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La memoria che unisce: a La Casa di Schio il passato diventa forza per il presente

Alla La Casa di Schio la memoria diventa ponte tra passato, presente e futuro. Ogni martedì mattina, nella chiesa del Nucleo Girasole, prende vita il “Gruppo Memoria”, un progetto dedicato agli ospiti con deficit cognitivo lieve e moderato, pensato per stimolare le capacità residue e rafforzare il benessere emotivo e relazionale.

Dalle 10 alle 11.15, gli anziani si ritrovano in cerchio per un appuntamento che è molto più di un’attività: è uno spazio di ascolto, condivisione e valorizzazione personale. A guidare il percorso sono la logopedista Barbara Cogo e l’educatrice Michela Billo, referenti del progetto, che accompagnano il gruppo in un viaggio strutturato ma flessibile, calibrato sui tempi e sulle abilità di ciascuno.

Il lavoro si sviluppa in più fasi. Si parte dal passato, con l’orientamento spazio-temporale – giorno, mese, stagione – e con il racconto di ricordi legati a periodi dell’anno come il Carnevale o la Quaresima. Episodi di vita, emozioni e frammenti di memoria personale diventano patrimonio collettivo, accolti e condivisi dal gruppo. È un momento che rafforza identità e senso di appartenenza. Si passa poi al presente, con giochi e attività di stimolazione cognitiva: inventare una storiella, ricordare una lista della spesa, descrivere immagini osservate con attenzione, cimentarsi con il memory o con esercizi linguistici come trovare parole che iniziano con una determinata lettera. Non mancano il completamento di proverbi, la ricerca di sinonimi e contrari, piccoli cruciverba o il riconoscimento di personaggi famosi. Tutto è pensato per allenare attenzione, memoria, linguaggio e capacità di giudizio, ma anche per stimolare il dialogo e la socializzazione.

Un passaggio chiave è il recupero delle informazioni presentate all’inizio dell’incontro: la storiella, l’indirizzo, l’elenco di oggetti nascosti in un sacco. Un modo semplice ma efficace per esercitare la memoria a breve termine e rafforzare la fiducia nelle proprie capacità.

Dopo una pausa conviviale con caffè o bibita, il gruppo guarda al presente e al futuro. Gli ospiti vengono informati sulle attività in programma e invitati a esprimere un desiderio: una gita, un’iniziativa, un piccolo acquisto. Quando possibile, questi desideri vengono realizzati, alimentando motivazione e partecipazione attiva. La lettura di brevi articoli di giornale chiude l’incontro, aprendo uno spazio di confronto e opinione.

Gli obiettivi sono chiari: mantenere e recuperare le capacità cognitive, ridurre l’isolamento, favorire l’empatia e l’ascolto attivo, migliorare la comunicazione e promuovere uno stato di benessere psicologico. L’eterogeneità del gruppo diventa ricchezza, mentre la personalizzazione dell’intervento consente a ciascuno di sentirsi valorizzato.

Il progetto viene monitorato attraverso osservazioni, colloqui e la registrazione delle partecipazioni nel programma gestionale, con valutazioni condivise in équipe. Ma al di là dei numeri, il risultato più evidente è il clima che si respira: uno spazio protetto dove la memoria non è solo esercizio, ma identità, relazione e dignità.

“Sono stati  10 anni complicati  – racconta il presidente Beppe Sola che nel suo incarico ci mette cuore e anima oltre che competenza – . Ci siamo presi a cuore la progettazione della Casa dell’Alzheimer che sarà un piccolo aiuto per i tempi che verranno, complicati da un invecchiamento della popolazione di cui pochi si interessano, o si interessano solo a parole. Investimento che ha richiesto 1 anno di lavoro e che speriamo possa trovare concretezza in futuro. Non siamo mai stati bravi a promuovere ciò che facciamo, a declinare quanti ringraziamenti ci fanno i parenti dei nostri ospiti per l’attenzione che abbiamo nei confronti dei loro cari. Lo abbiamo sempre ritenuto un atto dovuto e di questo dobbiamo ringraziare tutto il nostro personale che per gran parte vive il lavoro come una missione più che un impegno contrattuale. Il progetto “gruppo memoria” già in atto da tempo a Valbella  – continua Sola – è  qualcosa che dà valore ai nostri anziani. L’aspettativa loro (per chi ha ancora qualche capacità cognitiva) è di poter dare un senso alla giornata, spesso ripetitiva, mantenendo viva la memoria del passato e nel contempo vivere intensamente la relazione quotidiana con i compagni di stanza, di nucleo, di plesso. E’ un qualcosa che replichiamo, e penso che già lo facciamo, anche al Baratto perchè il diritto a dare un senso alla giornata spetta a tutti. Un grazie sincero alle nostre educatrici che svolgono un compito fondamentale che pare secondario rispetto all’assistenza sanitaria, ma che invece è di fondamentale importanza per chi entra in una fase della vita in cui le aspettative diminuiscono”,   conclude l’infaticabile presidente.

di Redazione AltovicentinOnline

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