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Scontro in Regione, Kaabouri : “moralismo selettivo da Rucco”

Sul botta e risposta tra i consiglieri regionali Carlo Cunegato e Francesco Rucco interviene il consigliere comunale di Thiene, Alaeddine Kaabouri, finito al centro della diatriba politica tra i due esponenti del Consiglio regionale del Veneto.

RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO. “Colpisce sempre il moralismo selettivo. Quello che si indigna a comando, che invoca il “decoro” solo quando serve a colpire l’avversario politico e che diventa improvvisamente cieco quando i problemi sono in casa propria.

Francesco Rucco si erge a giudice etico, dispensando lezioni su toni, responsabilità e limiti del dibattito pubblico. Peccato che questo rigore non venga mai applicato con la stessa severità al suo campo politico. Se davvero il tema fosse la gravità delle accuse e il rispetto delle istituzioni, allora perché non una parola su Daniela Santanchè e sulle vicende giudiziarie che la riguardano? Perché non chiarire chi è Enrico Tiero, indagato per corruzione? O affrontare serenamente l’indagine che coinvolge il neo consigliere Fabio Benetti?

Qui non si tratta di “chiacchiere da bar”, ma di fatti politici e giudiziari che riguardano Fratelli d’Italia e che meritano almeno la stessa attenzione morale riservata agli avversari. Il problema è evidente: il moralismo diventa uno strumento di distrazione di massa, utile a non parlare del caos interno e delle contraddizioni profonde di un partito che predica ordine e legalità ma convive stabilmente con scandali, inchieste e imbarazzi continui.

Sulla Palestina, poi, il tentativo di chiudere ogni discussione con l’accusa di “strumentalizzazione” è intellettualmente disonesto. Le responsabilità politiche di un governo non si misurano solo con gli aiuti umanitari rivendicati a parole, ma con le scelte diplomatiche e politiche concrete. Negare il riconoscimento dello Stato di Palestina, mettere in discussione il mandato della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu, stigmatizzare i movimenti di solidarietà invece di ascoltarli: tutto questo configura una complicità politica. Complicità nelle scelte, nelle omissioni, nel silenzio. E chiamare le cose con il loro nome non è estremismo, è responsabilità morale.

Il punto, in fondo, è semplice: non si può pretendere di “abbassare i toni” quando manca la volontà di alzare il livello del confronto. Non si può chiedere silenzio a chi denuncia, mentre si tollera o si minimizza ciò che avviene nel proprio campo. E non si può invocare l’unità istituzionale quando ciò che davvero disturba è l’esistenza di un’idea di Veneto, di Italia e di mondo radicalmente alternativa alla propria. Le lezioni di stile lasciamole a chi ha una coerenza da rivendicare. Il resto è solo retorica!! Alaeddine Kaabouri”

“Non mi metterete il silenziatore”: Cunegato risponde a Rucco

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