Quando i ricordi si sfilacciano, non serve pretendere che la memoria vada in scena con le battute imparate. Al Centro Servizi Muzan di Malo si prova una strada diversa: lasciare che siano le emozioni a recitare, anche quando le parole si inceppano. Da ottobre a dicembre, una quindicina di ospiti con demenza parteciperà a dieci incontri teatrali guidati da tre professionisti: Nicola Caruso e Alessandra Cecchini dell’associazione Akamora e l’artista e formatrice Rossana Di Chiara. Un progetto che punta a restituire spazio alla persona, senza trasformare il palcoscenico in un esame di memoria. Perché, almeno qui, dimenticare le battute non è un errore da correggere.
«Abbiamo pensato a come strutturare questa iniziativa da tempo – sottolinea la presidente del Muzan, Elisa Gonzo – e l’abbiamo messa a punto nei dettagli nello scorso mese di settembre, che annualmente viene dedicato, a livello mondiale, alla malattia di Alzheimer. Sappiamo che le iniziative in questo campo, a livello internazionale e nazionale, ma anche localmente, sono molteplici e hanno tutte l’obiettivo comune di far sì che l’essenza della persona e le sue emozioni possano, pur se in diversi modi, essere mantenute vive. Non ne facciamo una metodica di cura, semplicemente cerchiamo di risvegliare sensazioni che non hanno sempre bisogno di parole per esistere».
Un percorso teatrale studiato e progettato appositamente e, come sottolineano i tre artisti conduttori , “intessuto di delicatezza”: «Il teatro per le persone con Alzheimer – spiegano – non chiede di ricordare battute né di costruire trame complesse, ma valorizza ciò che rimane del tutto intatto: non la memoria lineare ma quella emotiva, la capacità di sentire e il bisogno fondamentale di entrare in relazione. Attraverso il ritmo, il suono e l’arte del teatro, risvegliamo sensazioni profonde che non hanno sempre bisogno di parole per esistere. Nella lentezza e nel rispetto dei tempi di ciascuno, si crea una cassa di risonanza dove anche un semplice contatto visivo o una stretta di mano acquisiscono la dignità di un gesto poetico vivo. Quando la trama dei ricordi si sfilaccia e il tempo perde i suoi contorni, il teatro non chiede di ricordare, ma invita ad essere».
«Il “lavoro” – evidenzia il direttore del Muzan, Annalisa Bergozza -si concentrerà su stimoli tattili, musicali e visivi che rievocano sensazioni ed emozioni, aggirando l’ostacolo delle parole. Sarà un “laboratorio umano della sensibilità”, un ambiente protetto in cui non esiste la nozione di ‘errore’, ma solo l’espressione libera della propria identità e del proprio vissuto presente. Questo progetto rappresenta una delle tante attività/iniziative che il Centro di Servizi Muzan mette a disposizione dei propri residenti, al fine di stimolare l’attenzione di queste persone e di migliorare la qualità di vita all’interno delle nostre residenze. Il personale che lavora in questi nuclei, partecipa costantemente a corsi di formazione specifici che evidenziano quanto sia importante la presa in carico individuale e la personalizzazione del percorso di cura e assistenza».
L’iniziativa si concluderà a dicembre con una restituzione finale aperta al pubblico che coinvolgerà tutti gli ospiti del Muzan e gli attori e le attrici di Akamora, per un teatro davvero inclusivo.
di Redazione AltovicentinOnline