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Enego. Cappellari verso il patteggiamento. Crepet: “Giovani cercano scorciatoie per il successo”

Mentre la vicenda di Enego, che vede protagonista il giovane aspirante giornalista Adriano Cappellari, continua a colpire l’opinione pubblica per le modalità con cui questo ragazzo, non ancora ventunenne, era riuscito ad attirare su di sé l’attenzione di tutta Italia, si attendono nuovi sviluppi dell’inchiesta giudiziaria.

Nel frattempo iniziano a emergere ulteriori dettagli su quel presunto attentato del 30 novembre, una vicenda che ha sconvolto molti per la capacità di Cappellari di ingannare l’opinione pubblica, presentandosi come un cronista antimafia impegnato a sfidare la criminalità organizzata in un territorio, quello dell’Altopiano dei Sette Comuni, tradizionalmente considerato estraneo a fenomeni mafiosi.

Il giovane aveva denunciato che, nel cuore della notte, ignoti avevano incendiato il portone della sua abitazione. Aveva filmato la scena e, con l’ansia di chi sosteneva di essere stato vittima di un attentato, aveva raccontato anche di aver ricevuto biglietti di minaccia rivolti a lui, a don Patriciello, il parroco anticamorra di Caivano, e perfino alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che gli aveva espresso pubblicamente la propria solidarietà.

Una ricostruzione che, secondo gli inquirenti, si è rivelata una messa in scena. I carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa avrebbero infatti intuito fin dalle prime fasi dell’indagine che qualcosa non tornava. A rafforzare l’impianto accusatorio sarebbero stati anche gli accertamenti del RIS, dai quali emergerebbe che l’incendio sarebbe stato provocato dallo stesso Cappellari.

Secondo il cronista giudiziario Ivano Tolettini, di Rete Veneta, il procedimento potrebbe concludersi con un patteggiamento. Si tratta di un istituto previsto dal diritto penale che consente all’imputato di concordare la pena con la Procura, evitando lo svolgimento del processo ordinario. Una simile scelta difensiva, se confermata, verrebbe interpretata come un segnale della solidità dell’impianto accusatorio della Procura di Vicenza, convinta che il giovane abbia simulato l’intera vicenda.

Paolo Crepet: «Si cercano scorciatoie saltando studio, gavetta e sacrificio»

Commentando il caso di Enego, lo psichiatra Paolo Crepet ha dichiarato di non essere affatto sorpreso dall’accaduto, sostenendo che episodi di questo genere siano il riflesso di una società sempre più orientata alla ricerca della notorietà immediata.

Secondo Crepet, molti giovani cercano scorciatoie per raggiungere il successo, evitando il percorso fatto di studio, esperienza e sacrificio necessario per intraprendere professioni complesse, come quella giornalistica. In questo contesto, anche gesti estremi o la costruzione di un’immagine di sé come vittima possono trasformarsi in strumenti per ottenere attenzione e visibilità.

Il caso Cappellari diventa così, nella lettura dello psichiatra, il simbolo di una deriva culturale più ampia, alimentata dalla ricerca continua dell’esposizione mediatica.

Crepet punta inoltre il dito contro gli adulti, ritenuti i principali responsabili di aver trasmesso alle nuove generazioni il modello della visibilità a tutti i costi. A suo giudizio, i giovani finiscono per imitare comportamenti già diffusi tra gli adulti, in una società che premia spesso l’apparenza più della competenza.

Nel corso dell’intervista, lo psichiatra esprime anche forti perplessità sull’intelligenza artificiale, ritenendo che renda ancora più semplice creare personaggi inesistenti, immagini manipolate e fake news, con il rischio di indebolire il senso critico delle persone e compromettere la credibilità dell’informazione.

Riferendosi al giornalismo, osserva come oggi chiunque possa pubblicare contenuti online senza una reale preparazione o un percorso professionale alle spalle. L’intelligenza artificiale, aggiunge, rende ancora più facile produrre contenuti manipolati, aumentando il rischio di disinformazione.

Crepet conclude la sua riflessione allargando lo sguardo alla società contemporanea, che descrive come sempre più povera di empatia, capacità di ascolto, desiderio di approfondire e cultura. Alla domanda sulle responsabilità degli adulti risponde senza esitazioni: «Enormi». E li definisce, con una sola parola, «irresponsabili».

di Redazione AltovicentinOnline

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