorme, che lui ha gettato senza rispetto». E respinge l’idea che la promozione di Vannacci sia stata un errore: «La storia non si scrive mai col senno di poi».
Zaia sottolinea inoltre come il seggio europeo di Vannacci sia indissolubilmente legato al simbolo leghista: «È innegabile che quel seggio, senza la Lega, non lo avrebbe mai ottenuto». E nega che l’uscita sia stata forzata da tensioni interne: «Salvini è stato fin troppo comprensivo con lui. Lo ha sempre protetto e investito su di lui, anche quando non era nemmeno tesserato».
Quanto alle voci su una possibile vicesegreteria federale per lo stesso Zaia, il governatore glissa con ironia: «Dopo i tormentoni sulla presidenza dell’Eni, l’amministrazione di Venezia e il Parlamento, adesso si apre pure quello della vicesegreteria federale…». Poi precisa: «Non sto rispondendo a queste domande in vista di un ruolo politico. Il punto centrale, adesso, è un altro».
Ed è un punto personale: «Oggi finalmente si chiude un capitolo che per me è stato doloroso». Un disagio nato dalle continue uscite del generale: «Per mesi sono stato costretto ad accettare dichiarazioni che nulla c’entravano con la Lega. Sull’Autonomia, per dirne una». Ma anche su temi civili: «Le parole su Paola Egonu? Sono cose che non solo non si possono dire, ma mi chiedo anche come possano essere pensate».
Sulle ambiguità legate al fascismo, Zaia riconosce almeno una presa di distanza: «Quantomeno ha avuto il buongusto di definirsi antifascista». Ma resta la distanza politica e culturale: «Io credo che la destra liberale sia una destra che vince, mentre la destra liberticida è una destra che perde. Vedremo chi avrà ragione».
Infine, un messaggio al partito: «Non esiste una Lega di Zaia o una Lega di Salvini. La Lega è la Lega. Ho vissuto stagioni migliori e stagioni peggiori. Ma quantomeno, con l’uscita di Vannacci, è finita quella degli imbarazzi e delle provocazioni».