Non è solamente una donazione, è l’arrivo a Thiene di un frammento della storia. Donato alla città il modello in gesso della statua dedicata ad Arturo Ferrarin, il leggendario aviatore che nel 1920 compì la storica trasvolata Roma-Tokyo, impresa che lo consegnò alla storia dell’aviazione mondiale.
A donare l’opera sono stati Ida Zanetti, Giuseppe Zanetti e Pietro Zanetti, nipoti dello scultore Giuseppe Zanetti, autore del monumento originale. Con un gesto di grande sensibilità civile e culturale, la famiglia ha deciso di affidare il manufatto al Comune di Thiene affinché venga conservato, valorizzato ed esposto al pubblico.
La scultura troverà collocazione all’interno dell’hangar espositivo dell’Aeroporto ‘Arturo Ferrarin’, andando ad arricchire il patrimonio storico e artistico cittadino e affiancandosi alle numerose testimonianze dedicate al celebre aviatore.
Giuseppe Zanetti, lo scultore delle montagne e degli eroi
Nato artista e diventato protagonista della scultura italiana del secolo scorso, Zanetti fu anche soldato valoroso durante la Prima Guerra Mondiale. Chiamato alle armi nel 1915, combatté per quattro lunghi anni dall’Altopiano di Asiago fino all’Albania. Tornò a casa decorato con due Croci al Valore, sopravvissuto alla terribile epidemia di ‘spagnola’, al colera che devastò l’esercito serbo in ritirata e alla malaria che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita.
Fu proprio la malattia a spingerlo verso le montagne, dove trovò sollievo e ispirazione. Percorse l’Altopiano di Asiago, le Piccole e le Grandi Dolomiti, sviluppando una passione che lo portò persino alla presidenza della sezione vicentina del Club Alpino Italiano tra il 1937 e il 1939.
Ma fu nell’arte che raggiunse la piena consacrazione. Giovanissimo venne invitato più volte alla Biennale di Venezia, ottenendo premi e riconoscimenti. Espose alla Quadriennale di Roma, a Ca’ Pesaro e in numerose città italiane, mentre le sue opere entravano nelle collezioni di musei e gallerie.
Tra i lavori più noti figurano il “Cristo flagellato”, “Il cieco e l’orfano di guerra” e la “Maternità errante”. A lui si devono inoltre numerosi monumenti che ancora oggi caratterizzano il paesaggio urbano vicentino: quelli dedicati a Fogazzaro, Pigafetta, Battisti, agli Alpini e allo stesso Arturo Ferrarin. Sue sono anche opere presenti negli ossari del Pasubio, di Asiago e Treviso, nel Santuario di Monte Berico, nella Cappella Cardinalizia in Vaticano e perfino in gallerie d’arte di New York.
Morì a Vicenza il 28 gennaio 1967, lasciando un’eredità artistica immensa.
di Redazione AltovicentinOnline
ph a scopo illustrativo