Il Veneto è una delle regioni italiane con la maggiore presenza di comunità musulmane, ma anche una delle aree dove l’apertura di nuovi luoghi di culto incontra più ostacoli. Secondo le rilevazioni più recenti, sul territorio regionale sono attivi 119 centri culturali islamici, parte di circa 1.200 presenti in tutta Italia. Nessuno di questi, però, è una moschea in senso architettonico, dotata di minareto: in Italia strutture di questo tipo si trovano solo in sei città.
A incidere è soprattutto la legge regionale del 2016, che introduce criteri molto rigidi per l’insediamento di nuovi luoghi di culto e viene considerata da molti osservatori come una normativa pensata, di fatto, per limitare l’espansione di quelli islamici. Ogni proposta di apertura genera infatti un intenso dibattito pubblico, con posizioni spesso polarizzate e frequenti proteste politiche.
La regione è diventata così un laboratorio di tensioni nazionali: da un lato la richiesta di garantire libertà di culto e trasparenza amministrativa, dall’altro la preoccupazione per i finanziamenti esteri, la gestione degli spazi e le implicazioni culturali. A questo si aggiunge un altro nodo: la difficoltà di ottenere aree cimiteriali dedicate alle sepolture islamiche, spesso negate o rimandate dai Comuni.
Nonostante l’alto numero di fedeli e la presenza consolidata di centri culturali, il Veneto rimane quindi una delle regioni in cui l’equilibrio tra diritto alla libertà religiosa, norme urbanistiche e sensibilità politiche è più fragile. Il confronto, che coinvolge amministrazioni, comunità e partiti, è destinato a proseguire, mentre il quadro normativo regionale continua a frenare nuovi insediamenti e a rendere complessa la gestione di una realtà ormai radicata sul territorio.
di Redazione AltovicentinOnline