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Schio. Tutti invitati, quasi nessuno presente: la serata con i disabili che i sindaci dell’Alto Vicentino si sono persi

 Forse sarebbe bastato esserci. Non per tagliare un nastro, non per sedersi a un tavolo istituzionale, non per discutere di incarichi o di poltrone. Sarebbe bastato presentarsi in una discoteca, stringere qualche mano e guardare una pista da ballo riempirsi di persone che, troppo spesso, vengono ricordate soltanto quando si parla di servizi, bilanci e finanziamenti.

Mercoledì sera all’Holliwood di Schio è andata in scena una festa speciale per gli ospiti delle comunità e dei centri diurni per persone con disabilità dell’Alto Vicentino. Una serata organizzata nei dettagli dalla rete della Disabilità dell’Ulss 7 Pedemontana per restituire a quei ragazzi qualcosa che dovrebbe essere normale: uscire, ascoltare musica, ballare, stare insieme e divertirsi.

Per alcuni era addirittura la prima volta in discoteca. E proprio quella sera, però, molti dei sindaci del comprensorio che erano stati invitati non c’erano. Una circostanza che fa riflettere. Perché sono gli stessi Comuni che contribuiscono a sostenere i servizi dedicati alla disabilità e i centri frequentati quotidianamente da questi ragazzi. Sono amministratori che, quando si parla di organizzazione dei servizi, rapporti istituzionali e risorse, siedono ai tavoli con i vertici dell’Ulss. Ma mercoledì sera, quando quei servizi prendevano forma concreta davanti ai loro occhi, le sedie occupate erano quelle dei ragazzi, degli educatori e degli operatori.

Peccato. Perché si sono persi qualcosa che nessun verbale di una riunione avrebbe potuto raccontare. Un sindaco c’era per fortuna, Mosè Squaron. Il primo cittadino di Monte di Malo era accompagnato dall’assessore Matteo Lanaro. Due rappresentanti di un piccolo comune mentre erano assenti quelli dei comuni più grandi, quelli dell’esecutivo della conferenza dei sindaci, quelli che quando sono sotto i riflettori della stampa si stracciano le vesti oltraggiando la parola “disabilità”.

Una pista da ballo senza barriere

Le immagini più significative della serata erano al centro della pista. C’erano ragazzi in carrozzina che, accompagnati dai loro educatori, si muovevano al ritmo della musica. Non era soltanto un gesto fisico: era il modo per permettere loro di partecipare, di essere protagonisti della festa e non semplicemente spettatori. C’erano ragazzi autistici per i quali il rumore e la confusione di una discoteca possono rappresentare una difficoltà. Eppure, grazie alla preparazione e alla mediazione degli operatori dei Ceod, anche loro hanno trovato il proprio modo di stare dentro quella serata, di avvicinarsi alla musica, di ballare. Poi c’erano i vestiti scelti con cura, i sorrisi, l’emozione di chi aspettava quella sera da tempo.

Una festa come tante. E proprio per questo straordinaria. Perché la vera inclusione non consiste soltanto nel garantire un servizio o nel compilare un progetto assistenziale. Significa anche creare le condizioni perché una persona possa vivere esperienze che gli altri considerano scontate. Andare in discoteca, per esempio.

Il lavoro di chi c’era

Se i sindaci hanno mancato l’appuntamento, c’era invece chi ogni giorno lavora perché queste esperienze siano possibili. Educatori, operatori sanitari, personale dei centri diurni e delle comunità hanno accompagnato i ragazzi, li hanno sostenuti, hanno gestito le difficoltà e hanno abbattuto, per una sera, barriere fisiche, sensoriali e sociali. Sono persone che svolgono un lavoro delicato, spesso complesso, certamente non riducibile alle ore trascorse dentro un centro. Un lavoro che richiede professionalità, pazienza e una grande capacità di adattamento. A loro, più che a chiunque altro, sarebbe stato bello vedere arrivare i rappresentanti delle istituzioni. Non per una passerella. Per riconoscimento. Per dire semplicemente: noi ci siamo.

La politica delle poltrone e la realtà delle persone

Da prima del Covid non venivano organizzate feste di questo tipo. Sono serviti tempo, organizzazione e l’impegno dell’area Disabilità dell’Ulss 7 Pedemontana per rimettere in moto una macchina tutt’altro che semplice. Eppure, quando finalmente la macchina è partita, mancavano proprio alcuni di coloro che dovrebbero avere più interesse a vedere come vivono i cittadini ai quali i servizi sono destinati. È difficile non notare il contrasto. Da una parte ci sono le riunioni, i confronti tra enti, le discussioni sulle competenze e sui finanziamenti, le battaglie per gli incarichi. Dall’altra c’è una pista da ballo dove ragazzi con disabilità aspettano soltanto di poter vivere qualche ora come tutti gli altri. Forse è proprio lì che un amministratore dovrebbe andare ogni tanto. Non necessariamente per parlare. Per guardare. Per ascoltare. Per capire. Perché dietro la parola “disabilità”, che troppo spesso finisce dentro documenti, delibere e bilanci, ci sono persone. Persone che ridono, si emozionano, si preparano per una serata, scelgono come vestirsi e aspettano che parta la musica. Mercoledì sera la musica è partita. E loro hanno ballato.

Peccato che chi li rappresenta non abbia trovato il tempo di esserci.

Gli occhi lucidi del sindaco Mosè Squarzon

Le parole del sindaco Squarzon a fine serata: “Ci sono serate che ti rimangono dentro, perché non offrono soltanto un momento di svago, ma mostrano la bellezza più autentica delle nostre Comunità. Insieme all’Assessore Matteo Lanaro, ho avuto il piacere e l’onore di portare i saluti del Comune di Monte di Malo e dell’Unione Montana Pasubio Piccole Dolomiti a un’iniziativa davvero speciale, ospitata presso la Discoteca Hollywood di Schio.Organizzata con cura dall’Associazione Genitori di Ragazzi con Handicap Altovicentino in stretta collaborazione con i Centri Diurni dell’Azienda ULSS 7 Pedemontana, la serata è stata una festa all’insegna della musica, della spensieratezza e dell’inclusione pura. Addentrandoci tra la musica e le risate, è stato bello ritrovare volti conosciuti e incrociare lo sguardo di tantissimi ragazzi e ragazze. Di fronte a situazioni complesse e a sfide quotidiane legate a diverse disabilità, ciò che emerge con prepotenza in contesti come questo è una straordinaria voglia di vivere, una purezza nei legami e una sincerità nelle relazioni che arricchiscono chiunque. Un pensiero e un profondo ringraziamento vanno alle famiglie, che con amore incondizionato, pazienza e dedizione incrollabile rappresentano il pilastro fondamentale su cui si regge il percorso di ogni ragazzo.Agli operatori e ai volontari, che con professionalità, sensibilità e passione si prodigano ogni giorno per offrire opportunità concrete di socialità, autonomia e dignità. All’Azienda ULSS 7 Pedemontana e ai referenti del servizio per la costante presenza sul territorio e l’attenzione dimostrata. Vedere la gioia negli occhi di questi ragazzi mentre ballano e condividono momenti felici ci ricorda il senso profondo del nostro impegno: costruire una comunità davvero aperta, dove nessuno viene lasciato solo e dove la diversità diventa occasione di incontro e di arricchimento reciproco. Dobbiamo certamente fare ancora molto, ma momenti come questi possono contribuire a ridurre ogni distanza dagli obiettivi che ci dobbiamo porre.Grazie di cuore a chi rende possibili queste preziose iniziative.”

N.B.

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