Sull’Altopiano parte una nuova sperimentazione per recuperare 3,4 ettari di terreno. Fieno e semi raccolti nei prati naturali prendono il posto del cotico erboso perduto: dopo Recoaro Mille, il progetto ‘Inerbio’ entra nel vivo. La montagna presenta il conto e questa volta la risposta arriva dal prato. A Melette 2000 è partita una nuova operazione di recupero ambientale destinata a cambiare il volto di una pista da sci.
Non si tratta di una semplice semina. Dietro l’intervento c’è un vero e proprio esperimento scientifico: 3,4 ettari di superficie saranno riportati verso un equilibrio più vicino a quello naturale utilizzando fieno e sementi provenienti da prati e pascoli dell’Altopiano. L’obiettivo è ricostruire un cotico erboso capace di integrarsi con l’ambiente circostante e favorire il ritorno della biodiversità locale.
Semi sotto esame
Il progetto è In.e.r.bio (Inerbimenti per ecosistemi resilienti e bIOdiversi) coordinato da Landes Group con il supporto del Dipartimento Dafnae dell’Università di Padova e di Agridinamica. La strategia è precisa: niente specie estranee al territorio, ma materiale vegetale prelevato da ambienti naturali con caratteristiche climatiche ed ecologiche simili a quelle dell’area da recuperare. Nella parte bassa della pista, a circa 1.400 metri di quota, è stato distribuito il fieno proveniente dai prati naturali di Rubbio. Più in alto, dai 1.500 metri, è invece entrato in azione il seed stripper, una piccola macchina semovente utilizzata per raccogliere i semi e la parte superiore delle piante nei prati della piana di Marcesina. Due tecniche diverse, dunque, messe alla prova sullo stesso terreno. Saranno i risultati a stabilire quale soluzione garantirà il migliore attecchimento e la maggiore capacità di ricostruire un ecosistema stabile. “La prova sperimentale-spiega Davide Crestani di Agridinamica-si basa sull’utilizzo di fieno e semi provenienti da prati con caratteristiche climatiche ed ecologiche analoghe a quelle del sito di intervento”.
Una rete per difendere i prati
Dietro il cantiere di Melette 2000 c’è un progetto molto più ampio. Le attività di censimento hanno già analizzato oltre 1.200 siti, individuando più di 600 ettari potenzialmente idonei a diventare siti donatori. Una rete di prati e pascoli dalla quale recuperare semi ed ecotipi locali per intervenire sulle aree che hanno bisogno di essere ripristinate. Sono coinvolti l’Unione Montana ‘Spettabile Reggenza dei Sette Comuni’, Vi.abilità e l’associazione regionale albo dei cavatori del Veneto, insieme alle aziende agricole Elena ed Eligio Bertacco di Marostica e Loris Cortese di Schiavon. Il problema, sull’Altopiano, è concreto. I circa 470 chilometri quadrati del territorio dei Sette Comuni ospitano un centinaio di malghe, ma la gestione delle superfici a pascolo e il mantenimento del cotico erboso presentano sempre più criticità. “Abbiamo scelto di aderire al progetto Inerbio perché offre la possibilità di intervenire su queste superfici che necessitano di interventi di manutenzione straordinaria”, spiega Laura Veronese, responsabile del settore patrimonio montano della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni.
Dopo Recoaro, ora tocca a Melette
Quella di Melette 2000 è la seconda prova del progetto. Il primo intervento era stato realizzato a Recoaro Mille, per il recupero ambientale di una frana in località Fantoni. La prossima tappa sarà invece in Valbrenta, dove Inerbio sperimenterà il recupero di un’ex cava di marmo rosso di Asiago, con l’obiettivo di riconvertire l’area a pascolo naturale.
di Redazione AltovicentinOnline