Mentre in Italia il numero delle morti sul lavoro continua a diminuire, seppure a ritmo più lento rispetto ai mesi precedenti, il Veneto va in controtendenza. Nei primi quattro mesi del 2026 la regione registra 36 vittime, 9 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento del 33,3%. Un dato che mantiene il Veneto in zona rossa per rischio di mortalità.
A livello nazionale, infatti, il primo quadrimestre si chiude con 278 morti sul lavoro, il 4,5% in meno rispetto al 2025. Le vittime sono state 196 in occasione di lavoro e 82 in itinere. Un calo che, tuttavia, non basta a parlare di inversione strutturale del fenomeno. “Anche nel primo quadrimestre dell’anno si conferma una riduzione del numero di morti sul lavoro, ma con una tendenza molto inferiore rispetto alla rilevazione del mese precedente- osserva l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre-Numeri che non possono essere letti come una fatalità, ma come il segnale di un’emergenza che richiede interventi costanti e mirati”.

Veneto in zona rossa, tra le regioni più a rischio
La fotografia elaborata dall’Osservatorio Vega mostra un Paese ancora diviso. A fine aprile sono cinque le regioni collocate in zona rossa per incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale: Sicilia, Liguria, Veneto, Puglia e Campania. L’indice medio italiano è pari a 8,1 morti ogni milione di occupati. In Veneto il valore sale a 11,8, confermando un rischio significativamente più elevato rispetto alla media nazionale. A livello nazionale, invece, la Lombardia continua a registrare il maggior numero di vittime in occasione di lavoro con 30 decessi, seguita proprio dal Veneto con 26. Poi Sicilia (22), Campania (19), Piemonte (16) e Toscana (15).
Padova, Verona e Vicenza guidano la classifica dei decessi
Sul fronte dei numeri assoluti, Padova, Verona e Vicenza condividono il primato negativo con sette vittime ciascuna. Seguono Treviso con cinque decessi, Belluno e Venezia con quattro, Rovigo con due. Dei 36 lavoratori morti in Veneto, 26 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa e 10 negli spostamenti casa-lavoro.
Oltre un terzo delle vittime in Veneto è straniero
Uno degli aspetti più critici riguarda ancora la condizione dei lavoratori stranieri. In Veneto le denunce di infortunio che coinvolgono lavoratori non italiani sono 6.073 e rappresentano circa un quarto del totale regionale. Ancora più significativo il dato relativo alle vittime: 14 dei 36 lavoratori deceduti erano stranieri, oltre un terzo del totale. Una tendenza che si inserisce in un fenomeno nazionale ben definito. In Italia sono 77 i lavoratori stranieri morti nei primi quattro mesi dell’anno. L’incidenza di mortalità raggiunge 20,5 decessi per milione di occupati, oltre tre volte superiore a quella registrata tra i lavoratori italiani, ferma a 6,6. “Non va dimenticata la drammatica situazione dei lavoratori stranieri-sottolinea Rossato- che continuano a registrare un rischio di morte più che triplo rispetto ai colleghi italiani”.

Anche gli infortuni crescono
L’altra faccia dell’emergenza riguarda gli infortuni denunciati. In Veneto le denunce complessive sono passate da 23.350 a 24.220, con un aumento del 3,7%. Verona guida la graduatoria regionale con 4.767 segnalazioni, seguita da Padova (4.738), Vicenza (4.598) e Treviso (4.400). Anche il dato nazionale è in crescita. Le denunce di infortunio hanno raggiunto quota 204.573, in aumento del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Manifatturiero, costruzioni e trasporti sotto pressione
Le attività manifatturiere restano il settore più colpito in Veneto, con oltre quattromila denunce di infortunio nei primi quattro mesi dell’anno. Seguono costruzioni, commercio, trasporto e magazzinaggio e sanità. A livello nazionale, invece, i comparti con il maggior numero di vittime e infortuni continuano a essere costruzioni, trasporti e magazzinaggio e attività manifatturiere, confermando la concentrazione del rischio nei settori caratterizzati da elevata esposizione operativa.
Gli over 65 e il “venerdì nero” degli incidenti
L’analisi nazionale dell’Osservatorio evidenzia inoltre come gli ultrasessantacinquenni siano la categoria con il più alto indice di mortalità sul lavoro: 27,7 decessi per milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni e quelli tra i 15 e i 24 anni. In termini assoluti, però, il maggior numero di vittime si concentra nella fascia compresa tra i 55 e i 64 anni. Curioso ma significativo anche il dato relativo ai giorni della settimana: il venerdì si conferma il giorno più pericoloso, concentrando il 20,9% degli infortuni mortali registrati in Italia, seguito dal giovedì e dal lunedì.
di Redazione AltovicentinOnline