«La tutela della salute delle donne, dei neonati e degli operatori sanitari deve prevalere su qualsiasi valutazione politica o campanilistica. Per questo riteniamo che la prosecuzione dell’attività di sala parto ad Asiago esponga la cittadinanza e il personale sanitario e infermieristico a possibili rischi di gran lunga superiori ai benefici e che sia arrivato il momento di avviare una riconversione del servizio, mantenendo però un presidio ostetrico-ginecologico d’urgenza a servizio della montagna».
È la posizione di Nursing Up Veneto che ha inviato una nota congiunta con Fp Cgil, di sollecito alle parti politiche, Regione Veneto e Direzione generale dell’Ulss 7 Pedemontana per evidenziare le criticità organizzative, assistenziali e di sicurezza del Punto nascita di Asiago e proporre una soluzione alternativa, efficiente e sostenibile per conciliare i bisogni di salute della popolazione e la sicurezza del personale.
Al Punto nascita di Asiago i numeri fotografano una realtà ormai difficilmente sostenibile: 88 parti nel 2022, 66 nel 2023, 67 nel 2024 e appena 56 nel 2025. Volumi ben lontani dagli standard nazionali fissati in un minimo di 500 parti all’anno per garantire qualità e sicurezza dell’assistenza rivolta a mamme e nascituri.
Commenta Guerrino Silvestrini, referente regionale Nursing Up Veneto: «Mantenere aperta una sala parto con questi numeri significa affidarsi sempre più a pericolose deroghe e a modelli organizzativi straordinari che non possono essere prorogati oltre. La sicurezza dell’evento nascita richiede équipe stabili, esperienza clinica consolidata e una copertura multidisciplinare continua, elementi che oggi risultano sempre più difficili da garantire».
Nel mirino del sindacato c’è soprattutto il nuovo modello organizzativo che prevede la rotazione delle ostetriche tra gli ospedali di Asiago, Bassano del Grappa e Santorso. Per Nursing Up Veneto si tratta di una scelta che rischia di aumentare la frammentazione delle équipe, aggravando le criticità già esistenti legate alla carenza di personale, alle differenti procedure operative e ai diversi sistemi informatici utilizzati nei presidi.
«Mentre negli ospedali hub del Veneto continua a crescere il fabbisogno di ostetriche e professionisti specializzati, non possiamo permetterci di disperdere risorse preziose in strutture che registrano numeri così ridotti. Il personale deve essere impiegato dove può garantire il massimo livello di sicurezza e assistenza» aggiunge Silvestrini.
Nursing Up Veneto e Fp Cgil respingono però qualsiasi ipotesi di disimpegno sanitario sull’Altopiano e propongono una soluzione alternativa ispirata ai modelli già adottati con successo in diverse realtà montane del Trentino-Alto Adige. La proposta prevede l’istituzione ad Asiago di un Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico attivo 24 ore su 24, dedicato alla gestione delle emergenze e alla stabilizzazione immediata della madre e del neonato, affiancato dal potenziamento del sistema di trasporto assistito STAM (Servizio di Trasporto Assistito Materno) e STEN (Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale) attraverso l’impiego di ambulanza o elicottero con incubatrice termica mobile e apparecchiature di supporto vitale verso i punti nascita di riferimento di Santorso e Bassano per le madri con gravidanze a rischio e neonati critici.
Rilevano i referenti Silvestrini (Nursing Up) e Lara Donati (Fp Cgil): «La montagna ha diritto a servizi sanitari sicuri e adeguati alle proprie peculiarità territoriali. Questo diritto non coincide necessariamente con il mantenimento di una sala parto che non dispone più dei requisiti minimi per operare in condizioni ottimali. La vera sfida è costruire una rete moderna, efficiente e tempestiva, capace di garantire la massima tutela clinica anche nelle situazioni di emergenza per le future mamme, i loro figli e il personale che assiste».
Per Nursing Up Veneto il confronto dovrà ora concentrarsi sulla sicurezza delle cure e sulla sostenibilità futura della rete materno-infantile regionale, superando logiche esclusivamente politiche: «La sanità del futuro non si misura dal numero di reparti mantenuti aperti a ogni costo, ma dalla capacità di garantire ai cittadini le migliori cure possibili, nel posto giusto e con un adeguato numero di professionisti».
Comunicato stampa