Un racconto che parte da Monza, attraversa la cultura italiana del Novecento e arriva fino a Thiene, mostrando come anche un’opera apparentemente circoscritta alla storia locale possa inserirsi in una vicenda più ampia, quella dell’evoluzione dell’architettura, del design e delle arti applicate in Italia.
Un’opera legata a una delle figure più interessanti dell’architettura e del design italiano del Novecento torna a far parlare di sé a Thiene. Si tratta della grande fontana progettata da Tomaso Buzzi, protagonista della IV Triennale di arti decorative di Monza del 1930 e oggi al centro di una riscoperta che intreccia storia dell’arte, architettura e memoria cittadina.
La vicenda sarà raccontata sabato 26 settembre, alle 18, nella Sala Riunioni di Palazzo Cornaggia, durante un incontro dedicato alla storia e al valore della fontana. A ricostruirne le vicende saranno l’architetto Davide Alaimo, collezionista, storico delle arti applicate e docente allo IED di Torino, e Belinda Guerriero della Galleria Artemisia. L’ingresso è libero.
Dalla Triennale di Monza a Thiene
La storia della fontana affonda le proprie radici nell’11 maggio 1930, quando venne inaugurata la quarta Triennale di arti decorative di Monza. L’esposizione rappresentava uno degli appuntamenti più importanti per il mondo della progettazione e delle arti applicate italiane e riuniva architettura, arredamento e decorazione secondo le nuove sensibilità del tempo.
Tra le opere allestite nel cosiddetto “giardino delle rose” figurava proprio la grande fontana ideata da Tomaso Buzzi, architetto destinato a diventare una presenza significativa nel panorama italiano del Novecento.
La sua presenza a Thiene risale invece all’anno successivo. Nel 1931 l’opera entrò a far parte del patrimonio cittadino, grazie all’intermediazione dell’ingegnere Francesco Bonfanti, conosciuto anche per il progetto di piazza Scalcerle. Un passaggio che lega così direttamente la città vicentina a una stagione fondamentale della cultura progettuale italiana, quando le arti decorative stavano rapidamente evolvendo verso una concezione moderna dell’abitare e dello spazio pubblico.
Un patrimonio da riscoprire
La riscoperta della fontana non rappresenta soltanto il recupero di un manufatto, ma offre l’occasione per rileggere un capitolo della storia culturale di Thiene attraverso i rapporti con i grandi protagonisti dell’architettura italiana.
Tomaso Buzzi, infatti, occupò un ruolo di rilievo nel dibattito artistico e progettuale del suo tempo. La sua attività attraversò architettura, arredamento e arti decorative, in un continuo dialogo tra tradizione e modernità. La fontana realizzata per la Triennale di Monza si inserisce proprio in questo contesto e testimonia il clima culturale degli anni Trenta.
L’arrivo dell’opera a Thiene nel 1931 assume quindi un significato particolare: la città si trovò ad accogliere un elemento proveniente da una delle principali manifestazioni italiane dedicate alle arti decorative, portando sul proprio territorio una testimonianza concreta di quella stagione.
Sarà proprio l’intreccio tra la storia dell’opera, la figura di Buzzi e le vicende della sua permanenza a Thiene a essere approfondito durante l’incontro di Palazzo Cornaggia. L’appuntamento offrirà anche l’occasione per conoscere più da vicino il lavoro di ricerca che ha consentito di riportare l’attenzione sulla fontana e sul suo significato nel patrimonio storico e artistico cittadino.
Un racconto che parte da Monza, attraversa la cultura italiana del Novecento e arriva fino a Thiene, mostrando come anche un’opera apparentemente circoscritta alla storia locale possa inserirsi in una vicenda più ampia, quella dell’evoluzione dell’architettura, del design e delle arti applicate in Italia.