Quello che ogni estate appare come un grande ritrovo di famiglia continua a rappresentare qualcosa di molto più importante: un progetto di ricerca che, partendo da un piccolo borgo cimbro dell’Altopiano dei Sette Comuni, potrebbe contribuire a fare luce sulle cause e sulla prevenzione di alcune delle malattie più diffuse nella popolazione mondiale.
A Stoccareddo di Gallio il cognome Baù non è soltanto un elemento anagrafico, ma un patrimonio genetico che da anni richiama l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Domenica 2 agosto il piccolo paese dell’Altopiano ospiterà il tradizionale raduno della famiglia Baù, un appuntamento che, oltre a riunire centinaia di persone provenienti da tutta Italia e dall’estero, rappresenta anche un’importante occasione per la ricerca sulle malattie complesse.
Da oltre un decennio la Fondazione Malattie Rare Mauro Baschirotto studia infatti Stoccareddo come esempio di “isolato genetico geografico”: una popolazione rimasta per secoli relativamente isolata, nella quale la ridotta variabilità genetica permette di individuare con maggiore precisione i fattori che proteggono o predispongono a patologie come diabete, tumori, ipertensione e malattie cardiovascolari.
Secondo gli studi condotti insieme a genetisti dell’Università di Trieste, circa il 90% dei Baù discenderebbe da un unico capostipite. Proprio questa caratteristica ha reso Stoccareddo un caso di studio unico, con risultati già pubblicati su riviste scientifiche internazionali e che hanno evidenziato la possibile presenza di varianti genetiche con un effetto protettivo nei confronti di alcune malattie metaboliche.
Il raduno dei Baù, nato come momento di incontro familiare – nel 2013 parteciparono oltre mille persone – è così diventato anche un laboratorio a cielo aperto. Durante la giornata i partecipanti possono sottoporsi a visite mediche, prelievi di sangue, esami specialistici e alla raccolta di dati clinici che alimentano uno dei progetti di genetica di popolazione più originali avviati in Veneto.
«L’obiettivo – ha spiegato in questi giorni Giuseppe Baschirotto – è comprendere meglio i meccanismi biologici che proteggono da alcune malattie e individuare nuove possibili strategie terapeutiche, monitorando al tempo stesso lo stato di salute della popolazione». La Fondazione punta inoltre ad ampliare lo studio anche ad altri comuni dell’Altopiano, come Roana, Foza, Lusiana e Rotzo, per confrontare le diverse popolazioni storicamente insediate nell’area.