Scintille tra i consiglieri regionali Francesco Rucco e Carlo Cunegato. Una diatriba che parte dal caso Kaabouri di Thiene, ma che spazia su più fronti. Dall’uso dei social da parte dei rappresentanti istituzionali, le posizioni sul conflitto israelo-palestinese e, più in generale, l’identità politica e valoriale del Veneto.
Le accuse di Francesco Rucco. Ha richiamato Carlo Cunegato a un uso più responsabile dei social, sostenendo che chi ricopre ruoli istituzionali non può comunicare come un attivista o ‘al bar sotto casa’. Accusa Cunegato di adottare toni da hater e di alimentare polemiche quotidiane incompatibili con il ruolo di consigliere regionale. Sul caso Kaabouri afferma che non ci siano attenuanti: difendere, anche solo parzialmente, una persona accusata di finanziamento al terrorismo è inaccettabile. Respinge inoltre ogni accusa di complicità del Governo italiano nella tragedia palestinese, rivendicando l’impegno umanitario dell’Italia e denunciando l’uso politico del conflitto per attaccare l’esecutivo. Conclude invitando Cunegato a riconoscere gli eccessi, abbassare i toni e ricordare di rappresentare tutti i veneti.
La replica di Cunegato. Respinge le critiche di Francesco Rucco, definendole una lezione moralistica volta a zittire le sue posizioni politiche. Rivendica l’uso dei social come strumenti centrali del dibattito democratico e difende il diritto a esprimere idee radicalmente alternative, senza farsi silenziare dal ruolo istituzionale e sul caso Kaabouri richiama il principio di garantismo, contestando un’applicazione selettiva da parte della destra. Rivendica inoltre le proprie posizioni sulla Palestina, accusando il governo Meloni di inerzia e complicità politica e riaffermando il sostegno al movimento che denuncia il genocidio a Gaza. Infine respinge l’invito ad abbassare i toni, sostenendo che il conflitto politico sia legittimo, rivendica il lavoro svolto in consiglio regionale e interpreta le critiche ricevute come la conferma di aver iniziato il mandato nel modo giusto.
“Caro Francesco Rucco,
ieri mi hai attaccato e ti ringrazio. Ieri, anche se sei appena arrivato in consiglio regionale come me, mi hai dispensato questa lezioncina moralistica, da bravo maestrino. “Quando si diventa consiglieri regionali, o meglio quando si ricopre qualsiasi ruolo pubblico, bisogna imparare una cosa semplice: Facebook e i social non sono come il bar sotto casa”. Avevo bisogno di un maestro che mi desse una lezione di stile. Tuttavia, è evidente che il tuo tentativo di apparire un esperto di garbo, un campione di bon ton istituzionale collide con la tua appartenenza politica. Il tuo capogruppo alla camera Galeazzo Bignami ha appena esaltato Almirante, uno che scriveva nella rivista razzista e antisemita “La difesa della razza” e che ha combattuto a fianco dei nazisti a Salò. La tua sodale politica in provincia, Elena Donazzan, ha ricordato 14 nazisti ad Asiago il 25 aprile e definito come “demonio” una persona transessuale. Il tuo equilibrismo, il tuo tentativo di apparire un estremista di centro, come categoria dell’anima, democristianamente distante da ogni presa di posizione, vicino ad ogni potere forte, evapora con questa tua appartenenza.
E’ evidente l’escamotage narrativo. Ti rifai a quest’etica piccolo borghese del decoro, perché vorresti disinnescare e anestetizzare le mie posizioni. Vorresti ridurmi al silenzio. I social sono gli strumenti comunicativi del nostro tempo. La democrazia è pluralismo, lotta tra idee e visioni del mondo diverse, che confliggono civilmente nell’agone pubblico. Lotta tra idee, appunto, se ce le hai. Le mie idee sono antitetiche alle tue, che sei vicino a Bignami vicino a Almirante, che sei vicino a Donazzan che ricorda i nazisti, e non smetterò di esprimerle. Mi avete messo la cravatta, non mi metterete il silenziatore.
Dopodiché, caro Rucco, sostieni che avrei sbagliato perché “Dire che Kaabouri ha sbagliato ‘ma…’ significa, di fatto, non dirlo davvero”. Gli indagati di cui parla sono appunto indagati, e voi siete garantisti a correnti alternate. E ancora: “ è assolutamente vergognoso provare ad attribuire a Giorgia Meloni, al ministro Crosetto, al ministro Tajani o al Governo italiano un ruolo complice in questa tragedia”. Anche su questo io rivendico con orgoglio le mie posizioni e non ho nessuna intenzione di ritrattarle. Sono sempre stato dalla parte di quel meraviglioso movimento che ha denunciato il genocidio in Palestina. Siamo scesi in piazza in 3 milioni. Questo movimento è stato criticato dalla Meloni, che ha anche stigmatizzato la Flotilla, quella meravigliosa operazione di solidarietà che ha bucato il muro del silenzio, rivelando la vergogna del genocidio e la vergogna dell’inerzia complice dei governi europei, compreso il nostro. Meloni non ha voluto riconoscere lo stato di Palestina, uno dei pochi governi al mondo, e alcuni membri del suo governo non hanno riconosciuto il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale per Netanyahu, considerato un criminale di guerra.
Concludi, sempre da bravo docente, invitandomi ad abbassare i toni. Grazie. Sto lavorando sodo. Non perché sia un eroe, ma perché ho il privilegio di fare con passione ciò che mi piace. In pochi giorni ho depositato tre interrogazioni, sottoscritto mozioni e disegni di legge. Scrivi che dovrei calmarmi perché “rappresento tutti i veneti”, ma la verità è che non accetti che la mia idea di Veneto sia antitetica alla tua. Sto continuando a incontrare persone, a studiare, per denunciare la vostra operazione di privatizzazione della sanità.
Caro Rucco, ieri è stato un gran bel giorno, sono stato attaccato da te e criticato dalla Presidente della Commissione sanità Lanzarin. Mi pare che questa sia la prova schiacciante che ho cominciato questo lavoro con il piede giusto. Grazie”
di Redazione AltovicentinOnline
Caso Kaabouri. Rucco richiama Cunegato: “toni e responsabilità istituzionale non sono opzionali”