La potenza della musica, i colori del suono, la forma che diventa preghiera: è questo il cuore de “La forma e il colore di Chester Stella”, la mostra che sarà inaugurata venerdì 12 giugno 2026 alle 18 nella sala Luigi Meneghello di Villa Cornaggia, in via F. Corradini 89.
Un appuntamento che conferma il legame profondo tra l’artista e la sua città natale, Thiene, e che nasce nel segno di una lunga e riconosciuta carriera.
Un maestro di casa a Thiene
«È sempre un grande piacere ospitare opere di Chester Stella – dichiara l’assessora alla Cultura Ludovica Sartore – Ricordo che a dicembre scorso l’Amministrazione Comunale ha voluto tributargli un riconoscimento ufficiale per la lunga e ricca carriera artistica. Colgo l’occasione per ringraziare Chester Stella per aver mantenuto negli anni un legame forte con la sua città natale, nei confronti della quale è stato sempre disponibile, accordando la propria collaborazione qualificata laddove erano richieste la sua competenza e passione, come nel recente pomeriggio culturale dedicato alla Melencolia I del Dürer. Auspico il grande successo che l’esposizione merita».
Parole che restituiscono non solo la stima istituzionale, ma anche un rapporto umano costruito nel tempo, fatto di presenze, contributi, dialoghi con la comunità.
La pittura come viaggio fuori dal tempo
Al centro della mostra, la ricerca pittorica di Chester Stella, nutrita da musica, luce e meditazione: un percorso che rifiuta l’imitazione della realtà per spingersi oltre i confini di spazio e tempo. «Ho intuito da tempo – spiega l’artista Chester Stella – che la potenza della musica aveva il potere di trasportarmi fuori dai concetti di spazio e tempo. I colori del suono e le forme nello spazio potevano liberarmi dal compito di imitare la realtà. Non si trattava più di rappresentare un albero o un mazzo di fiori ma di permettere a queste forme e colori di sviluppare una vita propria usando una tecnica basata sulla semplificazione. Mi rendo conto che occorrerà del tempo affinché l’osservatore possa cogliere il senso di tutto ciò. Forse un tentativo di fermare l’infinito sulla tela e trasformare la forma e il colore in preghiera. Un destino, il mio, iniziato a Thiene nel 1950 e dilatato in cinquant’anni di viaggio tra materia e pittura. Il tempo si fa diario nelle mie opere che viaggiano dal 1973; lo spazio si annulla nel ponte tra il rigore mitteleuropeo e il battesimo spirituale nell’isola di Bali».
Nelle sue parole si intravede la chiave di lettura della mostra: ogni dipinto come pagina di un diario interiore, ogni forma come tentativo di “fermare l’infinito” sulla tela. L’esposizione resterà aperta fino a domenica 28 giugno e sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero.
Un artista eclettico tra raku, scenografia e pittura
Nato a Thiene nel 1950, Alberto Chester Stella è un artista eclettico che ha scelto una formazione “non sistematica, ma da uomo libero, nutrita più dalla fame che dal metodo”. Da oltre cinquant’anni il suo percorso creativo attraversa: ceramica, design, scenografia, regia teatrale e pittura. Di sé dice: «Non per curiosità ma per necessità interiore, ogni linguaggio è per me una diversa modulazione dello stesso respiro».
Nel “raku”, antica pratica ceramica giapponese che celebra l’imperfezione e la grazia nascosta nelle piccole cose, Stella riconosce «una sorta di patria spirituale, lì dove la fiamma diventa meditazione e l’attesa si trasforma in rivelazione». Così anche nella grafica, cui ha dedicato molto studio, l’artista cerca la precisione del gesto e la memoria della materia.
Eppure è nella pittura che si condensa la sua voce più autentica: il punto d’equilibrio tra disciplina e abbandono.
Dal rigore mitteleuropeo alla luce di Bali
Dai primi anni Settanta, Chester Stella raccoglie riconoscimenti in Italia e all’estero, come se ogni tela fosse un frammento di un diario, una geografia interiore in continuo aggiornamento.

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L’esperienza dei viaggi, in particolare i lunghi soggiorni a Bali, in Indonesia – dove continua a tenere uno studio – ha innestato nel suo lavoro una dimensione rituale e contemplativa. La luce, i miti, la natura dell’isola non sono per lui esotismo, ma un modo diverso di dire “anima”.
Sotto la superficie tropicale, si avverte sempre un rigore mitteleuropeo, nutrito anche dallo studio appassionato dell’incisione antica e dal respiro segreto della musica, che accompagna ogni gesto pittorico come un basso continuo.
Al centro della sua ricerca emerge l’archetipo del labirinto, simbolo della condizione umana e del suo incessante perdersi e ritrovarsi interiore.
Opere nel mondo, tra materia e preghiera
Le opere di Chester Stella sono accolte in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero: da Vicenza a Roma, da Villach a Norimberga e a Bali, fino a Shanghai, in Cina, dove nel 2018 ha esposto una serie di acquerelli alla Galleria BAISHINE.
In tutti questi approdi si riconosce una stessa, ostinata tensione: trasformare la materia in pensiero, la forma in preghiera. È questo filo invisibile, teso tra Thiene e il mondo, tra il fuoco del raku e il silenzio della tela, che la mostra di Villa Cornaggia invita a seguire passo dopo passo, quadro dopo quadro.
di Redazione AltovicentinOnline