Strade interrotte, sponde franate e il torrente colmo di massi. Sono le immagini che raccontano l’alluvione del novembre 1966, un evento che ha segnato profondamente Laghi e la memoria delle sue famiglie. A sessant’anni da quei giorni, la comunità si ritroverà per ricostruire quanto accadde e trasmettere alle nuove generazioni il ricordo di una delle emergenze più drammatiche vissute dal territorio. L’appuntamento è per sabato 17 ottobre, alle 17, nella struttura polifunzionale di Laghi, dove si terrà l’incontro ‘A 60 anni dall’alluvione. Memoria, testimonianze e storia di una comunità’, promosso dall’Unione Montana Alto Astico insieme al Comune di Laghi, con la collaborazione di Theama Teatro e dell’associazione Insieme per Laghi.
Alla serata interverranno il sindaco di Laghi e presidente dell’Unione Montana Alto Astico, Marco Lorenzato, ed Emanuela Dal Molin, figlia del sindaco che guidava il paese durante l’emergenza del 1966. Il suo contributo offrirà uno sguardo familiare su quei giorni, attraverso i ricordi di chi visse da vicino le difficoltà e le conseguenze dell’alluvione. Spazio anche all’approfondimento scientifico con Sebastiano Carpentari, esperto di meteorologia, che illustrerà il fenomeno atmosferico all’origine delle intense precipitazioni e le ragioni dei pesanti effetti che colpirono le montagne vicentine. Il racconto sarà arricchito da testimonianze, documenti e fotografie d’epoca, accompagnati da momenti teatrali curati da Theama Teatro e da appassionati del paese. Un percorso tra memoria personale e ricostruzione storica, per restituire voce a chi ha vissuto quei momenti e conservare un patrimonio di esperienze condivise.
“Quasi ogni famiglia conserva un ricordo, una fotografia, un racconto ascoltato da bambini”, sottolinea Marco Lorenzato ed aggiunge: ” a sessant’anni di distanza sentiamo il dovere di raccogliere queste memorie prima che vadano perdute e di consegnarle ai più giovani. Ricordare quei giorni ci aiuta anche a guardare il nostro territorio con più consapevolezza, sapendo quanto è fragile e quanta cura richiede. Una comunità che ricorda, racconta e tramanda la propria storia è una comunità più forte”.
di Redazione AltovicentinOnline