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Thiene. “Ci stanno complicando il volontariato. Così le sagre e le feste spariranno”, lo sfogo del presidente Unpli Medio Astico. L’intervista

«Non è che non vogliamo regole o fiscalità. A noi va benissimo essere in regola e pagare le tasse che dobbiamo pagare. Punto primo».

A parlare è Manuel Benetti, presidente della Pro Loco Medio Astico, che interviene per chiarire la posizione delle associazioni di volontariato di fronte alle crescenti complessità burocratiche. La precisazione è netta: nessuna richiesta di scorciatoie o privilegi, ma la necessità di regole proporzionate alla natura non lucrativa delle attività svolte. Le Pro Loco, ricorda Benetti, sono composte esclusivamente da volontari che dedicano tempo e competenze gratuitamente, reinvestendo ogni eventuale guadagno sul territorio – per asili, beneficenza, iniziative pubbliche e momenti di aggregazione.

Eventi in perdita e risorse da trovare altrove

Il caso emblematico è il Carnevale di Thiene:  «È completamente in perdita», spiega Benetti. Ed è anche uno degli eventi più complessi dal punto di vista burocratico, pur non configurandosi – secondo l’interpretazione dell’associazione – come pubblico spettacolo. Un tema su cui il presidente annuncia un approfondimento con riferimenti normativi regionali e statali. Il meccanismo economico è semplice: su dieci eventi organizzati nell’arco dell’anno, almeno cinque sono a incasso zero. Befana, Halloween, Carnevale e altre iniziative dedicate alla comunità generano valore sociale ma non entrate economiche. Per questo, in altri periodi – ad esempio nel mese di ottobre – si organizzano feste che consentano di creare un margine economico. Non per distribuire utili, ma per coprire le spese degli eventi in perdita”.

Sponsor in calo, adempimenti in aumento

Anche il sostegno degli sponsor locali, pur fondamentale, si è ridotto. «Le aziende hanno le loro difficoltà e contribuiscono meno», osserva Benetti. Nel frattempo aumentano gli adempimenti fiscali e amministrativi: Iva da versare, costi non sempre detraibili, consulenze del commercialista, responsabilità personali in capo ai presidenti. Un carico che pesa su chi opera a titolo gratuito. «Chi me lo fa fare?», è la domanda che alcuni si pongono. Ufficialmente nessuno ha annunciato di voler smettere, ma il malessere è diffuso. L’assunzione di responsabilità, unita alla crescente complessità gestionale, rischia di scoraggiare chi dedica tempo e competenze senza alcun compenso.

Il rischio di spegnere il volontariato

Il punto, ribadisce il presidente della Pro Loco Medio Astico, non è sottrarsi ai controlli o agli obblighi fiscali. «Pagare le tasse ed essere in regola è giusto». La richiesta è piuttosto quella di una maggiore proporzionalità. Ogni nuovo adempimento, ogni ulteriore costo, ogni complicazione burocratica si traduce in tempo sottratto all’organizzazione degli eventi e in ulteriore responsabilità personale per i volontari.

«Più aggiungi, più la gente si stanca – conclude Benetti – . Le Pro Loco rappresentano un presidio sociale essenziale per i territori: tengono vive tradizioni, creano coesione, offrono occasioni di incontro. Se la burocrazia diventa eccessiva rispetto alla natura volontaria dell’attività, il rischio non è solo organizzativo, ma culturale>.

L’appello di Manuel Benetti è chiaro: regole sì, ma chiare e sostenibili. Per continuare a fare, gratuitamente, ciò che da sempre tiene unita la comunità.

Mozione salva-Pro Loco, il decalogo della Lega

“Le Pro loco vanno tutelate” e per questo Cristiano Corazzari, consigliere regionale di Lega-Liga Veneta ha messo a punto una mozione per chiedere alla giunta Stefani di attivarsi con Governo e ministero dell’Economia e delle Finanze “affinché siano forniti chiarimenti interpretativi in merito all’applicazione delle nuove disposizioni fiscali alle Pro loco e agli enti del Terzo settore che organizzano manifestazioni tradizionali”. Ma anche affinché “sia mantenuto il carico fiscale in essere a parità di entrate a carico delle Pro loco e agli enti del Terzo settore” che organizzano sa gre e feste. Corazzari suggerisce anche l’istituzione di un tavolo tecnico regionale con le rappresentanze delle Pro loco venete e esperti in materia fiscale e del Terzo settore per “monitorare le criticità applicative e individuare soluzioni operative”. E infine di valutare l’attivazione di strumenti regionali di “supporto informativo e formativo per le Pro loco del Veneto in materia di adeguamento contabile e fiscale”. Tutto questo perchè le Pro loco “rappresentano una realtà fondamentale del tessuto sociale, culturale e identitario del Veneto, operando prevalentemente attraverso il volontariato e senza fini di lucro. Le manifestazioni organizzate dalle Pro loco, ovvero sagre, feste popolari, fiere e rievocazioni storiche, costituiscono strumenti di valorizzazione delle tradizioni locali, dei prodotti tipici, del patrimonio culturale e dell’economia dei piccoli Comuni”. I proventi derivati dalle manifestazioni sono generalmente reinvestiti nelle finalità statutarie degli enti e destinati a iniziative di utilità sociale per la comunità locale, quindi non andrebbero considerate come utili di attività commerciali, dice Corazzari.

L’eventuale classificazione delle Pro loco come enti commerciali, “in caso di prevalenza di proventi considerati ‘commerciali’, comporterebbe un aggravio fiscale, amministrativo e contabile difficilmente sostenibile, soprattutto per le realtà operanti nei piccoli Comuni” e questo “potrebbe determinare una riduzione o cancellazione di manifestazioni storiche e tradizionali, con ricadute negative sotto il profilo sociale, culturale ed economico per i territori”, avvisa Corazzari. “È pertanto necessario- conclude- garantire certezza interpretativa e tutela alle associazioni che operano esclusivamente per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e ritengo opportuno salvaguardare il ruolo delle Pro loco e delle manifestazioni popolari tradizionali quale espressione del volontariato organizzato e presidio di coesione comunitaria”.

di Redazione AltovicentinOnline

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