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Roana. Ghertele, 1916–2026: la memoria ritrovata del fisico Győző Zemplén

Una memoria che cammina sulle gambe delle nuove generazioni. Un ponte con il passato. L’omaggio ad una vita persa sulle montagne dell’Altopiano, a storie che per decenni restano nel silenzio e poi tornano a gran voce. Al  Ghertele, quella voce ha preso forma in un monumento. È stato inaugurato il cippo dedicato a Győző Zemplén, fisico ungherese caduto sull’Altopiano durante l’offensiva di primavera del 1916. Un progetto atteso, maturato nel tempo, che finalmente trova compimento.

La cerimonia, condivisa e concordata con le autorità ungheresi, ha visto la presenza, tra gli altri, del Presidente della Repubblica d’Ungheria Tamás Sulyok, di tre discendenti della famiglia Zemplén, di rappresentanti dell’Università Eötvös Loránd, dell’Università di Budapest e di una delegazione della città natale dello scienziato, Nagykanizsa. Diverse anche le presenze italiane, insieme a studenti ungheresi e romeni e ai ragazzi delle nostre scuole, protagonisti di una giornata di memoria e riflessione. Ma dietro quel monumento c’è un percorso lungo anni. Tutto nasce dalla ricerca di Vittorio Poli, socio dell’associazione Siben Alte Komoine e delle Guide Altopiano. Un lavoro paziente, fatto di archivi, documenti, contatti internazionali. Negli ultimi mesi il progetto ha coinvolto anche il Museo della Grande Guerra di Canove ed è stato sostenuto dal Comune di Roana, che ha creduto nella necessità di restituire dignità a una figura importante, a lungo poco conosciuta in Italia.

Chi era Győző Zemplén? Nato nel 1879, allievo di Loránd Eötvös, era considerato una delle promesse della fisica europea. Allo scoppio della guerra si arruolò volontario. Fu gravemente ferito a nordovest di Asiago e morì al Ghertele, lasciando la moglie e cinque figli. Una vita spezzata, un talento interrotto, una famiglia segnata per sempre.

Oggi, in quel luogo dove si spense, non si è ricordato soltanto lo scienziato. Si sono ricordate le vite perse in nome di una guerra che ha scavato solchi profondi tra popoli vicini.

di Redazione AltovicentinOnline

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