Cori, slogan e interventi duri hanno scandito il corteo pro Palestina che si è svolto nel pomeriggio a Thiene. Ma l’attenzione era soprattutto su Alaeddine Kaabouri, consigliere comunale di maggioranza a cui il sindaco ha recentemente revocato le deleghe. Sostenuto dai partecipanti, la sua figura è diventata centrale non solo per il suo ruolo istituzionale ma anche per la presa di posizione pubblica. Pur senza rilasciare interviste alla stampa, Kaabouri continua a rivendicare apertamente il proprio pensiero politico e attacca duramente il sindaco Michelusi, la giunta e critica la sinistra locale.
L’intervento di Kaabouri
Organizzata dal coordinamento ‘Altovicentino per la Palestina’, la manifestazione ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, “al massimo 120” spiega un agente di polizia, ed è sfilato dal parcheggio al Bosco verso il centro. Arrivando davanti al municipio, luogo simbolo dove Kaabouri ha parlato apertamente, in un intervento personale e politico insieme. “Sono stati giorni difficili e pesanti, che hanno segnato me e la mia famiglia. Non auguro a nessuno di vivere quello che abbiamo vissuto», ha esordito, ringraziando le persone, i gruppi, i collettivi e i centri sociali che in tutta Italia gli hanno espresso solidarietà.

L’attacco al sindaco e alla giunta. La critica alla sinistra
Nel suo intervento, il consigliere ha attaccato duramente il comportamento del sindaco e della giunta: “In questi giorni il sindaco non mi ha mai chiamato. Ha preferito consegnarmi ai giornali e all’opinione pubblica, aspettandosi che fossi io a richiamarlo. Questo modo di agire non rafforza la democrazia, la indebolisce” ha affermato Kaabouri, sottolineando poi come la manifestazione non fosse una polemica personale, ma una mobilitazione per la Palestina, “per i bambini uccisi e per un popolo sotto assedio che il mondo continua a tollerare”. Nel mirino del discorso il consigliere comunale di maggioranza anche la sinistra locale, descritta “divisa, prudente, a volte impaurita confusa, costantemente messa all’angolo da una destra che detta l’agenda e il linguaggio di quello che deve dire. Una sinistra che invece di assumersi responsabilità politica preferisci schierarsi: o con il sindaco o contro di lui, senza una visione chiara. Prima ero un esempio, il giorno dopo il post sono diventato scomodo”.

“Io le istituzioni le rispetto”
Kaabouri ha respinto le accuse di mancanza di rispetto verso le istituzioni, ribadendo che il suo è un attacco politico al governo e alla sua linea repressiva, non alla magistratura né alle forze dell’ordine. “Criticare una decisione politica non significa delegittimare chi indossa una divisa. Confondere volutamente queste due cose è grave e pericoloso”. Poi la domanda che ha chiuso uno dei passaggi più applauditi: “nel 2026 è vietato esprimere un pensiero politico? Se passa questo principio, è un silenzio imposto”. Il suo intervento, infine, si è chiuso con un messaggio chiaro: “la solidarietà non è una bandiera da esibire. La Palestina non è una moda né uno slogan. È uno specchio: ci dice chi siamo. Io scelgo di stare dalla parte della verità e della libertà di parola dei popoli oppressi”.
Il volantino e gli slogan del corteo
Durante il corteo è stato diffuso anche il volantino di ‘Altovicentino per la Palestina’: “da mesi la fase militare più visibile della guerra a Gaza si è conclusa, ma sotto gli occhi di tutti il genocidio continua attraverso altre forme. La distruzione sistematica di scuole, abitazioni e ospedali, che condanna la popolazione a sopravvivere nel gelo dell’inverno, tra inondazioni e malattie, dimostra che l’obiettivo di Israele resta quello di rendere Gaza un luogo impossibile in cui vivere per costringere la popolazione ad andarsene. Dal primo gennaio, inoltre, Israele ha revocato le licenze a 37 organizzazioni internazionali operanti a Gaza. Tra le realtà messe al bando figurano Caritas, Medici Senza Frontiere, ActionAid e Save the Children”. Nel documento si fa riferimento anche agli arresti di Mohammad Hannoun e di altri membri dell’Associazione Benefica di Solidarietà, “arresti preventivi nell’ambito delle indagini preliminari, senza la formulazione di capi d’imputazione definitivi, il tutto reso possibile dalla documentazione fornita da Israele”. Arresti che, secondo gli organizzatori, si inseriscono in un contesto di narrazione sempre più distorta sulla Palestina e di repressione del movimento solidale in Italia. Proprio in questo quadro viene citata la richiesta di Fratelli d’Italia di revocare le deleghe ad Alaeddine Kaabouri, accusato di aver espresso sostegno a Hannoun, e viene ribadita piena solidarietà al consigliere, oggi al centro di una campagna di odio online fatta di insulti razzisti e minacce di morte. Lungo il percorso del corteo si sono ripetuti slogan come “Hannoun libero”, “Gaza libera”, “Palestina libera”, fino al coro “Palestina libera dal fiume al mare”. E ancora: “siamo tutti antifascisti e antisionisti”, “ora e per sempre resistenza” e “i terroristi sono quelli che bombardano gli ospedali e uccidono i bambini”, insieme a richieste di indipendenza da Israele e dagli Stati Uniti, definiti potenze occupanti. I manifestanti rispondevano in coro ed applaudivano, anche quando negli interventi degli organizzatori c’è stato un attacco diretto ai media italiani, definiti “la scorta mediatica del genocidio”, con giornalisti accusati di avere “le mani sporche di sangue”. Il corteo si è concluso senza incidenti, davanti al municipio, con l’impegno dichiarato a continuare la mobilitazione “al fianco della Palestina”.

Sicurezza e restrizioni in città durante il corteo
Ampio il cordone di sicurezza allestito per garantire lo svolgimento del corteo senza incidenti, con la presenza di Polizia Locale, Carabinieri e Polizia di Stato. Al di là dei partecipanti alla manifestazione, in piazza si contavano pochissime persone, anche a causa dell’ordinanza sindacale che, dalle 14 alle 19, ha imposto ai locali di Corso Garibaldi e Piazza Ferrarin la rimozione di plateatici e arredi urbani.
Paola Viero