Prima di parlare di “libertà di fare”, forse sarebbe il caso di fare un giro a Montecchio Precalcino. È questo, in sostanza, il messaggio che il Comitato Tuteliamo la Salute indirizza alla presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello, mettendo sul tavolo anche la vicenda del progetto Silva-Ecoeridania. Il riferimento è al previsto insediamento di un deposito destinato, secondo quanto riportato dal Comitato, a 129 tipologie di rifiuti, 64 delle quali pericolose, oltre a un impianto di sterilizzazione termica di rifiuti sanitari, anche a rischio infettivo. Una vicenda che per il Comitato diventa il simbolo di una domanda più ampia: quanto può ancora “fare” un territorio prima che a pagare il conto siano ambiente e cittadini?
La posizione di Confindustria: “Non chiediamo scorciatoie”
La proposta di Confindustria Vicenza parte però da una prospettiva diversa. Nel corso dell’assemblea generale del 18 settembre, la presidente Barbara Beltrame Giacomello ha parlato della necessità di fare del vicentino un “laboratorio nazionale della libertà di fare”, attraverso una Zona Speciale di Semplificazione. La premessa di Confindustria è che libertà d’impresa non significhi assenza di regole. Il problema, secondo Beltrame, è avere regole comprensibili, proporzionate e applicabili, accompagnate da procedure con tempi certi. La proposta punta quindi ad accelerare i procedimenti amministrativi attraverso strumenti come la digitalizzazione, tempi massimi per le autorizzazioni, il silenzio-assenso dove possibile e poteri sostitutivi quando una pratica rimane bloccata. L’obiettivo dichiarato è rendere più semplice e prevedibile il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione, favorendo investimenti e occupazione. Una sperimentazione che, nelle intenzioni di Confindustria, dovrebbe anche essere misurabile: quanti giorni si risparmiano, quanti investimenti vengono sbloccati e quali ricadute occupazionali produce. Non, dunque, una richiesta di “fare senza regole”, ma di fare con procedure più veloci e certe. Ed è proprio qui che si apre lo scontro con il Comitato Tuteliamo la Salute.
“Libertà di fare” contro “libertà di essere”
Per il Comitato il problema non è soltanto la velocità della macchina amministrativa. Il timore è che, dietro la parola “semplificazione”, possa finire per passare anche una minore attenzione alla tutela del territorio. Gli autori del documento mettono in fila consumo di suolo, contaminazione delle falde, terre e rocce da scavo della Pedemontana Veneta e qualità dell’aria. E riportano l’attenzione proprio su Montecchio Precalcino e sulla vicenda Silva-Ecoeridania. Il ragionamento è diretto: se il vicentino deve diventare un laboratorio della libertà di fare, bisogna prima fare i conti con quello che sul territorio è già successo e con ciò che i cittadini percepiscono come ulteriori rischi. Il Comitato non nega il contributo dato dall’industria e dall’artigianato alla ricchezza del vicentino. Lo riconosce apertamente, ma sostiene che lo sviluppo economico non possa essere separato dalla qualità dell’ambiente nel quale quello sviluppo si realizza. Da qui la contrapposizione scelta nel documento: “Libertà di Fare” contro “Libertà di Essere”.
Essere, per il Comitato, significa poter nascere e continuare a vivere nel proprio territorio. Respirare aria pulita, bere acqua sicura. Avere un ambiente sano nel quale far crescere i propri figli e non essere costretti a considerare il trasferimento altrove come unica soluzione per tutelare la propria qualità della vita.
L’invito a Beltrame: “Venga a vedere”
La parte più pungente del documento arriva alla fine, quando il Comitato comunica di avere formalmente invitato Barbara Beltrame Giacomello a Montecchio Precalcino: non per un convegno o per una tavola rotonda, ma per una passeggiata sul territorio. L’invito è a vedere cave, discariche attive e dismesse, siti di stoccaggio e aree interessate da lavorazioni industriali. E poi, secondo la proposta del Comitato, passare dai luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini: campi da gioco, orti e alberi da frutto che gli stessi promotori descrivono come ricoperti da polveri nere. Una sorta di tour del territorio, contrapposto al “laboratorio nazionale della libertà di fare”. La provocazione è evidente: prima di progettare il futuro produttivo del vicentino, sostengono gli autori del documento, bisogna conoscere fino in fondo il territorio sul quale quel futuro dovrebbe essere costruito.
“Semplificare non significa abbassare la guardia”
Il Comitato chiede inoltre più controlli e verifiche: analisi delle acque, carotaggi e accertamenti sulle discariche. E richiama il principio di precauzione, sostenendo che proprio davanti a situazioni ambientali controverse la risposta non dovrebbe essere una riduzione delle cautele. Il punto di frizione con Confindustria, quindi, è chiaro. Da una parte la richiesta di velocizzare le procedure per rendere il territorio più competitivo, dall’altra la richiesta di non trasformare la velocità amministrativa in velocità decisionale quando sono in gioco ambiente e salute. Due prospettive diverse sullo stesso territorio e, a Montecchio Precalcino, dove il progetto Silva-Ecoeridania è già diventato terreno di confronto, la discussione sulla “libertà di fare” assume inevitabilmente un significato molto concreto, perché dietro le procedure, i tempi autorizzativi, gli investimenti e la competitività ci sono sempre persone che quel territorio lo abitano.
di Redazione AltovicentinOnline