Cento anni di storia che racchiudono 4 generazioni, una storia di tradizione, attaccamento e devozione per la terra, che se amata sa darti i suoi frutti prelibati. L’azienda Vitacchio di Breganze è un gioiellino incastonato tra le colline delle Bregonze. Basta fare due passi, senza nemmeno entrare per respirare un’aria diversa: è un miscuglio di sensazioni che emozionano.

Ad accogliermi ci sono Emilio e Massimo Vitacchio, padre e figlio di poche parole, che preferiscono spenderle tutte per i loro prodotti. Dietro di loro, i nipotini dagli occhi vispi. Due bambini intelligenti, dagli occhi vivaci e dalle idee chiarissime, promettono che porteranno avanti l’azienda , che affonda le sue radici nel 1921, quando il casale nacque come quartier generale del commercio dei vini sfusi. ‘ Distribuivamo vino alle osterie – raccontano mentre mi fanno girare la cantina in ogni angolo – , qui sono stati allevati maiali e buoi’.

Sarà il Cavalier Guerrino a dare la svolta, ristrutturando l’azienda agricola che con lui inizierà ad imbottigliare Vespaiolo, Cabernet e Pinot Grigio. Padre severo, passerà il testimone al figlio Emilio, con cui l’azienda Vitacchio fa il pieno di riconoscimenti prestigiosi, puntando sulla qualità dei vini, che iniziano ad avere fama. Per Emilio Vitacchio, umile signore dai modi gentili, dal viso che sembra l’emblema della bontà d’animo e dell’educazione, la passione è il Torcolato.

Nel 1995, otterrà il marchio Doc e nel 2002, insieme ad altri soci, fonderà La Maginifica Fraglia del Torcolato doc di Breganze, che mostra con orgoglio nella sua cantina, con quell’uva distesa ad appassire. La mostra adagiata come su un letto, la vista fa brillare gli occhi di chi, come me, non ha mai visto niente di simile. L’uva giace armoniosa e per chi guarda quello spettacolo non può non rimanere colpito, non può non pensare al miracolo del vino, che arriva nei nostri bicchieri dopo un lavoro artigianale, che oltre alla professionalità e alla maestria, si sente che è fatto d’amore per la vite. ‘Qui mettiamo in autunno ad appassire l’uva Vespaiola, appesa alle travi attraverso i rosoli. Il Torcolato è una prelibatezza perchè si tratta di una varietà autoctona, presente solo a Breganze e in nessun’altra parte d’Italia.  – continuano Emilio e Massimo Vitacchio – E’ l’emblema del nostro territorio, per questo ne andiamo orgogliosi e un tempo si conservava in soffitta, da dove si prelevava quando arrivava un lontano parente o un ospite d’onore. Il Torcolato più invecchia più è buono perchè non teme il tempo’.

 

Emilio Vitacchio ha 74 anni, ma non è il padre che impone. Da qualche anno, pur seguendo comunque l’azienda, ha demandato al figlio Emilio, che sta raccogliendo il testimone di tre generazioni. Lo fa con l’orgoglio di chi porta avanti un cognome importante, ma quello che colpisce è il suo continuo rinnovamento, pur mantenendo i punti fermi della tradizione. Ci tiene a specificare che i suoi vini non sono quelli che trovi al supermercato, ma il suo è un brand da tavola ‘ricercata’. Insomma, un buon ristoratore non può non avere nella sua carta dei vini quelli dell’azienda Vitacchio e quando li sorseggi, non occorre essere intenditori, per capire il perchè il brand breganzese è sinonimo di altissima qualità.

Massimo Vitacchio sa darsi quando si racconta, mi spiega che inizialmente, era stato destinato ad altra professione: ‘Facevo un altro lavoro, mi dedicavo all’azienda agricola, dove si allevano anche maiali e si producono salumi, solo nel fine settimana. Nel 2017 ho deciso che l’azienda di famiglia era la mia vita e appoggiato anche da mia moglie, ho investito tutte le mie energie qui. Produciamo vini e salumi, ricavati da maiali che alleviamo, crescendoli con il cibo di una volta. Il loro modo di mangiare sano lo si sente tutto nei nostri insaccati’.

Massimo è perito industriale ed ha conseguito il diploma da Sommelier nel 2004. Quando illustra i suoi vini, ne spiega il procedimento di produzione ti coinvolge, immergendoti nella sua realtà. Guardi lui che parla, osservi il vino che ti versa nel bicchiere e mentre il profumo delle viti sale, quasi lo vedi mentre cura le sue piante, mentre le scruta per accertarsi che tutto vada bene nella loro crescita. Lo immagini mentre è circondato dalle sue vigne: ‘E’ lì che si produce il vino di qualità. Più che in cantina’. Ti rapisce con l’attenzione quando ti racconta di come realizza il ‘Togarella’, un vino dal colore intenso, che sembra invadere il bicchiere come fosse inchiostro, che marchia il bicchiere. Mi sembra quasi incredibile che esista quel nettare di uva cabernet savignon 100%, capace di darti l’estasi del gusto. Gli chiedo subito da dove derivi il nome e Massimo mi racconta che la togarella è la tipica terra vulcanica delle colline di Breganze e deriva dalla disgregazione del tufo, che in dialetto è la ‘toga’. Il vino Togarella della Cantina Vitacchio è il ‘fiore all’occhiello’ tra i rossi: provare per credere!

Natalia Bandiera

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