Dopo una vita trascorsa tra quaderni, alfabeti, numeri, bambini e famiglie, maestra Antonietta Maria De Marchi è ufficialmente andata in pensione, lasciando alle sue spalle una carriera lunga e intensa e, soprattutto, trent’anni da colonna portante dell’istituto comprensivo ‘Ciscato’ di Malo.
Una maestra che in tutti questi anni ha visto crescere generazioni di bambini e che, per tantissime famiglie, è diventata un volto conosciuto e una presenza rassicurante. Migliaia di alunni sono passati dalle sue classi e molti di loro, oggi adulti, probabilmente ricordano ancora le sue lezioni, il suo carattere e quel modo particolare di stare accanto ai bambini. La sua carriera, però, era iniziata molto prima di arrivare a Malo. Da giovane insegnante, ancora precaria e supplente, era stata mandata ad insegnare a Rettorgole, Tonezza e Castelfranco. Poi, finalmente, arriva la cattedra.

Una maestra sempre un passo avanti
Mai abituata a fare il minimo indispensabile, ha sempre cercato di dare qualcosa in più, aggiornandosi e introducendo nella scuola metodi di insegnamento più moderni. Si è concentrata in particolare sull’alfabetizzazione e sul calcolo precoce, sullo sviluppo della motricità fine attraverso la costruzione di modelli e, negli ultimi anni, anche sull’insegnamento precoce della lingua inglese. Per molti anni ha inoltre coordinato la scuola, svolgendo di fatto il ruolo di direttrice e assumendosi responsabilità che andavano ben oltre quelle della semplice attività in classe.
Sempre dalla parte dei più fragili
Ma il suo vero punto di forza è sempre stato il rapporto con i bambini, soprattutto con quelli più in difficoltà. Maestra Antonietta, infatti, ha avuto una particolare attenzione per gli alunni provenienti da situazioni familiari complicate o che presentavano problemi e fragilità. Non si è mai accontentata di fermarsi alle apparenze e non ha mai considerato un bambino ‘perso’ in partenza. In un caso particolare arrivò anche a mettere in discussione un giudizio che sembrava definitivo: un bambino considerato dalla nascita incapace di comunicare attirò la sua attenzione e attraverso alcuni esperimenti e modalità di stimolazione ,che lei stessa aveva elaborato, riuscì a cogliere segnali che indicavano una capacità di comprendere e di comunicare a modo suo. Una scoperta che sorprese anche la famiglia e gli operatori della neuropsichiatria infantile, una storia che dice molto del suo modo di essere maestra: prima di arrendersi, cercava sempre un’altra strada.

Anche nei momenti più difficili
E di strada Antonietta ne ha percorsa davvero tanta. Non si è risparmiata nemmeno nei momenti più difficili della sua vita: dopo il primo parto, ancora con con i punti di sutura, aveva accettato una supplenza pochi giorni dopo la nascita del figlio. E anche davanti al dolore più grande ha continuato a esserci. Come il lutto che l’ha colpita il 28 agosto, rimanendo vedova e il 9 settembre, appena dodici giorni dopo, era nuovamente a scuola con i suoi bambini.
Ora per maestraAntonietta comincia una nuova fase della vita: niente più campanelle, registri, riunioni e quaderni da correggere. Ma resta tutto quello che ha lasciato dietro di sé. Restano le migliaia di bambini accompagnati nei primi passi della loro vita scolastica, i colleghi e le famiglie. E se per lei la campanella ha segnato il suo ultimo di scuola, per i suoi alunni, Antonietta resterà per sempre ‘la maestra’.
di Redazione AltovicentinOnline