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Breganze. Piero e Guerrina, da 26 anni anima dell’edicola storica del paese. “Cerchiamo chi raccolga il nostro testimone”

Nella piazza di Breganze, quando il paese ancora sonnecchia e le serrande sono tutte abbassate, c’è una luce che da ventisei anni si accende prima delle altre. È quella dell’edicola di Piero Xausa e Guerrina Veterlani. Un piccolo presidio quotidiano che, col tempo, è diventato molto più di un negozio. Lì dentro non si vendono soltanto giornali, riviste o ricariche telefoniche. Si raccolgono storie e si custodiscono abitudini. “Non stiamo chiudendo, ma cercando chi abbia voglia di portare avanti l’edicola”.

C’è chi entra per comprare il quotidiano e finisce per raccontare una preoccupazione.  Ma c’è anche chi passa  da loro solo “per fare due parole”. Chi, davanti al bancone, trova il coraggio di confidare una gioia o un momento infelice. E se il mondo corre veloce, nell’edicola di Piero e Guerrina, non c’è rivista o oggetto che possa battere un bene che non ha prezzo e che non è in vendita: il lusso di fermarsi per qualche minuto.

Il paese che scorre davanti ai loro occhi
Dal loro banco, in tutto questo tempo, hanno visto scorrere la vita del paese. Da quando la loro attività ancora si svolgeva nel chiosco in piazza. “Era il 2000” raccontano. “Era l’anno della prima edizione del Grande Fratello e tra i concorrenti c’era un nostro compaesano: Lorenzo Battistello che abbiamo sostenuto in questa sua avventura”.

Una vita insieme, anche dietro il bancone
Ottanta anni lui, settanta lei. Piero, veneto di origine ma cresciuto in Piemonte, ha seguito il cuore scegliendo di costruire la sua famiglia a Breganze insieme a Guerrina e alla loro figlia. Ed è proprio con  quest’ultima che mamma Guerrina avrebbe dovuto avviare l’edicola. “Ma poi, come a volte accade, la vita cambia i piani-spiega Guerrina- così Piero ha deciso di mettersi accanto a me, per non lasciarmi sola in questa nuova avventura che, giorno dopo giorno, è diventata la nostra vita”. Sorridono entrambi. Guardando il guizzo dei loro occhi sembra quasi che il peso degli anni e del lavoro non li abbia mai sfiorati. Ma il loro racconto è fatto anche di sacrifici, rinunce e giornate iniziate quando il paese ancora dorme e il sole ancora non si adagia sui tetti di Breganze.
Ma ci sono stati anche momenti che hanno ripagato ogni fatica. In oltre un quarto di secolo hanno visto crescere intere generazioni. “Abbiamo clienti che quando erano bambini venivano a comperare le figurine” raccontano “adesso entrano tenendo per mano i loro figli”. E se ogni giorno è uguale a se stesso, tra pacchi di giornali da sistemare e riveste da ordinare, ogni giorno è anche diverso con una storia nuova, un volto, una confidenza, un pezzo di vita del paese.

I sacrifici dietro la passione
E poi ci sono i conti da far tornare, ogni mese, in un settore che con il passare degli anni è diventato sempre più complicato. I guadagni si assottigliano, le difficoltà aumentano. “È mortificante. Dura, dura, dura. E i giovani oggi non se la sentono di prendere in mano un’attività come questa. Non troviamo nessuno disposto a subentrare”, raccontano. Perché dietro la passione e il romanticismo di una storica edicola di paese si nasconde anche una quotidianità fatta di sacrifici enormi che negli anni non vengono ripagati. “Ci dispiace, perché il lavoro è massacrante. Lo diciamo sempre anche alla nostra referente provinciale: è davvero mortificante. In due non riusciamo nemmeno a tirar fuori uno stipendio vero”. Eppure, nonostante tutto, ogni mattina continuano ad alzare quella serranda. A spingerli è soprattutto il rapporto con le persone. “La voglia di stare in mezzo alla gente. Restare a casa significherebbe  chiudersi: qui invece parliamo, ascoltiamo, viviamo il paese”. Ma il tempo passa anche per loro. “Io ho ottant’anni e sono fortunato a godere ancora di buona salute”, dice Piero, “però sia io che mia moglie sentiamo che è arrivato il momento di riposarci un po’”.

“Piero, no sta mia saràre”
Per chi non mastica il dialetto veneto, è l’invito affettuoso che i clienti gli ripetono da tempo: “Piero, non chiudere”. E in effetti né lui né Guerrina vorrebbero lasciare abbassando semplicemente la serranda. Il loro desiderio è un altro: trovare qualcuno disposto a mettersi in gioco, raccogliendo il testimone di quella che, dopo ventisei anni, considerano quasi una creatura di famiglia. Un luogo dove il profumo della carta stampata si intreccia ogni giorno con le storie e le vite delle persone.

Un’anima da non perdere
Sentono il bisogno di rallentare, questo sì. Ma non vogliono che quest’angolo della piazza perda l’anima che, con passione e sacrificio, hanno fatto pulsare per oltre un quarto di secolo a Breganze. Così, ogni volta che la porta dell’edicola si apre, guardano con speranza l’arrivo di  una persona capace di portare avanti l’attività con la stessa passione, con lo stesso spirito di servizio e con quella rara capacità di stare accanto alle persone senza invadenza. Tra buongiorno ripetuti ogni mattina, confidenze sussurrate piano e vite che si sfiorano.
E quella di Piero e Guerrina, a Breganze, è stata per oltre un quarto di secolo una piccola grande casa per tutti.

Paola Viero

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